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Un voto per la speranza

[02/03/2018] LECCE

Un voto per la speranza

In una lettera aperta indirizzata a tutti gli i partiti e i movimenti politici, l'Arcidiocesi di Lecce ha richiamato i candidati alle loro responsabilità rispetto alle aspettative da parte degli elettori 

 

A pochi giorni dal voto che deciderà le sorti del nostro Paese, l'Ufficio di Pastorale sociale e del lavoro dell'Arcidiocesi di Lecce ha inviato una lettera aperta ai candidati di tutte le forze politiche in campo, che vengono così chiamati in causa di fronte ad un appuntamento così importante. Lungi dal voler fare campagna elettorale, l'istituzione guidata da monsignor Michele Seccia (al centro nella foto) ricorda ai candidati come "ai cattolici, quando riconoscono la politica come la più esigente forma di carità, è richiesto di mettere in campo quel "supplemento d'anima" (come capacità di coltivare la speranza nonostante tutti i fallimenti della storia) e quel senso di distacco (che non vuol dire indifferenza ma, al contrario, capacità di discernimento) che, di fonte al grande circo delle promesse elettorali fantasmagoriche, aiutano a smascherare le demagogie, i populismi, gli istinti egoistici che sono alla base di quelle promesse". 

Un richiamo dunque al non fare promesse che non si potranno mantenere, in quanto "è illusorio pensare che i bisogni di chi cerca il lavoro, di chi lo ha perso, delle imprese che arrancano, delle famiglie che faticano a sostenere la crescita dei propri figli, possano essere soddisfatti in maniera efficace da una classe dirigente miope". Sbagliato anche strumentalizzare alcuni temi complessi come per esempio l'immigrazione e i giovani, ai quali si propone di "continuare ad essere sdraiati anziché essere generativi di desideri, come anche gli inciuci, i "cambi di casacca" e l'occupazione di poltrone senza mettere in atto reali processi di rinnovamento non aiutano il discernimento, negli elettori, condizione necessaria per un sano cammino democratico della nostra comunità. 

Il rischio, secondo l'Arcidiocesi, è che si alimentino sentimenti negativi già presenti, quali la disillusione, la stanchezza, l'indifferenza, il "tanto sono tutti uguali": tutte emozioni che oggi sono un lusso e che per noi cristiani sono anche un peccato. Anche perché lo stesso Papa Francesco esorta sollecita ad abbandonare un cristianesimo benpensante e chiuso nelle sagrestie, a favore di una Chiesa spiritualmente libera nell'esercizio del discernimento. 



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