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La Perla delle meraviglie

[17/11/2017] IN COPERTINA

La Perla delle meraviglie

Dall’area archeologica del fondo “Capanne” di Castro è emerso un altare in stile greco (unico in tutta la Puglia), su cui si svolgevano i riti sacrificali e votivi dedicati alla dea Atena. E secondo il professor D’Andria e l’archeologo Galati, rispettivamente responsabile scientifico e coordinatore degli scavi, non manca molto per riportare alla luce il tempio descritto da Virgilio, che quasi sicuramente si trova sotto il manto stradale e la campagna adiacente 

 

Ancora una volta storia e leggenda a Castro si incontrano. Una storia che riemerge col passare degli anni e che potrebbe cambiare il passato di un intero territorio. Una leggenda che pian piano sta diventando realtà. Dopo il rinvenimento del busto della statua della dea Atena, avvenuto nel luglio 2015, l’area archeologica di Castro ha regalato al mondo una nuova sensazionale scoperta: il team di archeologi coordinati dall’archeologo Amedeo Galati e alle direttive del responsabile scientifico Francesco D’Andria hanno portato alla luce l’altare della dea Atena. 

Si tratta di una struttura circolare di circa 7 metri di lunghezza e 2,5 metri di larghezza, all’interno della quale, attraverso particolari cerimonie rituali, si venerava la divinità. Si tratta del primo altare monumentale di stile greco trovato in Puglia e rappresenta l’ennesima conferma, insieme ai numerosissimi reperti rinvenuti, che la rocca con il tempio dedicato alla dea greca descritta da Virgilio nell’Eneide sia effettivamente Castro. 

La scoperta riveste una importanza altissima, ma ha ancora tanto da dire perché non emerge totalmente. Sono infatti stati scavati solo circa 3 metri, mentre per il resto della struttura bisognerà intervenire anche sotto il manto stradale e un terreno privato, di circa 300 metri quadrati, frontale al luogo degli scavi, l’area chiamata fondo “Capanne”. È questa la direzione nella quale dovranno proseguire i lavori, perché il professore D’Andria è convinto che lì si trovi il tempio vero e proprio, che rappresenterebbe la scoperta più importante. 

Per proseguire coi lavori, partiti nelle scorse settimane dopo l’autorizzazione del Ministero dei Beni e delle Attività culturali, saranno però necessarie nuove risorse economiche, che potrebbero giungere attraverso i bandi Poin della Regione Puglia rivolti proprio alle attività archeologiche, mentre gli attuali scavi sono stati finanziati dal Comune di Castro e da Francesco Lazzari, figlio di Antonio Lazzari, il geologo al quale è intitolato il MAR (Museo Archeologico) di piazza Perotti. E proprio il museo, che già custodisce il busto della dea Atena e altri reperti, potrà ulteriormente accrescere il suo ruolo nel panorama culturale salentino. 

La località costiera salentina, quindi, in un futuro non troppo lontano potrà rivelarsi come la Castrum Minervae della leggenda, il luogo in cui Enea, il progenitore di Roma, approdò in fuga dalla guerra di Troia. Non una città, ma un grande santuario dedicato alla dea Atena, mentre per un intero territorio si potrebbe riscrivere la storia: il Salento, infatti, si confermerebbe come il punto di incontro tra le culture di tutto il Mediterraneo.

 

D’Andria: “Castro rivela sempre più il suo ruolo strategico nel Mediterraneo”

 

Le nuove scoperte che Castro sta pian piano rivelando in questi anni hanno una figura di riferimento: Francesco D’Andria, ordinario di archeologia presso l’Università del Salento e responsabile scientifico della campagna di scavi archeologici avviata nel 2000. Il ritrovamento dell’altare, dopo quello del busto della dea Atena avvenuto nel 2015, ha ulteriormente convinto l’esperto archeologo che il leggendario tempio della dea descritto da Virgilio nell’Eneide si trovi proprio a Castro, individuandone già l’area. Secondo il professore quanto emerso, e quanto potrà emergere, cambierà la storia del Salento. 

Professore D’Andria, in cosa consiste questa nuova scoperta? 

Possiamo distinguere due importanti novità: la prima riguarda il ritrovamento in sé, cioè un grande altare costruito in blocchi; la seconda è invece legata al fatto che questo altare è stato realizzato nella maniera antica, in stile greco, e non come quelli presenti nelle chiese cristiane di oggi. La struttura consiste in un grande recinto monumentale di circa 7 metri di lunghezza, aperto, collocato all’esterno e coronato da un fregio dorico. 

