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Uniti contro il Ministero della (d)Istruzione

[09/10/2009] PRIMO PIANO

Uniti contro il Ministero della (d)Istruzione

A Lecce studenti, ricercatori e precari protestano insieme contro i tagli all’istruzione

 

“Era necessario far scattare anche a Lecce la scintilla della protesta contro la mercificazione della cultura in atto nel nostro Paese”. A parlare è Mattia Morelli, uno degli esponenti del neonato collettivo di studenti Resistenza universitaria, salito alla ribalta della cronaca pochi giorni fa per l’occupazione simbolica del tetto dell’Ateneo dell’Università del Salento. Il gruppo nasce sulle orme dell’omonimo collettivo costituito qualche tempo fa a Roma da alcuni studenti de La Sapienza. Anche gli obiettivi e le modalità di protesta sono analoghe, in quanto poche settimane fa il gruppo romano occupò il tetto dell’Ateneo romano ed espose uno striscione con il medesimo slogan di quello degli studenti di Lecce: “Scuola e università: stessi tagli, stessa precarietà!”.
Insomma, anche il mondo universitario salentino si unisce alla mobilitazione collettiva che negli ultimi tempi ha creato un certo fermento nelle università e nelle scuole di tutto il Paese. Il motivo aggregante è sempre lo stesso: l’ennesima politica di tagli all’istruzione da parte del Governo. Ora, però, il colpo di forbice sembra essere stato davvero eccessivo. Il bersaglio delle proteste è ovviamente il ministro Gelmini, oggetto di slogan, sfottò e richieste di dimissioni, ma il vero e proprio carnefice è la tremontiana legge n. 133, cappio al collo del mondo dell’istruzione, la quale entro il 2013 toglierà solo alle università un miliardo e mezzo di euro in meno.
Proprio per far fronte a questa situazione nasce Resistenza universitaria: “Il gruppo è nato con un obiettivo molto contingente -spiega Mattia Morelli- resistere e ribellarsi a questa intollerabile governance economica, che mette a rischio il diritto allo studio e l’esistenza  di un’istruzione libera e democratica. Per conseguire ciò, puntiamo a mobilitare tutte le soggettività del territorio contro la desertificazione in atto nel mondo dell’università”. Mobilitare tutte le soggettività significa coinvolgere tutte le categorie che si ritrovano vittime della precarizzazione della nostra società. Ed ecco allora che dalla stessa parte della barricata si ritrovano alunni delle scuole e insegnanti, studenti universitari, ricercatori e docenti precari. L’occupazione del tetto dell’Ateneo, ad esempio, è stato un gesto di solidarietà nei confronti di quegli insegnanti in presidio permanente di fronte al Ministero della Pubblica Istruzione, mentre la partecipazione alla manifestazione del 9 ottobre a Lecce è servita anche a dare un segnale di sostegno agli operai dell’Adelchi di Tricase.
Che posizione hanno in tutto ciò gli apparati istituzionali delle università? “Anche il rettore La Forgia è vittima dello stato delle cose -afferma Morelli-. Anche se non abbiamo avuto un dialogo diretto, il Rettorato sostiene la nostra protesta”. E nonostante non si abbia una conferma diretta delle parole dello studente, è comunque facile dargli ragione, dato che il Rettore si trova a far quadrare i conti con pochissime risorse. Tant’è che fanno riflettere alcune recenti esternazioni dello stesso La Forgia: “Saremo costretti a valutare opzioni alternative, come quella di trasformare l’università in cooperativa o in fondazione, sul modello delle università anglosassoni”.
Ma i tagli economici non sono le uniche fonti di preoccupazione per gli universitari leccesi. Oltre a ministri di manica stretta e leggi vampiresche, ci si aggiunge pure la beffa di un discutibile provvedimento comunale. Con un’ordinanza del 7 luglio il Settore Mobilità e Trasporti del Comune ha disciplinato l’accesso al centro da parte dei bus della Stp. Così, a decorrere dal 10 agosto sono stati sospesi i transiti e le fermate lungo viale Calasso, viale dell’Università, viale Gallipoli, via Rudiae, nel tratto compreso tra Piazzale Rudiae e via s. Maria dell’Idria, e il Rettorato. Un duro colpo per gli studenti residenti nelle zone interessate, i quali ora per arrivare all’Ecotecne dovranno prima raggiungere fermate parecchio distanti. Il disagio per le fermate soppresse ha fatto scattare un’altra ennesima protesta capeggiata dai rappresentanti delle associazioni studentesche, che hanno richiesto l’immediato ripristino delle fermate e delle corse sospese.

 

Giorgio De Matteis



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