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Veleni e antidoti

[18/05/2018] IN COPERTINA

Veleni e antidoti

Tra le misure di contrasto alla Xylella fastidiosa previste dal decreto Martina c’è l’obbligo, da parte degli agricoltori, di irrorare gli uliveti con pesticidi per eliminare la sputacchina, insetto vettore del batterio. Mentre alcuni sindaci (ad eccezione di quello di Lecce) hanno emesso apposite ordinanze e cooperative agricole hanno messo in atto una “disobbedienza civile”, preoccupati delle conseguenze per la salute e per l’ambiente di un uso massiccio di antiparassitari, Coldiretti Lecce attende le linee guida dell'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia e mette in guardia contro disinformazione e timori infondati 

 

Si aggiunge una nuova tappa nella lunga battaglia contro il fenomeno del Co.di.ro, il complesso del disseccamento rapido dell'ulivo, caratterizzato da alcuni anni dal proliferare di un batterio Gram-negativo che si localizza nei vasi legnosi e che è tristemente conosciuto sotto il nome di Xylella fastidiosa. Non una data come un'altra, quella del 6 aprile scorso, ma la data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del cosiddetto “Decreto Martina” in materia di “Misure di emergenza per la prevenzione, il controllo e l'eradicazione di Xylella fastidiosa nel territorio della Repubblica Italiana”. 

Un dispositivo di legge che recepisce molti provvedimenti degli scorsi anni a livello europeo, nazionale, regionale e su cui si è alzato un enorme polverone, denso di critiche e opposizioni, per qualcuno ingiustificate. Motivo del contendere, in particolar modo, l'elenco dei pesticidi, che si fa a pagina 90, da irrorare sul territorio interessato (due volte tra maggio e agosto, altrettante nell’autunno di quest’anno) per combattere la diffusione della sputacchina, l’insetto vettore che dalle erbe si sposta sugli alberi di ulivo e tramite cui il batterio della Xylella si innesta nei vasi legnosi. Xylella, poi, si moltiplica nelle tracheidi che progressivamente invade, nelle quali dà vita ad ammassi di cellule che le ostruiscono, bloccando così il flusso di acqua verso l'alto. Principi attivi già utilizzati in agricoltura, alcuni addirittura nelle coltivazioni biologiche, fanno sapere gli esperti, adoperati per combattere altri nemici naturali dell'ulivo come la mosca o la tignola. 

Sul versante opposto c'è chi pensa, invece, che si tratti dell'ennesimo abuso di fitofarmaci che avvelenerebbe ulteriormente un territorio già martoriato dai veleni prodotti dalle industrie o dall'abuso pregresso di prodotti chimici in agricoltura, in un'epoca in cui il tasso di tumori nella penisola salentina cresce in maniera preoccupante. Ed è in quest'ottica che diversi sindaci della provincia di Lecce hanno emanato una serie di ordinanze con cui si esprime il proprio diniego nell'uso di pesticidi sul territorio comunale.

Si tratta, va precisato, di provvedimenti cautelativi. L'Osservatorio Fitosanitario della Regione Puglia nei prossimi giorni renderà noti i pesticidi che possono essere utilizzati. Si va verso l'esclusione, ad esempio, dell'Imidacloprid, recentemente bocciato dall'Unione Europea perché considerato nocivo per la salute dell'uomo. Fino a quando, però, l'organismo regionale deputato non si esprimerà in maniera specifica sui farmaci da utilizzare e sulle modalità di trattamento, il rischio è solo quello di buttarla in caciara. Come in parte sta avvenendo in questi giorni. 

 

Coldiretti Lecce: “Basta allarmismi, attendiamo le linee guida dell'Osservatorio Fitosanitario Regionale”

 

La pubblicazione del decreto Martina sulla Gazzetta Ufficiale del 6 aprile scorso ha generato numerose reazioni, tra favorevoli e contrari. Il rischio dietro la porta è sempre quello di generare cattiva informazione, in alcuni casi, peggio ancora, inutile allarmismo. Ed è quello che sostanzialmente è avvenuto secondo Pantaleo Piccinno, presidente provinciale di Coldiretti. Avvelenamento dei pozzi sì, ma non a causa dei pesticidi, bensì di una comunicazione non del tutto veritiera.

Presidente Piccinno, qual è la posizione di Coldiretti Lecce su questa delicata questione?

Innanzitutto è necessario leggersi il decreto. Uno leggendo per bene capisce che i trattamenti non sono diffusi su tutto il Salento, da Fasano a Leuca come qualcuno sta dicendo in questi giorni, bensì nei campi coltivati di piante ospiti, quindi sostanzialmente gli uliveti. Infine, il decreto indica una serie di principi attivi, senza specificare quali utilizzare e quali no, che sono già stati introdotti dal ministero della Sanità come fitofarmaci. All'interno di questo elenco ci sono dei neonicotinoidi che, ancora oggi ai sensi della legislazione vigente si possono utilizzare; ci sono delle deltametrine che hanno dei principi attivi molto più labili e ci sono dei principi attivi utilizzati nell’agricoltura biologica a bassissimo impatto. All'articolo 11 il decreto demanda all'Osservatorio Fitosanitario Regionale le modalità di esecuzione dei quattro trattamenti.

