Sei in: Home»»

Ansia virale

[30/10/2020] IN COPERTINA

Ansia virale

Scuole chiuse ed economia in crisi: queste sono le prime conseguenze della seconda ondata della pandemia che ha colpito il nostro Paese. Eppure, i dati del Servizio Sanitario Regionale ci ricordano che il Salento è ancora un’isola felice rispetto alle altre province pugliesi

 

Un’estate trascorsa quasi come ogni anno, con spiagge e piazze affollate, discoteche e ristoranti al completo. Quasi un premio per i sacrifici patiti nei mesi precedenti o forse, al contrario, una tregua in vista di un nuovo difficile periodo. Ci si può inventare qualsiasi fantasioso punto vista, ma la verità cruda è che gran parte del pianeta è alle prese con la ormai conclamata seconda ondata del contagio da Covid-19, Italia compresa. 

I numeri parlano chiaro: le persone affette dal virus sono tornate ad aumentare esponenzialmente di giorno in giorno e nonostante che -è importantissimo dirlo- la stragrande maggioranza dei positivi non necessita di un ricovero ospedaliero, quell’altra bassa percentuale che si ripresenta quotidianamente rischia di mettere nel caos il sistema sanitario. A differenza della scorsa primavera, il nostro paese non è più l’epicentro della pandemia, ma la seconda ondata ci ha colti colpevolmente impreparati (cittadini e istituzioni) e così il governo ha posto delle nuove e discusse restrizioni, che al momento hanno allontanato lo spettro di un nuovo lockdown, tra l’altro auspicata da alcuni scienziati. 

L’obiettivo, ovviamente, è quello di preservare la salute pubblica e proteggere l’organizzazione sanitaria nazionale, che ha già iniziato a soffrire il crescente carico di bisogni assistenziali; alcuni ospedali presentano reparti già saturi e le terapie intensive hanno ripreso a riempirsi di giorno in giorno. Dal canto loro, le Regioni hanno intrapreso delle proprie iniziative (soprattutto Lombardia, Campania, Lazio e Piemonte), come anche la Puglia, che dal 30 ottobre sospenderà la didattica in presenza nelle scuole. Sono oltre 280 le scuole pugliesi coinvolte dal Covid e che hanno interessato 417 studenti e 151 tra docenti e personale scolastico; si tratta di una scelta dettata dalla considerazione che uno studente o un docente positivo generano un numero elevato di contatti stretti, tra scuola e famiglia, con un conseguente aumento esponenziale delle persone da mettere in isolamenti fiduciario per almeno 10 giorni, con tutti i disagi seguenti; questo, inoltre, significa anche moltiplicare sensibilmente le ore di lavoro per gli operatori dei dipartimenti di prevenzione, tra sorveglianza sanitaria, tracciamento, esecuzione dei tamponi e la loro analisi. Se la Puglia guarda con preoccupazione alla crescita dei contagi e dei ricoveri, la provincia di Lecce presentano però una situazione piuttosto diversa, con pochissimi ricoveri e una crescita dei contagi relativamente bassa, grazie anche al buon lavoro di contact tracing.

 

In Puglia crescono contagi e ricoveri, ma i numeri del Salento sono tra i più bassi d’Italia 

 

Continua a crescere la curva dei contagi nella seconda ondata dell’epidemia. Il bollettino regionale dello scorso 28 ottobre ha registrato un incremento dei contagiati di 772 unità, a fronte di 6.437 test; nel dettaglio, 359 in provincia di Bari, 39 in provincia di Brindisi, 86 in provincia BAT, 117 in provincia di Foggia, 39 in provincia di Lecce, 127 in provincia di Taranto, 4 attribuiti a residenti fuori regione, 1 caso di provincia di residenza non nota. 

Da inizio epidemia, il totale dei contagiati al 28 ottobre era di 16.357, di cui 6.883 nella Provincia di Bari, 1.732 nella Provincia di Bat, 1.120 nella Provincia di Brindisi, 3.808 nella Provincia di Foggia, 1.173 nella Provincia di Lecce, 1.518 nella Provincia di Taranto, 118 attribuiti a residenti fuori regione, 1 caso di provincia di appartenenza non nota. L’età media corrisponde a 56 anni. 

Sempre allo scorso mercoledì, la Puglia contava 9.437 attuali positivi, tra cui 8.677 in isolamento domiciliare e 760 ricoverati, di cui 66 in terapia intensiva; 6.217 era il totale dei guariti, mentre 699 erano i decessi, con un tasso di letalità del 4,3%. Considerando le percentuali, il 92% dei contagiati è isolamento domiciliare, il 7,3% è ricoverato in regime ordinario, mentre solo lo 0,7% si trova in terapia intensiva: dati che illustrano una situazione tutt’altro che allarmante, ma a preoccupare è il continuo aumento dei ricoveri (ordinari e di terapia intensiva), considerando anche che la saturazione dei reparti baresi ha comportato i primi trasferimenti al “Vito Fazzi”. Al 28 ottobre, il 65,1% dei coinvolti non presentava alcun sintomo, il 32,4% era lieve o pauci-sintomatico, mentre il restante era in stato critico o severo.

Il dato che maggiormente descrive la diversa situazione della provincia leccese rispetto al resto della regione è l’incidenza cumulata per 10mila abitanti: se la media regionale si attesta a 40,7% positivi ogni 10mila abitanti, quella della provincia leccese è ferma a 14,8%; la peggiore è Foggia (61,2%), seguita da Bari (55%), BAT (44,4%), Brindisi (28,5%) e Taranto (26,3%). Al 18 ottobre, infatti, la provincia di Lecce si collocava al 103° posto su 107 nell’indice di contagio nazionale, mentre tra i capoluoghi di provincia, Lecce è addirittura la meno colpita d’Italia. Relativamente alla provincia di Lecce, sono finora 9 i comuni “Covid free”: Alessano, Botrugno, Giuggianello, Palmariggi, Ruffano, San Cassiano, Seclì, Surano e Tuglie. 

 

Alessandro Chizzini 



«Indietro
Maurizio Pellizzari L'intervista della settimana
Maurizio Pellizzari

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising