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Villa Comunale, la custode batte cassa a Palazzo Carafa

[24/07/2020] LECCE

Villa Comunale, la custode batte cassa a Palazzo Carafa

Per vent’anni ha garantito gratuitamente l’apertura, la chiusura e il servizio di guardiania, ora chiede gli arretrati. La replica dal Comune: “L’accordo prevedeva solo l’utilizzo dell’alloggio per lei e la sua famiglia” 

 

“Era il gennaio 1999, quando a seguito della delibera di Giunta comunale n. 428/1998 fu predisposto e poi sottoscritto dal Comune e dalla signora un contratto con il quale si concedeva l'alloggio presente nella Villa Comunale per quattro anni, per l'unico uso consentito di residenza della signora e della sua famiglia. Di contro la stessa sottoscriveva l'onere di provvedere all'apertura e alla chiusura della Villa Comunale nei giorni e nelle ore di fruizione al pubblico e provvedere al servizio di guardiania per 365 giorni l'anno”. Questo fanno sapere da Palazzo Carafa in merito alla Villa Comunale, anche in vista del bando per la gestione della stessa, bando di cui peraltro la signora che sino ad oggi si è occupata della guardiania dell’area comunale ha avuto conoscenza solo dai giornali. 

La signora lamenta oggi il mancato riconoscimento dell’attività lavorativa svolta nel ventennio. L’avvocato Diego Mansi che la assiste ci ha dichiarato: “Il precedente custode svolgeva servizio di guardiania e, oltre alla fruizione dell’immobile, veniva regolarmente retribuito in quanto dipendente comunale. Nel passaggio alla figlia si era mantenuta la fruizione dell’immobile con relative utenze senza contemplare l’aspetto retributivo, ma la soluzione doveva essere transitoria, da definire allo scadere dei quattro anni. Di fatto da allora il tutto si è rinnovato tacitamente e sino ad oggi la signora ha continuato a svolgere l’incarico assegnatoli senza retribuzione, con senso del dovere e abnegazione”. 

L’interessata si è rivolta negli anni alle varie Amministrazioni comunali che si sono succedute per chiedere di meglio definire l’aspetto normativo, non trovando però seguito. “Unica fonte di sostentamento era il chiosco-bar all’interno della Villa - sottolinea il legale- che, dopo la sua ristrutturazione, era stato locato alla signora che pagava regolare contratto di affitto e relative utenze e che è stato in suo carico fino a maggio 2020, termine di scadenza del contratto in essere fino a quel momento. Alla stessa era stato proposto dall’amministrazione Salvemini, a vincolo ancora in corso, di occuparsi della gestione dei bagni all’interno della Villa senza però avere alcun riconoscimento per questo ulteriore ingaggio, attualmente svolto da una cooperativa che viene invece retribuita dal Comune e del quale la signora non poteva farsi carico perché avrebbe comportato l’impiego di personale”. 

 

Stefania Zecca - foto di Giulio Rugge



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