È dunque ingiustificato il clima di panico che si è diffuso negli ultimi giorni?

Si sta facendo tanto clamore in questo momento, quando bisognerà prestare attenzione sul documento che presenterà l'organismo regionale dal quale deve emergere un piano di contenimento dell'insetto vettore che sia sostenibile, compatibile con il patrimonio dei mezzi agricoli a disposizione e che contempli i soggetti abilitati, con tanto di patentino sanitario conseguito dopo corso ed esame presso l'Asl. Si tratta di trattamenti che saranno blandi nell'area già infetta come la nostra, e più efficaci nell'area cuscinetto e di contenimento. Le ordinanze dei sindaci anticipano un problema che ancora non c'è, peraltro sono di dubbio legittimità giuridica.

Il nodo principale del decreto ruota intorno all'abuso di pesticidi che può provocare danni alla salute umana. 

L'Osservatorio Fitosanitario Regionale deve ancora produrre il piano operativo. Faccio un esempio: se il medico mi impone di correre quattro volte all'anno, io posso fare il giro dell'isolato o la maratona di New York. Sono due cose diverse. C'è un piano di contenimento nazionale redatto due anni fa che secondo il decreto può essere emendato dall'Osservatorio Fitosanitario Regionale. Nel piano nazionale oltre ai trattamenti consueti sono esplicitate azioni di contenimento molto più estese, tipo sulle “piante trappola”, quelle che sono vicine agli ulivi, che hanno maggiore capacità attrattiva della sputacchina. Oppure gli stessi principi attivi del biologico, che sono sempre insetticidi, che hanno una fotolabilità di tre ore poi spariscono. Spendiamo le energie a costruire un Piano regionale che sia sostenibile, ma cerchiamo di informarci. I trattamenti sono molto blandi.

C'è quindi libertà di scelta sui prodotti da utilizzare e se uno ha già fatto dei trattamenti con quei principi attivi non deve ripeterli? 

Assolutamente sì. Ognuno sceglierà quello che vorrà fare. Bisogna capire la problematica, con serietà e la giusta informazione. Gli insetticidi, anche quelli di natura biologica, hanno delle controindicazioni: la cicuta, ad esempio, è uno dei veleni più potenti al mondo, eppure è un prodotto biologico. La corretta lotta sanitaria si è sempre fatta se uno vuole produrre. Se si mette un atomizzatore in mano a uno che non lo ha mai usato o se non si rispettano i tempi di carenza perché non è che si va a pompare nell'abitato, ma in campagna dove deve essere segnalato che per un giorno non si può entrare in quel terreno, lì sorgono i problemi. 

Si è parlato in questi giorni anche di un grosso rischio, legato all'uso di questi pesticidi, per animali impollinatori come le api. 

Anche su questo c'è un'ignoranza colossale. Se uno legge il decreto, che consiste in 25 pagine più 50 di Piano fitosanitario, si accorge che i trattamenti verranno fatti solo nelle aree coltivate con piante ospiti. È vietato in generale fare dei trattamenti a base di insetticidi sui fiori. Va specificato, poi, che l'ulivo è una pianta a impollinazione “anemofila” e non “entomofila”, quindi le api non vanno sui fiori dell'ulivo. Si sta facendo troppa disinformazione. 

All'interno del decreto resta fisso il ricorso alle buone pratiche agricole. 

Quello è fondamentale. Tutta questa gente che si solleva oggi è stata protagonista dell'unica cosa sostenibile che andava fatta, cioè le buone pratiche sull'uliveto? I sindaci dei Comuni che hanno presentato ricorso hanno sfalciato le strade? Sono state sfalciate le aiuole comunali? Facciamoci un giro nei Comuni che hanno fatto l'ordinanza e vediamo. Il danno è stato fatto lì. 

Qualche tempo fa si parlò di studi sulle nanoparticelle per cercare di stanare alla radice il virus della Xylella. Sono stati fatti passi avanti? 

Questo è un profilo molto interessante che abbiamo sollecitato come Coldiretti. Siamo fiduciosi, ma al momento non c'è nulla, ci vorranno ancora anni per vedere risultati. Nel frattempo potremo sconfiggere questa malattia solo debellandola e non curandola, perché una cura di una pianta non è sostenibile. Se troviamo dei prodotti che ammazzano il batterio in maniera definitiva, riusciremo a portare avanti la produzione in maniera economica. 

 

Alessio Quarta 



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