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I maestri della truffa

[03/11/2017] IN COPERTINA

I maestri della truffa

Il Salento è sempre più terra di raggiri, non solo con le “classiche” frodi dello specchietto o della gomma bucata, ma anche attraverso falsi operatori delle Forze dell’ordine o arrotini. E se gli anziani rimangono le vittime predilette dei truffatori porta a porta, sempre più spesso sono i liberi professionisti che cadono nella rete del phishing, perdendo dati e file sensibili e venendo ricattati per rientrarne in possesso 

 

Suonano al campanello. C'è chi chiede aiuti economici per bimbi malati, chi propone cambi vantaggiosissimi del fornitore di energia elettrica, chi entra in casa fingendosi arrotino, chi funzionario della previdenza sociale. E poi c'è il mondo infinito delle mail: messaggi finti da Poste Italiane o dalla propria banca, sconti eccezionali da Amazon o da altri portali di acquisti on line, messaggi compromettenti su WhatsApp.

È decisamente variegato il mondo delle truffe che, periodicamente, tornano a fare numerose vittime, anche qui da noi in Salento. Sono spesso gli anziani a cadere nella trappola, ma nella rete a maglie larghissime del web le vittime sono pure professionisti di ogni ramo e grado che, a causa di virus e malware (programmi informatici usato per rubare informazioni sensibili), perdono irrimediabilmente i propri dati, per il recupero dei quali viene chiesto loro il pagamento di un riscatto.

Le cronache sono piene di casi come questi e, ciclicamente, tornano a ripetersi. A marzo furono quattro anziani, tutti del leccese, ad essere raggirati. Chi facendo entrare in casa un falso impiegato della previdenza; chi firmando dei documenti a scopi umanitari e invece si ritrovò a pagare i contributi lavorativi di una ragazza marocchina mai vista; chi fece entrare in casa due moldave in cerca di aiuto perché povere e si ritrovò la casa svaligiata. 

Nelle scorse settimane è toccato a un signore di Martano, pensionato di 77 anni. L'uomo ha ricevuto una telefonata da parte di un soggetto presentatosi come carabiniere, il quale chiedeva il pagamento di una cifra vicina ai 7mila euro perché la figlia era stata trovata senza assicurazione ad un controllo. Il tempo che il complice si presentasse nell'abitazione del pensionato, fingendosi un avvocato, e dall'abitazione sono spariti diversi gioielli in oro. 

Per arginare il fenomeno lo scorso 3 maggio era stato firmato un protocollo d'intesa tra il Ministero dell'Interno e l'Associazione Bancaria Italiana, mentre nella Prefettura di Lecce si è insediato un Comitato provinciale di coordinamento per prevenire i reati di truffa, con a capo il prefetto Claudio Palomba. Per il comitato due gli obiettivi principali: il monitoraggio dei casi di truffa ai danni di anziani e la prevenzione al rischio di raggiri con un adeguato piano di consigli da seguire.

Va ricordato che il reato in questione è punibile ai sensi dell'art. 640 del Codice Penale con sanzioni che vanno dalla reclusione da 6 mesi a 3 anni e la multa da 51 a 1.032 euro; una pena che può essere incrementata da 1 a 5 anni di reclusione e tra 309 e 1.540 euro di multa se la vittima è stata ingannata generando in lei la paura di un pericolo imminente o la convinzione di dover eseguire un ordine delle autorità. 

 

Donne, occhio! È arrivato l’arrotino

 

Sono spesso gli anziani che vivono da soli le vittime preferite dei truffatori, i quali sfruttano l'eccesso di fiducia delle persone nei confronti di chi suona il campanello e si presenta nelle vesti e nelle maniere più improbabili: dall’agente delle Forze dell'ordine all'agente commerciale di fornitori di energia elettrica. C'è, poi, uno dei trucchi più utilizzati, più ricorrenti: quello dell'arrotino. Con la scusa di affilare le lame delle forbici o di altri utensili piuttosto che di riparare i fornelli delle cucine, si introducono nelle case dei malcapitati e fanno razzia di tutto quanto trovano oppure cercano cifre esorbitanti per riparazioni di poco conto. 

È quanto accaduto nei giorni scorsi ad una anziana di Calimera che vive con la badante. “Erano due individui, dall'accento però non tipico di queste zone -riferisce il figlio della vittima del raggiro-. Stavano circolando a bordo di un'auto grigia nella via dove abita mia madre. Io non ero in casa, con lei c'era una badante che la aiuta. Essendo mia madre una sarta e dal momento che aveva bisogno di far affilare le lame di un paio di forbici, li ha chiamati e li ha fatti entrare in casa, perché le hanno detto che avevano bisogno di utilizzare fuoco della cucina per poter procedere all'operazione”. 

Una volta entrati nell'abitazione, hanno iniziato a guardarsi intorno e, scorta su un mobile la foto del figlio, hanno iniziato a chiedere chi era e dove stava in quel momento. Appurato che l'anziana era in compagnia solo della sua badante il piano dei truffatori è entrato nel vivo. “Sono andati in cucina e hanno detto a mia madre che bisognava controllare la cucina. Allora hanno aperto il forno, hanno ruotato la manopola del gas (senza che mia madre se ne accorgesse) e con un accendino hanno fatto partire una fiammata. Mia madre, spaventata, si è convinta che la cucina fosse guasta”. I due malviventi hanno appena toccato gli ugelli dei fornelli e hanno presentato un conto salato da 250 euro. Su un fogliettino di carta con una firma irriconoscibile c'era scritto che avevano riparato 15 forbici, quando invece era stato un solo paio. Mia madre ha detto che non aveva tutti quei soldi in casa e che doveva aspettare il mio ritorno. Davanti alle insistenze di questi due soggetti anche la badante si è spaventata e ha pagato con i soldi che aveva messo da parte per pagare una bolletta della corrente elettrica. Una volta incassati il denaro, i due sono andati via e hanno fatto perdere le loro tracce. A me non è restato altro che denunciare il fatto alla locale stazione dei Carabinieri”.

 

Gli evergreen: dallo specchietto alla gomma bucata

 

Quelle passate in rassegna in queste pagine sono solo alcuni degli esempi più recenti di truffa. Ad essi vanno ad aggiungersi quelli più tradizionali, quelli che potremmo definire evergreen, in grado di colpire il bersaglio anche quando la tecnica è conosciuta. Parola d'ordine: cogliere di sorpresa.

C'è la truffa del telefonino, che consiste nel rubare tutto ciò che è possibile mentre la vittima inconsapevole del raggiro cerca sotto la propria auto un cellulare smarrito che, però, non è mai esistito. C'è, poi, la truffa del pongo, con cui il delinquente sorpassa la vittima, ne colpisce l'auto con una pallina di pongo che lascia sulla fiancata una striatura. La truffa della gomma bucata, invece, necessita dell'aiuto di un complice: uno dei due malviventi buca lo pneumatico della macchina prescelta e, poi, si presta ad aiutare gentilmente la vittima a sistemare il danno, mentre l'altro è intento a rubare tutto ciò che è stato lasciato all'interno della vettura.

Particolarmente in voga in Salento, è la truffa dello specchietto. I malintenzionati si fanno sorpassare da una vettura per poi colpirla, al momento dell'affiancamento, con un oggetto (pietra, biglia di ferro, batteria elettrica...). Successivamente, lampeggiano per convincere le vittime ad accostare per poi chiedere una somma a titolo di risarcimento per l'inesistente rottura dello specchietto retrovisore della propria autovettura, ovviamente già danneggiato in precedenza. In casi come questi conviene sempre contattare le Forze dell'ordine. 

 

Alessio Quarta



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