Sei in: Home»Rubriche»Primo Piano

Cursi, il dolore e la rabbia

[05/10/2018] PRIMO PIANO

Cursi, il dolore e la rabbia

Si sono tenuti mercoledì scorso i funerali dei cittadini uccisi a colpi di pistola da Roberto Pappadà. Mentre proseguono le indagini sorprende la lucidità e l’assenza di sensi di colpa o pentimento da parte dell’assassino di fronte ai magistrati 

 

Una intera comunità in lutto e sotto shock quella di Cursi, che lo scorso mercoledì 3 ottobre ha dato l’ultimo saluto ad Andrea Marti (36 anni), Francesco Antonio Marti (63 anni) e Maria Assunta Quarta (55 anni); componenti della stessa famiglia e vittime della follia omicida del 57enne Roberto Pappadà, che lo il 28 settembre ha ucciso a colpi di pistola i suoi tre vicini di casa. Tutta la città ha partecipato ai funerali dei tre sfortunati cittadini cursiati, una folla commossa e incredula che ha gremito la Chiesa Madre di San Nicola e piazza Vittoria.

Una strage legata al parcheggio davanti casa di Pappadà e che quest’ultimo pretendeva venisse lasciato libero dai vicini per venire incontro alle esigenze della sorella disabile. L’udienza davanti al gip Carlo Cazzella ha permesso la ricostruzione dei fatti: l’assassino ha dapprima colpito a morte Andrea Marti, per poi rivolgere l’arma verso il padre Francesco e la madre Fernanda Quarta, rimasta ferita in modo non grave; in strada è poi giunta Maria Assunta, cognata di Francesco Marti, alla quale Pappadà ha riservato gli ultimi colpi mortali. Non un raptus di follia, ma una strage premeditata. 

Il 57enne ha confermato il movente del triplice omicidio e ha affermato di aver atteso i vicini sotto casa per mettere in atto il suo piano; un’azione che Pappadà pare avesse in mente già da due anni ed elaborata dopo che Andrea Marti lo avrebbe aggredito fisicamente. Lo stesso omicida ha inoltre ammesso di aver recuperato la pistola, una Smith & Wesson calibro 357 Magnum, proprio per dare concretezza alla sua folle idea. Le indagini hanno poi rivelato come l’arma fosse detenuta illegalmente e alle richieste di spiegazione da parte del gip il 57enne ha risposto di non ricordare come e da chi ne è venuto in possesso; una versione che, ovviamente, non ha convinto i giudici. 

Ciò che sorprende nella confessione di Pappadà è la lucidità con cui ha raccontato i fatti, la totale assenza di pentimento e la tranquillità con la quale ha affermato di essere pronto a pagare per quello che ha fatto. Ha quasi dimostrato rammarico per aver solo ferito Fernanda Quarta, spiegando al giudice che la donna si è salvata perché l’arma aveva consumato i cinque colpi con i quali era stata caricata. Nei suoi piani, inoltre, non era previsto l’omicidio di Maria Assunta, ma la donna aveva la “colpa” di trovarsi lì in quel momento e di essere comunque una componente della famiglia che odiava. Una tale lucidità mentale nel momento dell’omicidio che gli hanno consentito di risparmiare la fidanzata di Andrea, intimandole di allontanarsi perché estranea alla vicenda, e di entrare in una delle abitazioni del vicinato e chiedere di allertare i carabinieri.

L’assassino ha mostrato una serenità inquietante, quasi si fosse liberato di un peso che portava con sé da anni; la verità parla però di una comunità spiazzata e incredula per come dei futili motivi abbiano sconvolto una tranquilla quotidianità e, soprattutto, abbiamo distrutto una intera famiglia.

 

“Il paese non vuole vendetta, ma solo che la giustizia faccia il suo corso”

 

Lo scorso novembre il suicidio di un 19enne aveva gettato nello sconforto la cittadina di Cursi; uno shock nel quale la comunità salentina è ricaduta il 28 settembre dopo il triplice omicidio di Andrea Marti, Francesco Antonio Marti e Maria Assunta Quarta. 

Il paese è ancora incredulo, ma vuole reagire, come spiega il sindaco di Cursi, Antonio Melcore: “La nostra comunità è sconcertata per quello che è accaduto. Nessuno avrebbe mai potuto pensare che un futile motivo potesse far scaturire un omicidio di tre persone; non c’è mai stata nessuna avvisaglia che avesse potuto far prevedere una strage di tale portata. Mi preme però sottolineare come Cursi resti una comunità tranquilla, attenta alle problematiche dei cittadini e con una rete di servizi sociali sempre pronta ad intervenire in caso di bisogno. Inoltre, è giusto specificare come il paese non voglia vendetta, ma solo che la giustizia faccia il suo corso”. 

Da parte del primo cittadino, infine, anche un doveroso pensiero nei confronti dei familiari: “L’Amministrazione comunale è vicina alla famiglia delle vittime e, per quelle che sono le sue possibilità, sta facendo e farà di tutto per alleviare questo dolore, così come sta facendo tutta la comunità. In questi giorni, io stesso sono in contatto con i familiari per dimostrare loro la solidarietà dell’Amministrazione e mia personale. Lo so che servirà a poco, ma è un segnale della nostra vicinanza a chi sta soffrendo per questa tragedia. E un pensiero va anche ai familiari dell’assassino -conclude Melcore-, perché anche loro sono in qualche modo vittime di quanto accaduto e nella loro intimità stanno vivendo momenti drammatici”.

Ciò che tuttavia ha sorpreso dalla confessione di Roberto Pappadà è stato il suo atteggiamento, dal quale sembra quasi emergere un sollievo, la liberazione di un peso, lo sfogo di una rabbia che covava dentro da anni e che lo porterà a vivere serenamente quella che si prefigura essere una pena eterna. Nessun pentimento, nessun senso di colpa. Un atteggiamento che ha una particolare lettura, come spiega il professor Antonio Di Gioia, presidente dell’Ordine degli Psicologi della Puglia: “Più che la figura di quest’uomo, io credo che oggi a livello sociale la psicopatologia sia saltata completamente: si è cioè sviluppata una pericolosa esaltazione dell’ego e dei propri bisogni. La scienza ha perso il suo potere, perché viviamo in una società in cui siamo più connessi sui social che sulle persone; questo ha creato i presupposti per cui il rapporto con l’altro è venuto meno. Ci troviamo in una realtà in cui è necessario mettere in atto una vera rivoluzione culturale; dobbiamo chiederci cosa stiamo facendo a livello sociale per recuperare la dimensione della relazione; oggi c’è solo un’esasperazione dell’egoismo, che può sfociare in violenza e generale mancanza di rispetto nei confronti dell’altro”.

 

Alessandro Chizzini 



«Indietro
Shadi Fathi L'intervista della settimana
Shadi Fathi

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising