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Una crisi senza paragoni

[23/03/2018] PRIMO PIANO

Una crisi senza paragoni

A seguito del fallimento di DPS Group Srl, sono 50 i posti di lavoro a rischio tra i dipendenti dei punti vendita Trony a Gallipoli, Casarano, Presicce e Lequile 

 

È ufficialmente fallita l’azienda incaricata di gestire il marchio Trony, la DPS Group Srl, gettando nel panico e nell’incertezza molti lavoratori salentini. Inoltre lo sperato passaggio di consegne con Vertex Srl, che sarebbe potuta subentrare, non è avvenuto. Da sabato 17 marzo, infatti, tutti i negozi della catena sono chiusi e 50 posti di lavoro sono a rischio tra Gallipoli, Casarano, Presicce e Lequile, dove sono situati i punti vendita del marchio di elettrodomestici, hi-fi, informatica e telefonia. 

La Uil Tucs (Turismo Commercio e Servizi) ha organizzato una manifestazione di protesta presso il punto vendita Trony di Gallipoli nella mattina di martedì 20 marzo, alla quale ha preso parte anche l’assessore al Commercio del Comune di Gallipoli, Emanuele Piccinno. Antonella Perrone, segretario generale, e Antonio Palermo, componente della segreteria, hanno fatto sapere che la situazione è apparentemente tranquilla dal momento che “i lavoratori stanno comunque maturando la retribuzione” perché nessuna lettera di licenziamento è arrivata, ma i dati nazionali non lasciano spazio ad analisi ottimistiche. In ogni caso hanno chiesto un incontro con le istituzioni regionali augurandosi che ci siano imprenditori nuovi con la forza per riaprire i negozi, rilanciare il marchio e essere competitivi sul mercato. Le istituzioni regionali, a loro volta, dovrebbero convocare urgentemente un incontro affinché si riesca a capire quali scenari potranno presentarsi, nella speranza di trovare soluzioni occupazionali per i lavoratori implicati. 

Ugualmente allarmanti sono state le dichiarazioni di Carmela Tarantini e Antonio Arcadio, rispettivamente segretario generale di Lecce e della Puglia di Cisl Fisascat (Federazione Italiana Sindacati Addetti Servizi Commerciali Affini Turismo), che hanno chiesto un incontro chiarificatore rivolgendosi al Commissario Giudiziale per ottenere informazioni precise che permettano di avere visibilità sul futuro aziendale, dal momento che la situazione “poco chiara e molto confusa” riguardava un aspetto nazionale. Tarantini e Arcadio hanno denunciato, all’interno di uno scenario già fragile, “la situazione drammatica del commercio dei prodotti elettronici impegnato nella lotta di sopravvivenza contro l’e-commerce. Non solo mancano politiche attive per il lavoro -hanno fatto sapere i dirigenti Cisl-, ora si aggiungono anche le chiusure di esercizi commerciali”.

Sulla questione sono intervenuti anche i primi cittadini delle città di Gallipoli e Casarano. Stefano Minerva ha già incontrato una delegazione di lavoratori del punto vendita Trony della città per esprimere la sua solidarietà e la sua disponibilità a trovare tutti gli strumenti per risolvere al meglio la delicata questione. A tal proposito ha chiesto all’assessore regionale al Welfare Sebastiano Leo di interessare la Regione Puglia e alla direzione della Vertex di aprire un tavolo di incontri per fare luce sulla questione. Gianni Stefano ha anch’egli interessato l’assessore Leo dopo aver ricevuto i sindacati e i lavoratori di Casarano che hanno informato il sindaco delle loro preoccupazioni circa la salvaguardia del posto di lavoro e le retribuzioni congelate. 

 

Trony, Euronics, MediaWorld e Unieuro: le grandi vittime dell’e-commerce

 

Ironia della sorte ha voluto che i cellulari acquistati presso uno dei negozi delle grandi catene Trony, Euronics, Unieuro o MediaWorld, oggi siano stati usati dalle stesse persone, ieri in fila per approfittare delle vantaggiose offerte, per dare una spallata decisiva, favorendo altri store on line come Amazon, a quei negozi che sembravano far parte di colossi indistruttibili.

È fallita il 15 marzo scorso DPS Group, società della famiglia Piccini incaricata di gestire Trony, con finora all’attivo 36 punti vendita, che rischia di lasciare a casa centinaia di lavoratori, mentre alcuni negozi Trony stanno iniziando a chiudere in alcune città italiane. I sindacati parlano di oltre 600, le stime reali si aggirerebbero attorno ai 400. Le dichiarazioni del patron di Trony, Stefano Belingheri, sono diverse: “È una fake news, lanciata sul web senza alcuna verifica”. Inoltre ricorda come la sua azienda sia attiva anche dal punto di vista della pubblicità. Sottolinea che “il fallimento è di Dps, non nostro” e ci tiene a far notare che il mercato dell’elettronica vale ancora 14,5 miliardi di euro.

Una cosa è certa: la crisi colpisce non solo Trony, ma anche altri marchi come Euronics, MediaWorld e Unieuro anche perché nel 2017 mentre il settore scendeva del 2%, l’e-commerce saliva di oltre il 9%. Tra i colpiti, Trony sembra pagare lo scotto maggiore. La crisi è imputabile a scelte sbagliate dal punto di vista manageriale e al commercio on line che trova terreno fertile tra i consumatori per almeno due ragioni: la comodità di ricevere a casa i prodotti ordinati e la possibilità di usufruire di sconti maggiori sui prezzi. Da qui i grossi negozi dovrebbero partire favorendo un processo che riconsideri tutto il marketing per ritornare ad essere competitivi. Pensiamo per esempio alla possibilità di coinvolgere i clienti con eventi presso i punti vendita o a delle giornate interamente dedicate a loro o ad altre iniziative che vadano nella direzione di sfruttare quelli che sono i vantaggi sull’e-commerce, in primis il rapporto umano con i clienti e l’immediatezza. 

Da Unieuro fanno sapere che la crisi avrebbe altre cause e non quelle legate all’e-commerce. Secondo Giancarlo Nicosanti Monterastelli, amministratore delegato del gruppo, “il settore non è stato al passo con le abitudini di acquisto dei consumatori, ciò che sta avvenendo è una selezione naturale tra chi accetta il cambiamento come un’opportunità e chi lo subisce”. Unieuro sin da subito ha puntato sul commercio on line, andando di fatto a combattere la battaglia contro colossi come Amazon direttamente sul loro campo. Non sembrano passarsela bene anche MediaWorld, colosso tedesco, con 115 punti vendita in Italia, che però ha chiuso con i conti in rosso, ha chiuso alcune sedi e ha annunciato 180 esuberi, mentre Euronics che ha perso 12 imprenditori che usavano il suo marchio, ne ha altri due in concordati e due grossi punti vendita nel centro Italia passati a Unieuro. 

Dalla Filcam-Cgil invece l’attenzione viene spostata sull’anello debole della questione, i lavoratori condannati a pagare il conto salato. In effetti pare che da dicembre siano stati pagati solamente al 20% dello stipendio. Se a livello nazionale i tre grossi sindacati chiederanno un incontro al curatore fallimentare e al Ministero allo Sviluppo economico, a livello pugliese sono già attivi con sit-in di protesta. 

 

Marco De Matteis 

 


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