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Aria cattiva

[30/11/2018] IN COPERTINA

Aria cattiva

Gli abitanti di Surbo, Muro Leccese, Presicce e Acquarica del Capo stanno combattendo da tempo contro un nemico invisibile: al calare della sera in alcuni quartieri di questi comuni l’aria diventa irrespirabile a causa di miasmi (la cui origine è ignota) che li costringono letteralmente a barricarsi in casa, con grande preoccupazione per la propria salute

Anziché della classica pellicola natalizia “Mamma ho perso l'aereo”, da qualche settimana va in onda in Salento il film “Mamma che puzza”. Non c'è, però, molto da ridere. Da Nord a Sud quella che si va dipanando è una sorta di thriller senza soluzione. Il problema, ad onor del vero, non è del tutto nuovo: in estate sono molti i cittadini di diversi comuni a lamentarsi dei cattivi odori, in particolar modo di plastica bruciata o altri materiali. Miasmi che arrivano in perfetto orario, di sera se non a notte inoltrata. Complice il buio, infatti, roghi e smaltimenti illeciti di rifiuti risultano più agevoli, rendendo difficile le operazioni di Carabinieri, Polizia Municipale, laddove i turni non si interrompono nemmeno col calare delle prime tenebre. 

Non sempre si riesce ad individuare il soggetto o i soggetti responsabili da denunciare per reati ambientali che da qualche tempo sono puniti severamente anche dal codice penale. Fatto sta che la preoccupazione tra i cittadini è palpabile e l'allarmismo sociale cresce un po' ovunque: sia per i roghi incontrollati, sia per emissioni sospette, sia per scarichi fognari malfunzionanti o inesistenti. Il pensiero corre subito all'impennata di casi di neoplasie e tumori che stanno letteralmente falcidiando tutto il territorio salentino senza soluzione di continuità. 

La cartolina che ne viene fuori, insomma, non è propriamente tra le più turistiche. A Surbo i forti miasmi hanno fatto scattare l'allerta del Movimento Regione Salento: i sopralluoghi di Arpa, tuttavia, non hanno dato alcun risultato. Tutto sembra nella norma, eppure i cattivi odori sono stati avvertiti senza che la causa venisse effettivamente individuata. Ci si sposta di qualche chilometro, nei Comuni di Acquarica e Presicce, dove i miasmi vanno avanti ormai da alcuni anni. In campo è scesa pure la Regione Puglia, ma il problema è lungi dall'essere risolto. 

La situazione è preoccupante a Muro Leccese dove nel rione Santo Martino ad una certa ora della sera si assiste ad una sorta di coprifuoco, con le finestre chiuse, qualche famiglia costretta a cambiare anche gli infissi ed una puzza che diventa insostenibile per tutta la notte. A Melpignano, invece, il problema arriva dalla fogna con i liquami che fuoriescono da due tombini, allagando tutta la strada con una melma che riempie l'asfalto e rendendo irrespirabile l'aria. 

Paese che vai, miasmi che trovi, si potrebbe concludere. Ma la situazione è davvero complessa, in alcuni casi drammatica, soprattutto se si pensa alla possibilità che certi cattivi odori possano avere correlazioni con il peggioramento delle condizioni della salute umana. 

 

SURBO

Movimento Regione Salento e Commissario prefettizio contro i miasmi 

 

Da Surbo, quindi a pochi chilometri dal capoluogo di Provincia, arriva l'ennesimo allarme di miasmi sospetti. Questa volta a farsi portavoce del malessere dei residenti è stato il Movimento Regione Salento, rappresentato da Massimiliano Spinetta (nella foto), che lo scorso 3 novembre ha anche avviato una petizione in piazza per cercare di rafforzare la voce della protesta. 

È talmente acre l'odore che arriva come un tanfo dalle prime luci della sera fino in piena notte, pizzicando la gola, facendo lacrimare gli occhi e ostruendo le vie respiratorie a tal punto da costringere gli abitanti a barricarsi letteralmente in casa. E non c'è zona che non sia in qualche modo pervasa da questa irresistibile puzza di bruciato che si fa sentire tanto nella periferia quanto in pieno centro. “Surbo e i surbini hanno già pagato e continuano a pagare un prezzo troppo alto in tema di inquinamento atmosferico, avendo in passato avuto la discarica a due passi dal centro abitato -ha spiegato il coordinatore del Movimento Regione Salento, Massimiliano Spinetta-. Ora quella discarica è in totale abbandono e non viene tenuta sotto controllo”. 

