Sei in: Home»Rubriche»Primo Piano

Le Iene in soccorso della famiglia Quarta di Merine

[09/03/2018] PRIMO PIANO

Le Iene in soccorso della famiglia Quarta di Merine

Il truffatore Stefano Ramunni ha finto di voler fare una donazione in denaro per aiutare il figlio Marco, affetto dalla distrofia muscolare di Duchenne, estorcendo però dati sensibili e intestando a suo nome una carta di credito 

 

Si spacciava per medico, dietologo, consulente legale, badante, finanche sacerdote. I nomi ed i cognomi erano finti o rubati da altre identità, Spartaco, Claudio, Carlo, Ireneo. Per anni ha assunto centinaia di identità diverse, grazie ad alcuni complici molto esperti nel falsificare documenti, laurea, e certificati in carta intesta di vari enti. Così facendo, sfruttava la disperazione delle persone e, presentandosi ogni volta con un'identità diversa, riusciva a ottenere, senza tanti problemi, cifre enormi dalle banche con vorticosi giri di assegni. La carriera criminale di Stefano Ramunni, però, si è fermata, almeno si spera, con l'arresto e la detenzione nel carcere di Treviso, dove è attualmente detenuto. 

A portare alla ribalta la storia rocambolesca di questo personaggio è stato Giulio Golia, inviato de "Le Iene", che aveva raccolto la testimonianza di alcune vittime raggirate negli ultimi tempi. L'uomo, pugliese, era infatti stato scarcerato nel 2016, ma a detta anche del suo ex legale e dei suoi ex complici, neanche dietro le sbarre aveva perso il vizio della truffa. Una volta tornato libero, Ramunni riuscì a raggirare ignare vittime (compresa la sorella, amici e persino il suo avvocato, ed il proprio genitore) tra cui don Vito Piccinonna, un sacerdote di cui aveva assunto l'identità per fingere di aiutare la famiglia Quarta di Merine, pensionati con il figlio Marco (a destra nella foto, insieme al padre Antonio) gravemente malato per la distrofia muscolare di Duchenne. 

Dopo aver saputo del caso in alcune trasmissioni tv, Ramunni, fingendosi un sacerdote intenzionato ad aiutare la famiglia con un piccolo contributo economico, si era fatto consegnare tutti gli estremi dei documenti d'identità di Marco e stipulato un contratto per una carta di credito con American Express. Ce n'è voluto per risalire all'identità di Ramunni, che si faceva chiamare ogni volta in modo diverso. Giulio Golia alla fine ha scoperto che il truffatore era figlio di una donna, Irene, proveniente da una famiglia nobile, che era rimasta incinta di un monsignore e che era stata diseredata per il disonore. Dopo un anno, Ramunni assunse il cognome della madre, mentre la donna lo cresceva nonostante i terribili problemi di alcolismo. Alla fine è stato arrestato mentre si spacciava per un funzionario del Vaticano, con tanto di falso documento diplomatico. 

 

Stefano Gallotta (Codici Lecce): "Una truffa in piena regola. Ora chi può aiutarli lo faccia" 

 

L'avvocato Stefano Gallotta dell'associazione Codici Lecce si occupa di tutela dei consumatori e assiste legalmente la famiglia Quarta nelle varie traversie e vicende che ne hanno segnato la vita in questi anni. "Antonio e Adele avevano fatto degli annunci attraverso i media per cercare di avere un po' di sostegno economico -ha dichiarato l'avvocato Gallotta-, non riuscendo con la sola pensione di accompagnamento ed invalidità a pagare le spese altissime che servono per l'assistenza domiciliare di Marco. Le bollette ammontano a centinaia di euro ogni mese, arrivando anche a mille euro, perché hanno i macchinari collegati H24 e quindi sono diventate insostenibili. A seguito di questi appelli sono stati contattati da una persona spacciatasi per un sacerdote, don vito Piccinonna, che diceva di essere disponibile a fare una donazione in denaro. Hanno provato a contattarlo -racconta Gallotta- e non riuscendoci perché quel numero che aveva dato risultava irraggiungibile, il padre di Marco ha inviato un telegramma dando il proprio numero di cellulare. Sono stati contattati da questo signore che gli ha detto che c'era una somma importante che avevano deciso di erogargli come Caritas e che quindi servivano alcuni dati. Il papà di Marco ha inviato allora il certificato di famiglia, carta d'identità e tutti i loro dati. Ma quest'erogazione, che doveva ammontare a più di mille euro non è mai arrivata. Antonio Quarta ha provato allora a contattarlo più volte inutilmente. Finché a novembre è venuto fuori grazie ad un telegramma inviato dall'American Express che con quei dati personali era stata creata una carta di credito falsa a nome di Marco e che Marco risultava quindi iscritto in tutte le banche dati come cattivo pagatore".   

Si è trattato dunque di un doppio furto di identità perché questo truffatore prima ha rubato i dati del vero don Vito Piccinonna, che è il direttore della Caritas di Bari e Bitonto, attivando poi una carta telefonica per non generare sospetti ed attuando quindi diverse truffe tra cui quella di Marco che ha generato ulteriori debiti. L'avvocato Gallotta coglie questa nostra occasione per fare "un appello a tutti agli enti e le istituzioni, ai quali abbiamo anche scritto, per avere aiuto in una situazione di eccezionale gravità perché la famiglia di Marco non ce la fa a sostenere tutte le spese. Abbiamo dovuto contattare American Express per sbrogliare la matassa e bloccare la carta di credito in questione, sporgere denuncia agli organi giudiziari e coinvolgere Le Iene per portare all'attenzione nazionale questa situazione che speriamo si normalizzi presto per un ragazzo ed una famiglia molto provata. Da Le Iene abbiamo appreso della reclusione di questo individuo senza scrupoli e dai danni arrecati a tante altre persone". 

 

Clara Scarciglia  



«Indietro
Pietrangelo Buttafuoco L'intervista della settimana
Pietrangelo Buttafuoco

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising