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Fine quarantena mai

[18/12/2020] PRIMO PIANO

Fine quarantena mai

Un imprenditore di Poggiardo, nostro lettore, ci ha raccontato le disavventure della sua famiglia, evidenziando inefficienze di un sistema sanitario che, a fronte dell’impegno degli operatori, si rivela ancora disorganizzato nella gestione dell’emergenza Covid 

 

Il contrasto al Covid passa anche attraverso il sostegno da parte del sistema sanitario nei confronti di chi, positivo o precauzionalmente, è costretto all’isolamento domiciliare. Non sono poche, però, le segnalazioni che ci sono giunte da parte di persone che lamentano una generale inefficienza del sistema. E in questo quadro si inserisce la testimonianza di un imprenditore di Poggiardo: “Tutto ha inizio lo scorso 12 novembre, quando una nostra amica ci comunica di essere risultata positiva al Covid-19 dopo un tampone rapido (c.d. test antigenico). Avendo avuto contatti con mia moglie, la ci siamo recati presso una struttura privata di Martano per effettuare lo stesso test: mia moglie è risultata positiva, a differenza mia e dei nostri due figli”. 

Il medico di base, comune alle due famiglie, ha informato l'Asl della positività delle due donne e dopo otto giorni il Servizio Igiene e Sanità Pubblica (Sisp) di Poggiardo ha fissato il tampone molecolare della moglie presso l’ospedale di Tricase in modalità drive through, ma “nessuna comunicazione, però, è stata rilasciata per me e i miei figli”. Proprio a Tricase le prime criticità: “Ho accompagnato mia moglie ma, arrivati sul posto, incredibilmente non risultava nella lista, e per sottoporsi al tampone è stato necessario scendesse dalla macchina. Dopo due giorni, risultava ancora positiva”. 

Oltre al perdurare della positività della moglie, restava sospesa anche la situazione del marito e dei figli, in attesa di un tampone molecolare che confermasse la loro negatività: “Il 24 novembre l’Asl di Lecce ci comunica che il 30 saremmo stati sottoposti al tampone a domicilio, ma il 28 veniamo contattati dal Sisp di Poggiardo che ci informa del rinvio del test di mia moglie al 1° dicembre, mentre il nostro al 29 novembre si sarebbe svolto presso un laboratorio di Tricase”. Se la donna ha ricevuto quasi immediatamente il risultato, nuovamente positivo, l’imprenditore ha iniziato a scontrarsi con altre inefficienze: “Non ricevendo nessuna comunicazione dal laboratorio di Tricase, ho contattato personalmente il Sisp di Poggiardo che mi ha informato della negatività del tampone. Se non mi fossi mosso io, non avrei avuto nessuna conferma, tanto è vero che ancora oggi non abbiamo ricevuto una comunicazione ufficiale in merito. In compenso ci è stato comunicato che saremmo stati sottoposti ad un nuovo tampone il 9 dicembre”. 

L’imprenditore inoltre mette poi in evidenza un altro importante aspetto: “Dal 13 novembre al 2 dicembre sono ampiamente trascorsi i 14 giorni previsti dal decreto ministeriale del 12 ottobre, al termine dei quali si può abbandonare l’isolamento se nel corso di quel periodo si è sempre risultati negativi ai tamponi e vissuto insieme ad una persona positiva ma asintomatica, come nel nostro caso. Nessuno ci hai mai informato di questa importante norma, nemmeno il Sisp di Poggiardo, che mi ha poi contattato solo per confermare il tampone del 9 dicembre, che finalmente ha dato esito negativo anche per mia moglie, e solo perché un mio conoscente, di sua spontanea volontà, si era rivolto al loro ufficio per chiedere spiegazioni sulla mia situazione. Cosa sarebbe successo se né io, né il mio conoscente ci fossimo attivati? Coscientemente mi sono sottoposto al tampone subito dopo la comunicazione della nostra amica -conclude- e mi sono isolato per oltre 20 giorni, mentre per altri 14 io e i miei figli siamo stati completamente abbandonati”. 

 

“18 giorni in isolamento, nonostante un tampone negativo”

 

Non priva di disagi anche l’esperienza di una cittadina salentina, nostra lettrice, che aveva coscienziosamente scaricato “Immuni”, l’applicazione per smartphone pensata per contrastare il contagio: “Poco dopo la metà di ottobre ho ricevuto una notifica dall’app, la quale mi informava che 5 giorni prima ero stata a contatto per almeno 15 minuti con una persona risultata poi positiva. Ci tengo a sottolineare che in quel periodo ero appena tornata dalla Lombardia e avevo spontaneamente scelto di isolarmi, se non per andare al lavoro, in un domicilio diverso dalla mia residenza”. 

La donna ha informato il proprio medico di base, il quale ha avviato la prassi con una e-mail all’Asl, e iniziato così un periodo di totale isolamento in attesa di sottoporsi ad un tampone a domicilio. I disagi sono iniziati da quel momento: “I giorni passavano, ma non ricevevo nessuna comunicazione. Su mia richiesta, poi, un parente ha chiesto informazioni direttamente all’ufficio Sisp: la risposta è stata che le segnalazioni giunte erano numerose, consigliandomi poi, trascorsi 10 giorni senza avvertire sintomi, di rivolgermi ad un laboratorio privato”. Questa è stata la strada seguita dalla donna, che si è sottoposta a tampone molecolare e test sierologico presso un laboratorio di Maglie, risultando fortunatamente negativa. 

Quando si stava preparando per tornare al lavoro, ecco la seconda sorpresa: “La società di cui sono dipendente mi ha informato che non potevo tornare perché la negatività al Covid doveva essere dimostrata da un tampone effettuato dall’Asl o da un laboratorio privato accreditato. Insieme al medico di base, ho così sollecitato il Sisp attraverso e-mail e telefonate, anche perché stava per concludersi il periodo di assenza dal lavoro per malattia e non potevo più usufruire di giorni di ferie. Solo in un’occasione sono riuscita a contattare il Sisp telefonicamente, ottenendo la garanzia di ricevere nuove comunicazioni nel corso della stessa giornata”. 

Anche in questo caso, però, l’attesa è stata vana, e solo dopo ulteriori sollecitazioni è giunta una comunicazione ufficiale: “Mi è stato detto che, in quanto asintomatica, non era necessario l’intervento domiciliare dell’Usca e che dovevo recarmi il giorno successivo presso l’ospedale di Tricase per sottopormi al tampone”. L’esito negativo ha messo fine a questa disavventura durata 18 giorni, un po’ troppi per valutare efficiente il sistema di assistenza domiciliare, pur con tutte le complicazioni che sta comportando l’epidemia. 



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