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Un anno senza Noemi

[07/09/2018] PRIMO PIANO

Un anno senza Noemi

Il 3 settembre 2017 la 17enne di Specchia scomparve senza lasciare tracce: fu ritrovata 10 giorni dopo sepolta sotto un cumulo di pietre, assassinata dal suo fidanzato 

 

Alcune coincidenze paiono accadere proprio per ricordare a tutti quanto cruda possa diventare la realtà quando un amore si trasforma in possesso accecante. È il caso della giovanissima Noemi Durini, 17enne di Specchia, che esattamente un anno fa moriva in una campagna isolata di Castrignano del Capo. Era l’alba del 3 settembre e Noemi non era ancora tornata a casa, la mamma Imma cominciava a preoccuparsi pensando a quali potevano essere i motivi dell’allontanamento: forse si era allontanata da sola o forse lo aveva fatto volontariamente per esprimere ribellione, dissenso. Appena 10 giorni dopo si scoprirà che la fine toccata in sorte a Noemi sarebbe stata ben peggiore di quella che è toccata alla 27enne di Tricase. 

La piccola Noemi ebbe difatti la sfortuna di fidarsi di quel ragazzo che le era stato accanto per tanto tempo ed era salita nella sua macchina, di notte, senza preoccuparsi di nulla. Ma fu il 13 settembre che cominciò il vero incubo, quando la famiglia di Noemi arrivava in Prefettura per partecipare al coordinamento per le ricerche della ragazza e contemporaneamente giungeva dal prefetto Claudio Palomba la drammatica notizia del rinvenimento del cadavere. Si era affievolita la speranza di ritrovare in vita la ragazza ma nessuno sospettava un epilogo così macabro: il corpo era a Castrignano del Capo, in una campagna in località “San Giuseppe”, sepolto sotto un cumulo di pietre. L’autopsia dirà che Noemi probabilmente era ancora viva quando era stata sepolta, traumatizzata con colpi in testa e con un coltello. 

A portare lì gli inquirenti, il suo assassino: Lucio, che aveva confessato e fatto ritrovare il corpo. Lucio si scoprirà presto come un ragazzo con gravi problemi psichici che venne poi arrestato per omicidio. Dal carcere minorile di Cagliari, dove era stato portato, ha poi ritrattato, si è contraddetto, ha cambiato versione più volte ma ad inchiodare il giovane ci sono persino le telecamere di sicurezza di un’abitazione di Specchia che mostrano i due fidanzatini insieme all’alba del 3 settembre, a bordo di una Fiat 500 di proprietà della famiglia del ragazzo. Ad un anno di distanza dal delitto il processo è alle battute finali: dopo l’udienza preliminare del maggio scorso, in cui si è deciso per il rito abbreviato senza nuova perizia psichiatrica, Lucio tornerà davanti ai giudici del tribunale dei minori e poi sarà emessa la sentenza definitiva. 

Cosa rimane oggi dell’omicidio efferato di una giovane donna? Resta il dolore profondo nel cuore di chi la conosceva e le voleva bene, resta lo sconcerto di una comunità che cerca giustizia per sé e per le famiglie colpite da questa tragedia e resta alla società civile non solo il dovere di rivedere gli stereotipi legati ai ruoli di genere, ma anche la consapevolezza di dover educare alla “prevenzione relazionale”: di fronte alla gelosia patologica, non c’è nessun amore che tenga. 

 

Serena Merico 



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