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"Fateci lavorare!"

[30/10/2020] IN COPERTINA

"Fateci lavorare!"

A parlare a nome di baristi, ristoratori e titolari di palestre, piscine cinema e teatri è Antonio Sorrento, presidente di Partite Iva Nazionali. In programma due manifestazioni (il 30 ottobre e il 4 novembre) e una class action contro un provvedimento ritenuto ingiusto 

 

Il 2020 ha fatto scoprire due nuove parole di uso quotidiano: Covid-19 e Dpcm. Quello del 25 ottobre è stato l'ennesimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, il terzo in appena 11 giorni, pensato per cercare di arginare l'avanzata del Coronavirus in Italia, che nella seconda fase ha già superato i 17mila casi giornalieri. E così, dopo il lockdown generale del 10 marzo, arrivano nuove misure stringenti per cercare di abbassare la curva dei contagi, al fine di evitare di stressare eccessivamente i reparti ospedalieri e le terapie intensive. A farne le spese, come già accaduto nella scorsa primavera, scuole superiori, bar, ristoranti, pasticcerie, palestre, sport dilettantistici e mondo dello spettacolo.

Bar e ristoranti, infatti, chiuderanno tutti i giorni alle 18 (al netto di consegne a domicilio e asporto, che resteranno attivi fino alle 24), palestre e piscine -dopo una settimana di controlli per verificarne l'idoneità alle linee guida- vengono chiuse tout court. Serrande chiuse anche per cinema e teatri e stop per gli sport di contatto non a carattere nazionale. Decisioni che hanno scatenato la rabbia di esercenti e partite IVA che, da Nord a Sud, sono scesi in piazza nei giorni scorsi per manifestare tutto il loro dissenso, anche ben al di là dei toni da contestazione civile, contro le restrizioni imposte dal Governo centrale. 

Ne abbiamo parlato con Antonio Sorrento, presidente di Partite Iva Nazionali, e peraltro titolare di una palestra a Maglie.

Presidente Sorrento, ancora una volta le nuove misure penalizzano la vostra categoria. Quali iniziative avete in programma? 

Assolutamente sì, siamo nuovamente quelli più colpiti. Stiamo organizzando una manifestazione su Lecce, oltre a quella che già si è tenuta lunedì 26 ottobre. Il 30 mattina saremo in piazza Sant'Oronzo con i titolari di bar e ristoranti, mentre con i gruppi delle scuole di ballo ci ritroveremo sotto la Prefettura. Un altro appuntamento in via di definizione, specifico per palestre, teatri, cinema, bar e ristoranti, si dovrebbe tenere mercoledì mattina, 4 novembre, in Prefettura e in questa occasione consegneremo nelle mani del Prefetto le nostre proposte che pensiamo siano risolutive della situazione scaturita dopo l'ultimo Dpcm, il quale ha decretato per alcune attività (palestre, cinema, teatri, attività ricreative) un lockdown completo e generale in tutta Italia. Non ci sono evidenze specifiche che attestano nascita di focolai in queste realtà, il famoso Rt nelle nostre zone non è oltre il limite del rischio perciò riteniamo che un decreto così fatto e valido su tutto il territorio nazionale sia assolutamente incostituzionale. 

State valutando azioni legali, come ad esempio una class action?

Sì. Nei mesi scorsi il Governo sosteneva che in base ai focolai avrebbe creato delle zone rosse, gialle, arancioni limitate a determinate zone, dando responsabilità alle Regioni e ai Comuni; oggi invece vara un provvedimento uguale per tutta Italia, senza alcuna distinzione che tenga conto di ciò che accade nei territori. La cosa ancor più grave è che il 22 ottobre il ministro dello Sport, Vincenzo Spadafora, aveva varato le nuove linee guida, a cui noi ci siamo adeguati, che sono durate appena due giorni. Siamo alla farsa e al ridicolo: non si può dire ai proprietari di palestre “Vi diamo il tempo di una settimana per adeguarvi alle regole e faremo controlli”, e poi dopo una settimana ci chiudono. Da me sono venuti i Nas per tre ore, hanno verbalizzato che era tutto ok e l'80% delle palestre italiane ha superato i controlli. Oggi, invece, di chiudere il 20% di coloro che non sono a norma chiudono tutti. 

Qual è il problema di fondo, secondo lei?

Il Governo non ha la forza per gestire gli assembramenti fuori dai locali e all'interno dei mezzi pubblici così chiude a prescindere i luoghi frequentati dalle persone. Questo ha un senso dove esiste un grande uso dei mezzi pubblici, delle metropolitane, ma non in Salento, dove non ci sono metropolitane e il ricorso al trasporto pubblico, eccezion fatta per le scuole, è quasi inesistente. Eppure siamo noi che ci rimettiamo le penne.

Rispetto alla prima fase un'altra polemica che è scaturita nelle scorse settimane è quella relativa al mancato indennizzo di molte cassintegrazioni.

Confermo. Quella di giugno ancora non è arrivata. Quelle di marzo, aprile, maggio e giugno le abbiamo anticipate noi. Non sappiamo quando ci verranno rimborsate. 

Quindi anche sui possibili ristori annunciati da Conte avete qualche timore? 

Parliamo di quello che già abbiamo vissuto sulle nostre spalle. Io ho fatto in primavera-estate l'invio delle fatture di tutto ciò che ho speso per adeguare la struttura alle nuove norme a Invitalia, ente preposto per effettuare i rimborsi. Tutte le aziende italiane hanno iniziato a spedire le proprie domande e praticamente dopo un secondo erano finiti i fondi. Il sistema si è impallato e io sono riuscito ad entrare dopo un'ora, quando ormai non erano rimaste nemmeno le briciole. Poi ci hanno detto che c'era l'àncora di salvezza del Credito di imposta che fino a dieci giorni fa era dell'11,25%, ora è sceso al 9%. Man mano si stanno rendendo conto che soldi non ce ne sono rispetto a quello che abbiamo speso, come facciamo a credere ai ristori? Sono solo chiacchiere. Non sappiamo se sono folli o incompetenti.

Sul tavolo della Prefettura porterete alcune soluzioni, cosa proporrete?

Innanzitutto la class action. Abbiamo acquisito il materiale, ci siamo adeguati al protocollo ora ci avete chiuso dicendo, sostanzialmente, che quei protocolli non erano corretti. Chi ci rimborsa? O non hanno funzionato prima o non funziona quello di adesso. Chiediamo il risarcimento immediato.

Chiederemo una riapertura immediata, nel rispetto delle normative, ma rapportate al territorio di competenza. Se nel territorio di Lecce non ci sono focolai e l'indice Rt è sotto controllo dovete farci lavorare, anche in orari contingentati, ma dobbiamo lavorare. 

 

Alessio Quarta 



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