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Edoardo Winspeare presenta "Il Congedo": "Un atto d'amore per la vita"

[06/03/2020] PRIMO PIANO

Edoardo Winspeare presenta "Il Congedo": "Un atto d'amore per la vita"

In programmazione in dieci sale cinematografiche della Puglia l’ultimo cortometraggio del regista salentino, girato a Corsano e prodotto dall’IISS “E. Giannelli” di Parabita nell’ambito del Piano Nazionale del Cinema per la scuola 

 

Il congedo, l’ultimo cortometraggio di Edoardo Winspeare, celebra in 14 minuti l’esistenza partendo dalla morte e su questa dualità si sviluppa il film. La storia di un amore alla fine della vita e magari l’inizio di un’altra. “In fondo che cosa è, se non la morte, che ci avvicina al senso dell’esistenza su questa terra”: questa la personale riflessione del regista che non vuole essere tentativo di risoluzione ad uno dei grandi misteri dell’umanità, né una riflessione sul senso del vivere, l’attenzione è sull’amore in tutte le sue espressioni. 

In un paese del basso Salento (Corsano) un uomo finisce la sua esistenza, si congeda dal suo corpo e dà un ultimo saluto. Se intorno a lui gli affetti cari si stringono nel dolore, nel rito funereo, tutto intorno la comunità prosegue serenamente nella sua consuetudine. Le scene dei ragazzi che giocano per strada, i giovani che amoreggiano, le persone che si ritrovano in piazza, si alternano ai vissuti dolorose ai percorsi della memoria di chi invece ha subito la perdita. La potenza espressiva è lasciata tutta ad un gioco di contrapposizioni con la tecnica del contrappunto, utilizzata dal regista sia nella costruzione della fotografia che nel montaggio, determinando così la scansione ritmica e temporale del film. 

Se le immagini del rito, della veglia funebre sono fluide, quelle girate nella piazza sono al rallentatore, un tempo che risulta quasi sospeso, cristallizzato. Non esistono dialoghi, i personaggi sono muti, si ascoltano i pensieri, i ricordi sussurrati nella mente, le voci sono in asincrono. Pizzica e valzer le musiche scelte per suggellare il tempo e la carica emotiva. “Non è una narrazione, è un tentativo di parlare per immagini, è poesia, è fatto per meravigliare, è un film da sentire, non da capire -sottolinea Winspeare-. Da qui la scelta delle scene a rallentatore che congela la bellezza percepita dallo spirito. È come se per la prima volta quest’ultimo sentisse una nuova tenerezza di tipo spirituale (e lo dico a bassa voce) per tutti gli abitanti del paese. È un film fatto con grande amore”. La chiave di lettura è quindi spirituale, è ricerca esistenziale, è ricerca di Dio. 

Le scene sono ambientate a Corsano, luogo raccontato nei film di Winspeare con la veracità del posto, degli abitanti che, nelle loro espressioni, nel fare, restituiscono la peculiarità di queste terre. Ancora riferimenti alla Pizzica, inserita anche nelle musiche scelte, le ballerine che agitano le mani in aria, le danza liberatoria dei corpi. Le scene piene, l’assenza di dialoghi, sentire i pensieri che si snodano fra i personaggi, il contrasto fra ciò che si vede e che non viene detto, ha un potente effetto evocativo. I ricordi che, attraversano la mente della protagonista, interpretata dall’attrice Celeste Casciaro, moglie di Winspeare, ripercorrono la memoria trasmettendo mediante l’isolamento del corpo e la fissità dello sguardo, il dolore della perdita, l’urlo dell’anima che cerca ancora di abbracciare il marito che non c’è più. “Ciò di cui non si può parlare si deve tacere” scriveva un filosofo. “Così, si parva licet, ho fatto io in questo film -conclude Winspeare- che, nonostante parli di morte, è una preghiera silente alla meraviglia della vita”. 

Il corto è stato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale del Cinema per la scuola, promosso dal Miur e dal Mibact e dall’Istituto d’Istruzione Secondaria “Enrico Giannelli” di Parabita all’interno del percorso di formazione sui linguaggi audiovisivi e grazie anche al preside d’Istituto, Cosimo Preite, che ha proposto il progetto. La produzione esecutiva è a cura di Saietta Film, casa di produzione cinematografica fondata nel 1999 da Edoardo Winspeare e Gustavo Caputo.

 

Stefania Zecca 



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