Esistono altri altari simili in Puglia e nel Salento?

Finora non erano mai state ritrovate in Puglia strutture simili a questa, anche perché qui si usava scavare delle buche nel terreno all’interno delle quali versare offerte e sacrifici. Sicuramente, altari come quello rinvenuto a Castro erano presenti a Taranto, città greca, ma non ne sono mai state trovate. Metaponto, quindi, rappresenta il luogo più vicino dove sono emerse strutture architettoniche simili.

Qual era la funzionalità di questo altare?

Al suo interno venivano depositati i sacrifici alla dea Atena, rappresentati soprattutto da animali che proprio lì venivano sgozzati. Nell’altare veniva anche acceso un fuoco attraverso il quale cuocere le carni, le quali venivano in parte consumate all’interno della struttura e in parte donate ai sacerdoti. 

Oltre all’altare, cosa hanno fatto riemergere gli scavi compiuti nelle ultime settimane? 

I ritrovamenti descrivono quelli che erano i rituali che si svolgevano sul posto. Abbiamo trovato delle coppe utilizzate per le libagioni, attraverso le quali i cittadini versavano latte e vino come offerta alla dea Atena. Sono stati inoltre rinvenute delle ossa appartenenti agli animali che venivano sacrificati sull’altare, mentre interessantissimi si riveleranno i carboncini usati per le carni degli stessi animali, i quali potranno fornirci informazioni importanti sul tipo di legna utilizzata e sullo stesso habitat di Castro. Da sempre, però, gli scavi rivelano testimonianze storiche importanti.

Quali, ad esempio? 

Particolare importanza riveste una scultura in avorio che riproduce una testa di ariete. L’avorio, infatti, era un materiale piuttosto desueto in quest’area e molto probabilmente questo oggetto è giunto a Castro dalla Macedonia, forse portato da re Pirro, il quale si sarebbe fermato sulla nostra costa proprio per venerare la dea Atena. 

Il prossimo passo, adesso, è il ritrovamento del tempio della dea Atena. Lei è convinto che si trovi in quell’area? 

Assolutamente sì. Il ritrovamento del busto della dea prima e adesso dell’altare sono segni inconfutabili che ci troviamo in presenza del tempio, il quale si trova presumibilmente sotto il manto stradale e un’area agricola di proprietà privata adiacente a questa. Finora gli scavi hanno interessato il fondo “Capanne” e sono stati resi possibile grazie all’acquisto del terreno da parte del Comune di Castro. Per proseguire con i lavori è necessario che si riprenda questa modalità: Comune e Sovrintendenza dovranno attivarsi per acquisire questo lotto di terreno privato, sul quale tra l’altro vige il vincolo archeologico e, conseguentemente, non ha la presenza di abitazioni o altre costruzioni. Solo così potremmo avviare nuovi lavori di scavo e riportare alla luce il tempio.

La scoperta dell’altare, così come i numerosi rinvenimenti di questi anni, cosa può significare per Castro? 

Rivela la posizione strategica della città, posta all’ingresso dell’Adriatico. È la conferma che Castro era il punto di riferimento di un distretto marittimo dove le culture si incontravano e hanno permesso lo sviluppo del grande santuario di Atena. D’altronde, Atena era la dea della navigazione e dei marinai, capaci di interpretare i segni dei venti e delle correnti. Inoltre, l’Atena venerata a Castro non era di tipo attico, legata cioè alla Grecia, ma iliaca (ossia troiana) ed è importante che Virgilio lo abbia messo in evidenza. 

Quanto rinvenuto finora e la futura scoperta del tempio potranno riscrivere la storia non solo di Castro, ma dell’intero Salento? 

Certamente sì. Questo territorio potrà essere messo a confronto con luoghi quali il Mare di Marmara, lo Stretto dei Dardanelli, le Colonne d’Ercole, lo Stretto di Gibilterra; luoghi dove diverse terre si incontrano, facendo entrare in contatto culture e religioni. Il Salento recupererà, così, la centralità che in questi anni era andata perduta e che pian piano stiamo recuperando grazie ai risultati degli scavi archeologici. Come detto prima, però, è necessario riuscire ad avviare una nuova campagna di scavi sotto il manto stradale e il lotto di proprietà privata; serve l’impegno di tutti i soggetti coinvolti, affinché possiamo essere in grado di restituire a Castro e al Salento questa realtà archeologica, che si rivelerebbe unica in tutto il Mediterraneo. 

 

Alessandro Chizzini 



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