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Un vaccino per la furbizia

[29/01/2021] PRIMO PIANO

Un vaccino per la furbizia

Le indagini dei Nas dei Carabinieri riguardano un centinaio di persone, tra cui numerosi impiegati amministrativi della Asl di Lecce (ma non solo) che durante la prima fase che ha interessato il personale sanitario, hanno ricevuto illecitamente il vaccino 

 

Percorsi privilegiati al fine di somministrare anticipatamente, a parenti e amici, il vaccino anti Sars-Cov-2 tanto atteso come luce di speranza per tutto il 2020: questa sarebbe l'ipotesi al vaglio degli inquirenti. Indagini simili sono state avviate in tutta Italia e in questi giorni anche a Lecce dove i Carabinieri dei Nas hanno richiesto l'elenco dei vaccinati ed ispezionato i nosocomi dove sarebbero state segnalate alcune anomalie. Sotto la lente di ingrandimento degli inquirenti sono finiti anche alcuni sms e messaggi WhatsApp che potrebbero confermare o smentire quanto segnalato. Stesso copione anche Brindisi, dove la situazione non sembra essere molto diversa, ed anche il Nord Italia non sembra essere "immune" al fenomeno. 

Al momento si tratta solo di ipotesi ed i magistrati dovranno esprimersi sulla base di quanto rilevato dalla polizia giudiziaria a seguito di alcune segnalazioni. La domanda, però, sorge spontanea: come è possibile che un gruppo di cittadini possa accedere prima del dovuto alle dosi vaccinali? Il dato certo è che le dosi in possesso del nostro Sistema Sanitario Nazionale hanno indicazioni e prescrizioni specifiche per la conservazione, la preparazione e la somministrazione all'utenza (da ogni vaccino si possono ricavare al massimo 6 dosi). Se al momento in cui dovrebbe avvenire la somministrazione attraverso iniezione intramuscolare non sono presenti tutti i pazienti registrati per la vaccinazione, le dosi restanti dovrebbero essere necessariamente cestinate. L’ipotesi, dunque, è che quella che si tratterebbe di persone chiamate “last minute” per la vaccinazione dopo qualche défaillance tra i soggetti in programma per la giornata. Tra queste, un centinaio in tutto, numerosi impiegati amministrativi della Asl di Lecce -categoria la cui vaccinazione è prevista dopo che si saranno concluse puelle degli operatori sanitari ma non solo, si parla anche di amici e parenti. 

Oltre all’indagine dei Nas, è stata avviata un’indagine interna da parte del Nucleo Operativo Aziendale Covid della Asl di Lecce, attraverso controlli incrociati e la valutazione di ogni segnalazione, anche anonima. La stessa Asl ricorda come si è proceduto a creare un elenco di persone da vaccinare non solo per ogni giorno, ma anche per ogni fascia oraria della giornata lavorativa. Ogni aspirante al vaccino è stato inserito nell'elenco dei vaccinandi previo duplice contatto telefonico avvenuto sia col diretto interessato che, in alcuni casi, col direttore dell'Unità Operativa del dipendente sanitario. Intanto la controprova all'accaduto sarà data dal monitoraggio dei richiami. Il vaccino Pfizer, infatti, attualmente utilizzato per la prima fase vaccinale, prevede la somministrazione di due dosi distanziate almeno 21 giorni, fino ad un tempo massimo di 35 giorni, per conferire l'immunità del 95% nei confronti del virus. Pertanto eventuali "furbetti" o privilegiati che dir si voglia dovranno comunque sottoporsi ad un'eventuale seconda somministrazione.

 

A febbraio la fase due della vaccinazione: si inizia con gli over 80

 

Il ritardo di una settimana nella consegna delle dosi da parte della Pfizer, ditta produttrice del vaccino, non ferma il piano vaccinale messo in atto dalla regione puglia per la tutela degli ultra ottantenni e, più in generale, della salute di tutti i cittadini. Questo è quanto ha affermato, nei giorni scorsi, l'assessore regionale alla Salute Pier Luigi Lopalco, che si è mostrato deciso nella prosecuzione della campagna di immunizzazione delle persone maggiormente a rischio, nonostante l'annuncio della Pfizer del ritardo di una settimana nella consegna di circa 11mila dosi.

La Regione Puglia, infatti, aveva già preventivato possibili "contrattempi" da minimizzare con un piano logistico per individuare delle aree idonee alla somministrazione "di massa" e con una stretta collaborazione tra istituzioni regionali e medicina del territorio. "Il ritardo nei programmi di consegna è qualcosa di preventivabile -ha affermato Lopalco-. Si tratta di produzioni biologiche e non di compresse, dunque è possibile che vi siano rettifiche frequenti nella produzione. Ogni volta che si cambia, la variazione è sottoposta a nuovi controlli di qualità. L'azienda ha comunicato uno slittamento di una settimana. Se così sarà, non cambierà nulla nel nostro piano vaccinale."

I cittadini pugliesi, pertanto, potranno dormire sonni tranquilli perché le dosi al momento a disposizione delle nostre Asl sarebbero sufficienti per proseguire la campagna vaccinale come da calendarizzazione. La fase di vaccinazione degli operatori sanitari sta giungendo al termine, in Puglia. Molti operatori hanno già ricevuto la seconda dose ed ora si pensa alle fasce di popolazione più soggette alle complicanze dell'infezione. A cominciare dagli over 80 per i quali era previsto l'inizio dell'immunizzazione per i primi giorni di febbraio. I più "sfortunati" slitteranno, nella peggiore delle ipotesi, al massimo di una settimana. Altri potrebbero non accorgersene nemmeno. 

Dato non allarmante, anche in considerazione del fatto che, secondo numerosi studi scientifici, già la somministrazione della prima dose vaccinale porterebbe ad una protezione -una settimana dopo l'iniezione- del 70% nei confronti del virus. Pertanto, a breve, una quota non certo irrilevante di pugliesi potrà godere di un certo grado di protezione dall'infezione. Questo porterebbe, inevitabilmente, alla riduzione del numero dei possibili focolai di contagio. Il mese di febbraio è alle porte ma, probabilmente, potrà essere ricordato come il mese della svolta e non come un mese di imprevisti.

 

Pietro De Donno 



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