L'Arpa è stata già sollecitata due volte ad intervenire e la comunità tutta è in attesa dei riscontri dei monitoraggi. Intanto i sopralluoghi effettuati non hanno prodotto alcun risultato, né per quel che riguarda la fonte del rogo né eventuali responsabili. Ad annunciarlo è direttamente il commissario prefettizio nominato a gestire il Comune di Surbo fino alle prossime elezioni amministrative, Carlo Sessa, secondo cui si è in attesa delle risposte da parte di Arpa, mentre i Carabinieri sono costantemente all'opera per cercare di individuare l'origine dei miasmi e fermare coloro i quali si rendono colpevoli degli incendi in oggetto. La cosa strana, a detta anche del Commissario prefettizio, è che dopo la mobilitazione massiccia il fenomeno pare sia scomparso.

Resta, comunque, da capire da dove arrivi questa esasperante puzza di bruciato e soprattutto se abbia delle implicazioni sulla salute dell'uomo. La paura, infatti, è che questa puzza vada a incidere sul benessere fisico delle persone, con particolare riferimento all'insorgere di tumori. Per questo motivo il Movimento Regione Salento ha nominato un consulente per effettuare i rilievi del caso, i cui risultati saranno poi contenuti nell'esposto che sarà presentato alla Procura di Lecce. 

 

MURO LECCESE 

Al quartiere "Santo Martino" il coprifuoco scatta alle 17

 
A ridosso della statale Maglie-Leuca, in territorio di Muro Leccese si avvertono da ormai sei mesi dei miasmi intollerabili. L'ultimo episodio in ordine di tempo è dello scorso lunedì 26 novembre quando una forte puzza di bruciato si è innalzata in cielo, arrivando fin dentro le case. In questo caso sono stati interpellati anche i Vigili del Fuoco. 
Il problema dei miasmi resta, tuttavia, presente. Non si capisce quale sia la causa che resta, al momento, ignota. Gran parte dei residenti parla di un vapore acqueo puzzolente che dalle 17 in poi costringe tutti a barricarsi in casa, in una sorta di coprifuoco. Specie al quartiere “Santo Martino”, dove porte e finestre vengono letteralmente sigillate per impedire che i cattivi odori penetrino tra le mura domestiche. “C'è qualche signora che ha cambiato addirittura gli infissi per non far entrare questi miasmi -commenta Laura Lubelli, responsabile del comitato spontaneo che a Muro Leccese si è costituito per vederci chiaro sulla vicenda-. Non si riesce a capire da dove arrivino le emissioni di questi fumi e di questi vapori che emanano un cattivo odore. Dalle 17 in poi del pomeriggio le persone si rifugiano in casa”. 
Ad aumentare ulteriormente una condizione di allarme sociale ci sono anche gli sforamenti continui di Pm10, il particolato tra le più comuni cause di tumore al polmone che qui, come in altre parti del Salento, hanno subìto un'impennata spaventosa. Su richiesta del sindaco di Muro Leccese, Antonio Donno, Arpa Puglia tramite la propria centralina installata a Maglie tra aprile e maggio scorsi segnalò infatti diversi sforamenti del Pm10. E l'11 novembre scorso ha documentato sforamenti di Pm 2,5. “Per un breve periodo di tempo di 40 giorni in cui tra l'altro i riscaldamenti erano spenti, tra aprile e maggio si sono avuti dei picchi di Pm10 assurdi, soprattutto in orario notturno”, racconta Laura Lubelli. 
Ed è proprio al calar del sole che la puzza diventa insostenibile, a tal punto da costringere i residenti a chiamare continuamente le forze dell'ordine, con i Carabinieri del Nucleo Radiomobile di Maglie che ormai conoscono bene la questione. L'ipotesi più ricorrente che serpeggia tra le bocche di alcuni residenti è quella che i miasmi arrivino da una fonderia di alluminio, la Ruggeri Service Spa. Ma siamo appunto nel campo delle ipotesi e sul tavolo non c'è nulla di concreto, tant'è che a riguardo arriva la secca smentita di Salvatore Ruggeri, proprietario dell'azienda: “È strumentalizzazione, noi siamo già stati assolti in passato perché il fatto non sussiste. Adesso vedremo nelle aule di tribunale chi tra noi e questi signori racconta fandonie. Ogni tre mesi facciamo analisi dei pozzi e delle acque come specificato in Conferenza dei Servizi. Non più di 8 giorni fa sono venuti i Carabinieri assieme all'onorevole Veronica Giannone del Movimento 5 Stelle e non hanno sentito alcuna puzza. Tra l'altro il vapore acqueo è inodore e non è nocivo. Quando vedono un fumo anziché fare un video da mettere su Facebook perché non vengono a vedere direttamente se siamo noi? Siamo un'azienda aperta, sono entrati anche senza autorizzazione e non hanno riscontrato nessuna irregolarità. Sono stato io stesso a chiamare 112 e Vigili del Fuoco il 26 novembre per cercare di capire da dove arrivasse quell'incendio”. 
In un contesto del genere in cui non si sa con certezza da dove arrivi questa puzza violenta e se questa abbia nulla a che fare con gli sforamenti del Pm10, il comitato spontaneo si chiede “se sia il caso di approvare una VAS, Valutazione Ambientale Strategica, di un nuovo impianto di frantumazione di rottami di alluminio, come recentemente richiesto dalla Ruggeri Service”. È stata perciò lanciata online una petizione che ha raccolto più di 1.500 firme. Sulla questione, però, interviene il sindaco Antonio Donno, che precisa: “Si tratta di una richiesta fatta da un privato, come se qualcuno chiedesse di costruire un'abitazione. È chiaro che gli uffici competenti debbano valutare il da farsi. Il processo è ancora lungo, toccherà alla Regione esprimersi sulla VAS e poi la palla passerà al Comune che aprirà la Conferenza dei Servizi. Sono aperto al dialogo con tutti e faremo un incontro pubblico sull'argomento. D'altronde abbiamo dato ampia visibilità alla questione pubblicando l'atto in amministrazione trasparente e con un manifesto. Sgombro il campo da ogni dubbio: non si parla in nessun modo di un aumento di quantità di materiale che finisce nel forno, quantità stabilita dall'Aia (Autorizzazione ambientale integrata), per cui prima di variare la quantità bisogna cambiare l'autorizzazione”. 
 
