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Boom del grano pugliese e crollo delle importazioni dal Canada

[03/08/2018] PRIMO PIANO

Boom del grano pugliese e crollo delle importazioni dal Canada

Arriva direttamente da Coldiretti la buona notizia, grazie soprattutto all’incremento della coltivazione di varietà storiche di grano come il “Senatore Cappelli” (+500% in Puglia) non trattate con glifosato

 

“Il crollo delle importazioni di grano canadese e la nostra azione di valorizzazione del grano italiano hanno portato al boom delle paste 100% made in Italy”, con queste parole Roberto Montalco, presidente di Coldiretti, in occasione della Festa di Capocanale tenuta a San Nicandro Garganico, in cui si è fatto il punto sulla filiera del grano duro in Puglia, ha annunciato la notizia e ha espresso tutta la sua soddisfazione. I dati, di segno positivo, si riferiscono al primo trimestre del 2018 e parlano di un passaggio da 181 milioni a 200mila kg arrivati nella nostra terra. Moncalvo ha sottolineato il riposizionamento dell’industria pastaia che ha permesso di rompere la linea che faceva del Canada, fino al 2017 con i suoi 720 milioni di kg (a fronte dei 4,3 miliardi di kg prodotti sull’intero territorio nazionale), il principale fornitore di grano duro dell’Italia. 

L’inversione di tendenza, sicuramente positiva per l’economia e la qualità delle nostre tavole, ha affondato le sue radici anche nella questione normativa se si considera che in Canada il grano duro viene trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta, tecnica vietata in Italia. Inoltre, in Italia stiamo assistendo ad un boom di coltivazione di grani antichi, come il “Senatore Cappelli” che, sfruttando il sempre maggiore amore del consumatore verso la pasta italiana al 100%, è riuscito a quintuplicare le sue superfici coltivate. Mauro Tonello, presidente della SIS (Società Sementiera degli agricoltori), ha sottolineato come il seme di grano “Cappelli” sia stato il più seminato in Italia fino agli anni ‘60, anno della rivoluzione alimentare. Ora la volontà è quella di ridare spazio alla tradizione e alla qualità di questo grano. Inoltre, l’obiettivo della SIS è quello di assicurare un reddito alle aziende agricole evitando al contempo che il valore aggiunta vada verso altri lidi. La qualità del grano “Cappelli” è testimoniata anche da una ricerca fatta dalla Fondazione del Policlinico Gemelli per certificare le proprietà organoletriche e nutrizionali del grano al fine di dare maggiori garanzie al consumatore finale. 

Coldiretti Puglia, S.I.S e Divella hanno aderito al progetto di Apulian Life Style della Regione Puglia che si pone l’obiettivo di tracciare, grazie alla tecnologia blockchain, dati che possano essere utili alle imprese produttrici, a quelle distributrici, alle istituzioni e ai consumatori. Il risultato finale, qualora i consumatori dovessero seguire tutta la filiera di produzione e raccolta ed essere informati sugli stili di vita e le scelte alimentari più opportune, sarà quello della promozione dei prodotti locali su un vasto pubblico. 

 

Ma dalla Tunisia importiamo sempre più olio d’oliva (+ 260% nel 2018)

 

Un grido di allarme, dopo che Istat ha parlato di 26,6 milioni di kg di olio importato dalla Tunisia nel 2018, si è alzato da Coldiretti Puglia che ha fatto sapere che è prevista una dura mobilitazione per arrivare sui tavoli dei Parlamentari e degli organismi di controllo. L’aumento del 260% nell’anno 2018 è un dato che fa preoccupare. Il presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele si è appellato ai parlamentari Europei di origine pugliese affinché facciano valere gli interessi territoriali perché continuare in queste direzione significherebbe mettere “a rischio la produzione in un’annata disastrosa” anche a causa delle avverse condizioni climatiche che hanno creato danni per 1 miliardo di euro.

Il direttore di Coldiretti Puglia Angelo Corsetti ha sottolineato che nel primo trimestre di quest’anno 43,3 milioni di euro di olio extravergine sono stati importanti da Grecia e Tunisia.  Ha auspicato un aumento dei controlli previsti dalla Legge Mangiello (“Salva Olio Italiano”) che impone la tracciabilità dell’olio extravergine e una nuova legge per bloccare i reati alimentari. “Mentre i prodotti europei devono rispettare dei canoni rigidi, quelli tunisini no, mettendo in circolazione un prodotto che danneggia la produzione e il consumatore. Bisogna intervenire -avverte Corsetti” per evitare che le frodi e le speculazioni abbiano la meglio, che l’olio di bassa qualità sia venduto come extravergine e spacciato come italiano e arrivi sulle nostre tavole”.

Coldiretti ha sottoscritto insieme a Unaprol, Federolio e FAI un contratto di filiera per l’olio made in Italy con l’obiettivo finale di garantire sicurezza e diffusione dell’olio italiano al 100%, difendere la produzione, il territorio, ricostruire una identità del sistema Paese e riconquistare quote di mercato.

 

Marco De Matteis 



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