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Il ritorno della monnezza

[01/06/2018] IN COPERTINA

Il ritorno della monnezza

Questa volta arriva direttamente dalla città di Roma la richiesta di conferire, a partire da settembre, tonnellate e tonnellate di rifiuti indifferenziati negli impianti di smaltimento a Cavallino, Ugento e Poggiardo. Una eventualità va a scontrarsi con il coro di “no” da parte di molti sindaci dei Comuni coinvolti, i quali minacciano battaglia in quanto -come nel caso di Poggiardo in questi giorni- già impegnati ad affrontare criticità come i miasmi provenienti dagli stessi biostabilizzatori 

 

Roma chiede aiuto al Salento: la capitale d’Italia ha difficoltà a gestire il ciclo di smaltimento dei rifiuti e così ha pensato bene di trovare un rimedio rivolgendosi alla Puglia, in particolare alla provincia di Lecce. La richiesta è giunta in Regione da parte dell’Ama Roma spa (Azienda Municipale Ambiente) ed è stata accolta ed elaborata da Gianfranco Grandaliano, commissario ad Acta dell’Ager (Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti). Nel corso della riunione in Commissione Ambiente del Consiglio regionale, il commissario ha indicato negli impianti di biostabilizzazione di Poggiardo, Ugento, Cavallino e Foggia i siti che potrebbero accogliere i rifiuti in eccedenza provenienti dalla capitale. 

Perché, però, proprio la Puglia? L’Ama ha scelto la nostra regione basandosi sui dati dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), secondo i quali la Puglia sarebbe l’unica in tutta Italia a trattare al 100% i rifiuti indifferenziati. L’Ama ha proposto un accordo temporaneo tra Regione Lazio e Regione Puglia, mentre Grandaliano ha assicurato che l’eventuale trasferimento dei rifiuti non avverrà a luglio e agosto, in quanto le strutture si trovano in località a vocazione turistica che proprio in quel periodo aumentano la quantità di rifiuti prodotti. Lo stesso commissario, inoltre, ha in qualche modo sposato la richiesta affermando che la Puglia possiede dieci impianti la cui capacità spesso risulterebbe maggiore rispetto alla quantità smaltita. 

È però davvero la nostra regione la soluzione ideale? Davvero l’Ama vuole affidarsi ad un territorio che incontra anch’esso serie difficoltà e disagi nel ciclo di smaltimento dei rifiuti? Le criticità di cui ha sofferto e soffre la Puglia in merito si sono palesate negli ultimi anni sotto numerosi aspetti, tra scioperi, sequestri, malfunzionamenti e proteste per le tasse elevate sui rifiuti solidi urbani. È degli scorsi giorni, ad esempio, l’aumento vertiginoso della Tari applicato dal Comune di Lecce e il ritorno dei miasmi provenienti dall’impianto di Poggiardo. 

Inoltre, la scelta di accogliere i rifiuti da Roma contrasterebbe proprio con la politica regionale: “La strategia rifiuti zero decantata da Emiliano nella campagna elettorale del 2015 non è stata mai attuata ed è tutto fermo dall’inizio della legislatura”; queste le parole del gruppo consiliare pugliese del Movimento 5 Stelle, la forza politica che, però, è proprio alla guida del Comune di Roma con la sindaca Virginia Raggi. E contro questa eventualità si sono espressi negativamente anche la gran parte dei primi cittadini salentini, in un insieme trasversale che racchiude tutte le forze politiche. 

 

I sindaci in coro: “No ai rifiuti di Roma”

 

Secondo i più maliziosi, questa base di accordo tra Regione Puglia e Regione Lazio avrebbe come sfondo la volontà dei due governatori, Michele Emiliano e Nicola Zingaretti, entrambi del Pd, di mettere in difficoltà Matteo Renzi. Non è però certo questo il pensiero dei sindaci della provincia di Lecce, che all’unisono si oppongono all’eventualità di smaltire nel Salento i rifiuti indifferenziati provenienti da Roma. 

Fermamente contrario il sindaco di Ugento, Massimo Lecci, che pare porre dubbi anche sulle modalità di coinvolgimento del proprio Comune: “Ci opporremo a questa possibilità, ma ci riserviamo di prendere visione degli atti, qualora arriveranno; siamo infatti venuti a conoscenza di questa ipotesi solo attraverso la stampa”. Il primo cittadino è supportato dalle associazioni operanti sul territorio, preoccupati per le effettive capacità della struttura di accogliere un surplus di materiale e per la salute dei cittadini; stessi timori del gruppo di opposizione, che ha chiesto di affrontare la questione nell’ultimo Consiglio comunale. 

Ugento è la sede di uno dei quattro siti individuati dalla Regione per conferire i rifiuti del Lazio, così come Cavallino, il cui primo cittadino Bruno Ciccarese pone sostanzialmente stessi dubbi e preoccupazioni: “Con quali criteri la Regione Puglia potrebbe adottare un provvedimento del genere? L’impianto di Cavallino ha ben 18 anni e può andare in tilt in qualsiasi momento; se dovesse accadere verrebbe compromesso l’intero ciclo di trattamento e smaltimento dei rifiuti della provincia, soprattutto in un periodo nel quale il flusso turistico raggiunge l’apice”. 

Dalla vicina Lizzanello arriva poi lo sfogo del collega Fulvio Pedone: “Il nostro territorio deve già fare i conti con i miasmi provenienti dall’impianto di Cavallino, che ricadono negativamente su salute e qualità della vita dei cittadini, attività commerciali, presenze turistiche. A parte questo, non sono d’accordo nel dover sacrificare il nostro territorio per alimentare il business delle aziende di smaltimento”. 

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il primo cittadino di San Donato, Ezio Conte: “Il nostro territorio è già compromesso a livello ambientale e risente dell’impatto odorigeno di Cavallino; non siamo disposti a rischiare di peggiorare ulteriormente la situazione”. Duro anche il primo cittadino di San Cesario, Fernando Coppola: “Il Salento non deve più essere la pattumiera d’Italia”. 

 

Alessandro Chizzini 



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