 
PRESICCE E ACQUARICA DEL CAPO 
Da Burgesi alla zona industriale: ancora dubbia l’origine dei cattivi odori
 
Era il mese di ottobre quando nel circondario di Presicce si sono cominciati a sentire forti, fortissimi, cattivi odori. Cittadini e Amministrazione comunale, penna alla mano, hanno scritto immediatamente alla Regione Puglia per avviare tutti i controlli del caso. In un primo momento il pensiero è andato subito alla discarica di Burgesi dal momento che la puzza è stata avvertita, in prima istanza, dai residenti di Acquarica del Capo. Nei giorni successivi, tuttavia, con il moltiplicarsi esponenziale delle segnalazioni, la zona indiziata da cui proverrebbero questi miasmi sarebbe quella identificata con la zona industriale che sorge tra Presicce e Salve, laddove sono presenti due depuratori: uno di proprietà della Provincia di Lecce e gestito dall’Acquedotto Pugliese, utilizzato per il trattamento delle acque degli impianti fognari domestici, e un altro di proprietà privata che dal 2011 si occupa del trattamento di liquami e di fosse biologiche (dall'anno scorso anche del lavaggio di acque industriali e di altre sostanze tossiche). Stando, però, ai pareri contenuti all'interno dell'Autorizzazione integrata ambientale tutte le attività in oggetto rientrerebbero nei parametri imposti dalla normativa vigente. Resta, quindi, un mistero quello legato alla fonte di questi odori nauseabondi. 
Il problema è comunque approdato nei giorni scorsi sul tavolo della V Commissione Ambiente della Regione Puglia su richiesta del consigliere regionale del Partito Democratico, Sergio Blasi. Nel corso dell'audizione sono intervenuti i primi cittadini del comitato intercomunale che riunisce Presicce, Acquarica del Capo, Salve, Alessano e Morciano di Leuca, oltre ai rappresentanti dell'Arpa e dell'Asl Lecce. Era assente, invece, il rappresentante dell'impresa privata Ecolio2 che pur avendo avuto convocazione ufficiale non si è presentata all'incontro, riservandosi in caso di necessità di adire le vie legali. 
Ad emergere, tuttavia, è l'impossibilità da parte di Arpa Puglia di ottemperare a tutti i controlli richiesti a causa della forte carenza di personale. Una questione sollevata tra l'altro dal consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, Antonio Trevisi, secondo il quale: “L’Arpa -spiega il pentastellato- non ha ancora avviato i monitoraggi per la fonte delle emissioni a causa della carenza di personale, inoltre, riteniamo gravissima l’assenza in Commissione della Provincia di Lecce e della società Ecolio 2, a cui avremmo voluto chiedere se sia entrata in funzione la sezione di trattamento termico dell’impianto, mediante il quale può essere trattato il nuovo rifiuto liquido con codice CER 161001 (soluzioni acquose di scarto contenenti sostanze pericolose)”. 
 

Alessio Quarta



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