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Al via Extra Geneo della Lilt Lecce

[30/11/2018] PRIMO PIANO

Al via Extra Geneo della Lilt Lecce

Dopo i dati preoccupanti rilevati analizzando i terreni di 32 comuni del Salento, parte adesso la fase due del progetto che coinvolgerà altri 18 comuni precedentemente esclusi
 
Il purtroppo ben noto quadro epidemiologico e ambientale del Salento sta per essere nuovamente messo sotto indagine nella seconda fase del progetto Geneo, promosso lo scorso anno dalla sezione provinciale dalla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori in collaborazione con l’Università del Salento, la Provincia di Lecce e l’Asl di Lecce. L’idea è quella di creare dei “Sistemi di valutazione delle correlazioni tra GEnotossicità dei suoli e NEOplasie in aree a rischio per la salute umana” e col lavoro intrapreso lo scorso anno ha inaugurato la linea di Ricerca in Oncologia Ambientale del Centro Ilma di Gallipoli.
Questa nuovo studio, indipendente dal primo, è stato denominato Extra Studio Geneo e giunge dopo l’esperienza dello scorso anno, dalla quale emerse un quadro davvero allarmante. L’analisi presentata lo scorso marzo riguardava alcuni campioni di terra prelevati dai suoli dei 32 comuni salentini aderenti al progetto, suddivisi in 9 diverse aree; nello specifico, si è proceduto alla rilevazione dei dati concernenti le caratteristiche pedologiche di base, la radioattività e poi i metalli pesanti, gli Ipa (idrocarburi policiclici aromatici), le diossine, i furani, i Pcb (policlorobifenili), i pesticidi e le caratteristiche di biotossicità e genotossicità. 
Delle 9 aree individuate, in ben 6 (comprendenti 25 comuni) è stato rilevato un alto rischio epidemiologico; ad un’area è stato assegnato un rischio intermedio, mentre è stato considerato basso il rischio per le restanti due. Sebbene non si stata evidenziata dappertutto una correlazione diretta e significativa tra situazione epidemiologica e contaminazione del suolo, in tutte le aree esaminate è stata registrata un’importante presenza di alcune sostanze contaminanti, soprattutto arsenio e berillio; una quantità considerata non compatibile e inusuale per le aree verdi. Considerando, però, i lunghi tempi dei processi di cancerogenesi, che a volte posso durare decenni, con molta probabilità -si legge nella relazione Geneo- un tale stato di inquinamento del suolo potrebbe produrre i suoi effetti epidemiologici tra diversi anni. Oggi è possibile prendere visione, nel dettaglio, di tutte queste informazioni collegandosi alla sezione “mappe” del sito internet www.geneosalento.it, nella quale, con l’ausilio di una mappa, i dati sono suddivisi nelle macrocategorie “eco tossicologia”, “inquinanti” e “ambienti”, ognuno con le proprie sottocategorie
Dopo la diffusione dei risultati, la Lilt di Lecce, attraverso le parole di Giuseppe Serravezza, oncologo e responsabile scientifico di Geneo, suggerì un immediato e approfondito monitoraggio ambientale in tutto il salentino. Un appello che non è rimasto inascoltato da numerosi amministratori locali, che in realtà già lo scorso anno avevano chiesto di essere coinvolti. L’esperienza dello Studio Extra Geneo comprenderà così 18 comuni salentini, non inclusi nell’originario progetto Geneo svoltosi lo scorso anno: questa nuova analisi del suolo includerà quindi i comuni di Castrignano de’ Greci, Corigliano d’Otranto, Lequile, Lizzanello, Martano, Matino, Muro Leccese, Nardò, Poggiardo, San Donato di Lecce, Scorrano, Seclì, Soleto, Trepuzzi, Tricase, Ugento, Uggiano la Chiesa e Veglie. 
 
Carmine Cerullo: “Extra Geneo ci darà risposte complete sul livello di inquinamento del suolo”
 
Lo Studio Extra Geneo si prepara a partire interessando 18 nuovi comuni salentini. Un secondo progetto descritto dal dottor Carmine Cerullo, oncologo e referente Lilt per il progetto Geneo.
Dottor Cerullo, com’è nata questa seconda fase di studio?
Geneo si è concluso con la presentazione dei suoi risultati lo scorso marzo, coinvolgendo 32 comuni che avevamo individuato sulla base di determinati criteri. Venuti a sapere del progetto, molti dei Comuni esclusi hanno però chiesto di poter partecipare, e così è nato lo Studio Extra Geneo, che interesserà solo 18 nuovi comuni.
Ci saranno differenze rispetto alla prima esperienza?
L’unica differenza che le 18 Amministrazioni comunali parteciperanno con una spesa di riguardo di 1.500 euro, da destinare soprattutto ai laboratori che effettueranno le analisi. Lo scorso anno, invece, i costi sono stati tutti a carico nostro, grazie ad un bando di ricerca della Lilt e ai fondi del 5 per mille. Lo studio verterà invece sulle stesse determinazioni del progetto Geneo, cioè con prelievi di suoli nelle aree verdi che verranno sottoposti ad analisi chimiche ed ecotossicologiche.
Da questi 18 comuni vi aspettate risultati simili ai primi 32?
Lo scorso anno ben 28 comuni su 32 avevano registrato la presenza di arsenico, un cancerogeno di prima classe, ampiamente al di sopra della soglia, superiore anche a quella delle aree industriali. È infatti importante considerare che Geneo ha valutato le aree verdi, cioè quelle che non avevano avuto contaminazioni chimiche di attività agricole o industriali. Questi livelli sono quindi preoccupanti e visto la quasi omogenea distribuzione dell’inquinamento da arsenico, non ci meraviglieremmo se anche questo studio registrasse valutazioni simili. 
Quali sono le cause della massiccia presenza di arsenico?
In realtà non è possibile stabilirlo con esattezza. Una prima risposta può essere individuata nei pesticidi, ma non sono stati rilevati nelle aree verdi esaminate. Un’altra idea è che ci sia un effetto pioggia, cioè che l’arsenico si depositi nel suolo dall’alto, e in questo caso se ne dovrebbe rintracciare la fonte. O ancora, può essere possibile che il Salento abbia un fondo naturale di arsenico più alto del normale, ma questo contrasterebbe con uno studio internazionale che non annovera il nostro territorio tra le aree ad alta presenza di arsenico.
Non potrebbe esserci un legame con le attività industriali?
Questo è proprio ciò su cui siamo orientati. Pensiamo a fenomeni di antropizzazione e industrializzazione spinte e sulle quali dovrebbero intervenire le autorità preposte. Dieci anni fa, ad esempio, l’Arpa rivelò come l’area a sud di Cerano registrasse livelli elevati di arsenico; il vento da nord, con molta probabilità ha esteso la diffusione di questa sostanza, che potrebbe così pian piano coprire tutto il Salento.
Che idea si è fatto dei fenomeni odorigeni a Muro Leccese e delle piogge gialle di Soleto?
La verità è che nel Salento esistono diverse situazioni di emergenza, grazie anche buchi legislativi e la nostra scarsa conoscenza generale. Il fenomeno dei miasmi è presente anche a Salve e territori limitrofi, dove è attiva un’industria che smaltisce le acque di vegetazione dei frantoi come rifiuti speciali, che invece in Umbria sono utilizzate come fertilizzante; inoltre questa azienda è stata autorizzata a smaltire anche rifiuti tossici come i fanghi dell’Eni, senza però una modifica sostanziale delle autorizzazioni ricevute riguardo le acque di vegetazione.  
Alessandro Chizzini


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