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Francesco Paolantoni: "Il teatro? Un atto di coraggio"

[29/06/2018] SPETTACOLI

Francesco Paolantoni: "Il teatro? Un atto di coraggio"

Lunedì 2 luglio alla Villa Tamborino di Maglie l’attore napoletano porterà in scena Che fine ha fatto il mio io?, spettacolo nel cartellone della 14esima edizione del festival “Chiari di Luna”

 

Un gradito ritorno per il festival teatrale “Chiari di Luna”. Lunedì 2 luglio alle 21, sul palco allestito all’interno di Villa Tamborino di Maglie, si esibirà Francesco Paolantoni, il popolare attore comico napoletano che ritrova il palcoscenico della rassegna dopo l’esperienza del 2009.

Una carriera lunga circa quarant’anni quella del 62enne artista campano, divisa con successo tra teatro, cinema e televisione. Formatosi presso la Scuola d’Arte Drammatica del Circolo Artistico di Napoli, nel 1986 Paolantoni porta in scena al celebre “Zelig” di Milano lo spettacolo Fame, saranno nessuno, scritto insieme a Stefano Sarcinelli, e in quello stesso anno si aggiudica il festival di Grottamare “Cabaret amore mio”. Lavora poi insieme ai suoi concittadini Vincenzo Salemme e Giobbe Covatta e quegli anni registrano anche il suo esordio televisivo: prima nella storica trasmissione “Indietro tutta” di Renzo Arbore e poi in alcuni prodotti di Odeon Tv insieme ad Enzo Iacchetti. 

Il pubblico italiano impara però a conoscerlo a metà degli anni ’90, grazie agli esilaranti personaggi che propone in “Mai dire Gol”, “Quelli che il calcio” e “L’ottavo nano”. La sua prima esperienza cinematografica risale invece al 1995 nel film L’amore molesto di Mario Martone, per poi collaborare con alcuni dei principali registi italiani tra cui Paolo Virzì e Cristina Comencini, che lo ha diretto in Liberate i pesci del 2000, con il quale Paolantoni ottiene la candidatura al Nastro d’argento come miglior attore non protagonista. 

Lunedì sera l’attore napoletano riproporrà lo spettacolo che lo vide esordire nel 2009, Che fine ha fatto il mio io?, interpretato insieme ad Arduino Speranza.

Paolantoni, come descriverebbe il suo spettacolo?

È una sorta di viaggio introspettivo alla ricerca del mio “io” che intraprendo attraverso una serie di cure psicologiche che mi vengono consigliate da un finto terapeuta che mi porto dietro e che io affronto insieme al pubblico. È uno spettacolo che prevede una continua interazione con il pubblico, che, quindi, sarà protagonista e non solo spettatore; e proprio questa partecipazione diretta consente allo spettacolo di conservare la possibilità di cambiare di sera in sera. Spesso, inoltre, accolgo il suggerimento del pubblico e lo faccio diventare parte dello spettacolo. È una divertente ricerca del proprio essere, un viaggio che consiglio di intraprendere a tutti gli spettatori.

Cosa l’ha convinta a tornare a “Chiari di Luna”?

Innanzitutto il coraggio e la passione del direttore artistico Massimo Giordano, oltre all’amicizia che mi lega a lui. Organizzare iniziative come “Chiari di Luna” rappresenta una scelta coraggiosa, soprattutto in questo periodo. Quando partecipai nel 2009 forse era tutto più facile, ma oggi sta diventando sempre più un’impresa ardua portare fino in fondo una rassegna come questa; viviamo un periodo nel quale nel nostro settore tutto è diventato più difficile e antieconomico. Riuscire quindi a proporre un evento come “Chiari di Luna” è già di per sé un valore aggiunto; è la dimostrazione che in questo campo non conta solo il mero aspetto economico, ma soprattutto l’amore e la passione, e Massimo è molto appassionato e per questo merita plausi e complimenti.

Cosa manca oggi al teatro? 

Il teatro ha perso un elemento imprescindibile, il pubblico. Oggi il pubblico non è più curioso di assistere a spettacoli nuovi, diversi, magari proposti da compagnie sconosciute. Ora si va solo alla ricerca del titolo importante o del famoso personaggio televisivo, con la conseguenza di proporre lavori semplici e a tutto discapito della qualità. Inoltre, le risorse a disposizione sono ridotte e si tende sempre più a risparmiare; ecco quindi che non si realizzano più spettacoli con tanti attori e che si avvia un circolo vizioso attraverso il quale si offre al pubblico solo ciò a cui è ormai abituato. Il risultato è una qualità modesta e mediocre. 

Cosa proporrebbe per rilanciare il teatro?

Al momento non vedo soluzioni di sorta. Le rassegne estive sono oggi il 10% di quelle di un tempo. Esistono delle belle serate di cabaret, ma il teatro d’estate, soprattutto quello di prosa, non gira più. Spero ovviamente che questo mondo possa ritornare ai fasti di una volta, ma a mio parere ci vorrà ancora molto tempo. 

Quali sono i suoi programmi dopo “Chiari di Luna”?

Porterò il mio spettacolo in giro per l’Italia e in autunno tornerò a lavorare in televisione con Amadeus nel programma “Stasera tutto è possibile”. Per ora va bene così, con il mio mestiere non si possono più fare programmi a lunga scadenza. 

 

Alessandro Chizzini 



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