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"Lettere da Sarajevo" per ricordare Andrea Antonaci e le altre vittime del silenzio

[18/12/2020] MARTANO

"Lettere da Sarajevo" per ricordare Andrea Antonaci e le altre vittime del silenzio

A vent’anni esatti dalla sua scomparsa, la Lilt Lecce ha pubblicato un libro dedicato al militare salentino ammalatosi a causa dell’esposizione alle polveri di uranio impoverito nel corso di una missione nei Balcani 

 

Una delle pagine più nere del nostro Paese è quella che riguarda i soldati deceduti per contaminazione da uranio impoverito. Una vicenda scomoda e per certi versi ancora oscura nella quale, come spesso accade in queste circostanze, a pagare le peggiori conseguenze sono stati uomini senza colpe. Uomini votati alla causa con spirito di sacrificio.

L'uranio impoverito (nome in codice U238) deriva da materiale di scarto delle centrali nucleari e viene usato per scopi bellici per il suo alto peso specifico e la sua capacità di perforazione. L’U238 contenuto in proiettili e bombe in dotazione ai Paesi Nato, quando impatta sui metalli produce temperature così alte da vaporizzarli, rivelandosi così utile nell’annientamento di carri armati e bunker nemici. Gas che poi nell’aria si solidificano in nanoparticelle, grandi un millesimo di un capello, che una volta respirate possono creare conseguenze dopo anni di accumulo non venendo eliminate dall’organismo che non le riconosce come sostanze tossiche. 

Diversamente dai militari di altri paesi Nato (statunitensi in primis), avvisati sui rischi, dotati di presidi di sicurezza, indennizzati in caso di malattia, “gli italiani sono stati mandati senza maschere né guanti a lavorare tra le macerie, non gli è stato detto di non usare l’acqua e il cibo locale”, ha avuto modo di dichiarare più volte l’avvocato Angelo Fiore Tartaglia, legale di molti dei militari colpiti. 

Da vent’anni i reduci dalle missioni Nato in Afghanistan, Bosnia, Kosovo e Iraq si sono ammalati e sono deceduti per le conseguenze dell’esposizioni alle polveri di U238. Tra tribunali amministrativi e civili -secondo i numeri forniti dall’Osservatorio Militare presieduto da Domenico Leggiero- ci sono già una settantina di sentenze di risarcimento. 

Andra Antonaci (nella foto), sergente maggiore del Genio dell’Esercito Italiano, originario di Martano, è uno degli oltre 400 uomini che hanno perso la vita per le conseguenze del contatto avuto con l’uranio impoverito. Aveva 26 anni quando se ne è andato, esattamente venti anni fa (era il 12 dicembre 2000), dopo aver contratto, durante una missione nei Balcani durata sei mesi, un linfoma non Hodgkin. Una verità, quella della correlazione tra l’uranio impoverito e la malattia di Andrea, scaturita solo dopo una lunga battaglia giudiziaria portata avanti dai suoi genitori, sostenuti anche dalla Lilt di Lecce, e vinta nel 2012, a 12 anni di distanza dalla scomparsa di Andrea. Una sentenza definitiva importante che si aggiunge a quella di Alberto Di Raimondo, caporal maggiore dell’Esercito originario di Salice Salentino e anch’egli reduce da una missione ni Balcani, che hanno aperto la strada a numerose altre sentenze di primo grado a favore di tanti militari costretti dal muro di gomma innalzato dal Ministero della Difesa a percorrere la via giudiziaria per sperare di avere giustizia.

L’ultima eclatante è la pronuncia della Corte di Cassazione Civile - Sez. III, n. 14605 del 9 luglio 2020, che ha sancito che la prova del contagio da uranio impoverito può essere presuntiva, basandosi sul nesso eziologico del "più probabile che non", intercorrente tra le circostanze di esposizione all’uranio e la patologia riscontrata. Anche la politica ha cambiato atteggiamento sulla vicenda tanto da far affermare, nella relazione finale dell’ultima Commissione parlamentare di inchiesta sul caso, "l’esistenza del nesso di causalità tra l’accertata esposizione all’uranio impoverito e le patologie denunciate dai militari". 

Alla storia di Andrea, che è la storia delle centinaia di soldati italiani ammalatisi in missioni all’estero, è dedicato il libro Lettere da Sarajevo scritto da Antonio Micaglio, zio di Andrea e oggi vicepresidente della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori - sezione di Lecce. Da gennaio il libro sarà disponibile su prenotazione presso la sede centrale della Lilt Lecce (tel. 0833.512777) e in tutte le delegazioni attraverso una piccola donazione: l’intero ricavato sarà devoluto alla Lilt.

 

Pasquale De Santis 



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