Sei in: Home»»

Approdo spontaneo

[25/10/2019] IN COPERTINA

Approdo spontaneo

Continuano senza sosta gli sbarchi sulle nostre coste: dall’inizio dell’anno sono tanti i curdi, pakistani, afgani, iracheni e iraniani giunti a Gallipoli, Santa Maria di Leuca, Tricase e Otranto con imbarcazioni private e non con navi di Ong. La macchina dei soccorsi è ormai ben rodata ed efficiente, per accogliere chi affronta viaggi lunghi e difficili in cerca di un futuro migliore. Come ci ha raccontato Azim, rifugiato politico di origine afgana che oggi vive e lavora in Salento 

 

Al mare si affidano i sogni, le speranze che qualcosa possa cambiare, possa migliorare. Viaggia chi può, viaggia chi ne ha le forze, viaggia chi ha la disperazione sufficiente per poter lasciare tutto e partire. In questi tempi c'è una marea umana che si muove e che non si può fermare nemmeno con fantomatici decreti che nulla possono quando gli sbarchi sono spontanei, come quelli che avvengono in Salento. Non sono aiutati da Ong, ma pagano cifre notevoli per affidarsi a scafisti ucraini, russi o slavi, il più delle volte incensurati, per raggiungere le nostre coste. 

Vi sorprenderà leggere che sulle coste salentine arrivano molti meno ragazzi e ragazze di colore di quel che si pensi. Da gennaio ad oggi il numero degli sbarchi spontanei in Salento è piuttosto consistente e non si è fermato mai, nemmeno davanti al tanto sbandierato Decreto Salvini. 24 marzo 2019 è la data del primo sbarco dell'anno: a Santa Maria di Leuca arriva una barca a vela con a bordo 27 persone, tra cui una donna incinta e sei bambini, tutti di nazionalità irachena e curda. L'8 di aprile, sempre al largo del Capo di Leuca, viene intercettata un'altra imbarcazione con a bordo 18 persone di nazionalità curda. Il 30 aprile nella marina di Andrano 12 persone, per lo più iracheni e iraniani, oltre a un palestinese e un siriano, venivano abbandonate sugli scogli. L'8 maggio approdano a Tricase 11 persone di nazionalità irachene e curde. 

Appena una settimana dopo a Punta della Suina, gli scafisti lasciano sugli scogli 71 persone, tutte pakistane. Iracheni, siriani e turchi sono i 10 profughi che arrivano ad Otranto l'8 giugno. Il 21 luglio tocca a Gallipoli accogliere 55 pakistani, tra cui 11 minori. A distanza di poche ore altro sbarco a Gagliano del Capo dove arrivano 11 persone di nazionalità iraniana. A Porto Miggiano, il 28 luglio per alcuni immigrati curdi si teme il naufragio e il giorno dopo un altro sbarco riguarda Otranto, con 9 curdi che approdano in Salento. Il 31 luglio a Gallipoli e Santa Cesarea due sbarchi di pachistani e curdi, per un totale di 77 persone. 

Poi un nuovo flusso migratorio riprende ad ottobre: il 6 arrivano a Santa Maria di Leuca 23 curdi dall'Iran e dall'Iraq. L'11 ottobre a Porto Selvaggio sono 13 tra pachistani, siriani e palestinesi. Più o meno stesse nazionalità coinvolte nell'approdo nel Capo di Leuca del 17 ottobre che si aggiungono ai 34 ad Otranto del giorno successivo e ai 52 giunti il 21 ottobre. 

Il più delle volte si tratta di gente proveniente dal Pakistan, zona non proprio tranquillissima, dall'Iran o dall'Iraq, e soprattutto di etnia curda che, con la recente offensiva turca, subisce continui soprusi, favorendo gli spostamenti della popolazione verso terre più tranquille e facilmente raggiungibili.

 

Guardia Costiera, Guardia di Finanza, Croce Rossa e medici USMAF in prima linea per gli sbarchi 

 

Sempre presenti nelle emergenze, negli sbarchi come nei terremoti, la Croce Rossa Italiana dà un contributo quotidiano prezioso grazie ai suoi volontari formati professionalmente: chi opera in zone di guerre, chi negli sportelli sociali e psicologici, chi nelle ambulanze. Ovunque con l'umanità come principio cardine. E con un sorriso, buono per ogni situazione.

“Quello degli sbarchi spontanei è un fenomeno tutto salentino -ci riferisce Mimma Antonaci, delegata per l’Area Sviluppo e Comunicazione del Comitato CRI di Lecce-. Arrivano direttamente a bordo di barche, ultimamente velieri, guidate da scafisti pronti a tutto. Noi riceviamo una telefonata dal Reparto Operativo Aeronavale della Guardia di Finanza o dalla Prefettura. Le motovedette delle Fiamme Gialle, insieme alla Guardia Costiera, affiancano la barca e la indirizzano verso il porto più vicino che può essere Santa Maria di Leuca, Otranto o Gallipoli. I militari ci danno qualche indicazione di partenza tipo quanti occupanti ci sono, se vi sono donne e bambini, di che nazionalità presumibilmente sono. Nel frattempo, la nostra Sala Operativa comincia a coordinare le squadre a seconda di quelle che sono le reperibilità fornite precedentemente dagli operatori. Se, come è avvenuto nel 2013, arrivano un migliaio di migranti tutti insieme bisogna attrezzarsi con tende per la sera, ambulanze, personale medico e infermieristico, se il caso lo richiede anche una sala operatoria mobile”. 

Insomma, organizzazione e professionalità a tutti i livelli. “Una volta che la barca approda, le forze dell'ordine sono davvero eccezionali nell'individuare gli scafisti e separarli dai migranti. I primi vengono arrestati, i secondi vengono visitati da un medico USMAF (Ufficio di Sanità Marittima, Aerea e di Frontiera). Se non ci sono pericoli per la salute pubblica, vengono fatti scendere dall'imbarcazione, mentre se hanno qualche patologia contagiosa -anche una semplice varicella- vengono messi in quarantena. Se hanno fratture ed escoriazioni vengono curati e portati negli ospedali vicini, altrimenti vengono portati al centro di prima accoglienza ‘Don Tonino Bello’ di Otranto per gli step successivi. Quasi tutti, anche gli uomini che mascherano di più le proprie emozioni, sono accomunati da paura, fame e sete: si capisce che non mangiano e non bevono da diversi giorni perché hanno finito le scorte o per altri motivi. Se il viaggio dura molto, poi, le loro condizioni psicofisiche sono davvero difficili”. 

E di quelli che arrivano quasi nessuno vuole rimanere in Italia. Puntano alla Germania, l'Olanda o l'Inghilterra. “Un ragazzo curdo cui spiegavo che per arrivare in Inghilterra poteva volerci del tempo mi rispose: Qualsiasi cosa è meglio dell'inferno che abbiamo lasciato”. 

 

Alessio Quarta - foto di Andrea Colella 



«Indietro
Isabella Potý L'intervista della settimana
Isabella Potý

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising