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Terra di mare e di vento

[25/09/2021] IN COPERTINA

Terra di mare e di vento

In Salento si torna a parlare di eolico offshore, con due progetti presentati per un totale di 76 pale da collocare nel bacino d’acqua compreso tra Vernole e Brindisi, tra i 15,5 e i 22 km di distanza dalla costa. Il tutto in linea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza promosso dal Governo, che punta ad investire sulle fonti naturali per produrre energia elettrica

 

Salento: terra di sole, mare e vento. No, non è l'ennesimo spot retorico sul territorio salentino, la cartolina per conquistare vecchi e nuovi turisti con le bellezze delle nostre coste, le giornate soleggiate miste alle folate di vento. Sono semplicemente i tre elementi naturali che protagonisti della transizione ecologica targata energie rinnovabili. D'altronde il ministro Roberto Cingolani, volto noto nel Salento per essere stato docente ordinario di Fisica e fondatore dell'Istituto di Nanotecnologia dell'Università del Salento, nei giorni scorsi all'Espresso ha dichiarato che “energia solare ed eolico sono il nostro petrolio”, grazie ai quali diventare una potenza energetica. 

Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) promosso dopo l'emergenza Covid-19 punta molto sulle nuove fonti di energia, alternative al carbone e al petrolio. Usare, dunque, gli elementi naturali per produrre energia alternativa ai fossili. E così dopo i pannelli solari che hanno invaso le nostre campagne, le pale eoliche che si affacciano sul nostro paesaggio dell'entroterra, la nuova frontiera, e nemmeno tanto nuova, potrebbe essere costituita dall'eolico offshore. La notizia è proprio di questi giorni, rilanciata prontamente dai media: la società milanese Iron Solar srl nelle scorse settimane ha depositato la richiesta per la concessione demaniale marittima trentennale per la realizzazione di un megaimpianto da 560 MW al largo delle coste salentine, che si aggiunge al progetto -già presentato- di TG Energie Rinnovabili srl da 108 MW; i Comuni interessati, oltre a Lecce, sono quelli di Vernole, Trepuzzi, Squinzano, Torchiarolo, San Pietro Vernotico, Brindisi per un bacino d'acqua complessivo di 1.710.473,2 metri quadrati tra i 15,5 e i 22 km al largo dalla costa. 

Al momento i primi passi burocratici sono stati mossi: dopo la domanda di concessione demaniale presentata lo scorso maggio, Iron Solar in una seconda fase ha risposto direttamente all'invito del Ministero della Transizione Ecologica in merito alle manifestazioni di interesse per la realizzazione di impianti eolici offshore flottanti. Un bando che era stato ‘aperto’ dal dicastero a fine giugno e che ora si sposta verso i tavoli tecnici che dovranno studiare i progetti presentati. 

Nel frattempo, per competenza, la Capitaneria di Porto di Gallipoli ha trasmesso copia degli atti ai Comuni coinvolti. Il prossimo 2 ottobre scadranno i termini per la presentazione delle osservazioni o di eventuali domande concorrenti sullo stesso specchio acqueo. Dopodiché si darà corso alle pratiche inerenti alla concessione demaniale. 

 

Dal Governo una parola d'ordine: energia alternativa 

 

I Governi nazionali, soprattutto quelli europei, post pandemia da Covid-19 hanno dato un'accelerazione decisiva per l'abbandono delle energie derivanti dalla combustione di fossili come petrolio e carbone. Il futuro prossimo saranno auto elettriche, senza benzina né diesel, o a metano; stesso dicasi per l'intero comparto industriale che sta studiando le alternative per rendere sostenibile, oltre che l'ambiente, anche la propria economia.

Quello presentato da Iron Solar non è tra i primi e non sarà uno degli ultimi progetti finalizzato a sfruttare la forza degli elementi naturali per produrre energia elettrica. Ma vediamo nello specifico cosa prevede il progetto per il quale è stata avanzata la richiesta trentennale di concessione demaniale. Si tratta di un impianto di 40 pale da 14 MW ciascuna, per un totale di 560 MV. Un vero e proprio parco eolico galleggiante, le cui torri dovrebbero poggiare su fondazioni fluttuanti suddivise in otto “sottocampi”.

Ma come funziona nel concreto un parco eolico galleggiante? Sostanzialmente sfruttano la forza del vento (che in alto mare raggiunge una velocità più elevata e costante rispetto alla terraferma) per generare energia pulita e rinnovabile. Per farlo al meglio vengono installate mega-strutture posizionate sui fondali e dotate delle più moderne innovazioni tecniche. Gli svantaggi principali sono l'intermittenza della fonte primaria, vale a dire l'intensità e la costanza di vento, e i costi di manutenzione e gestione che potrebbero essere elevati, con l'azione delle onde e possibili tempeste di vento che rischiano di danneggiare le pale. 

Dopo quello di Taranto, per il quale i lavori sono già iniziati nei giorni scorsi, potrebbe toccare a Lecce e Brindisi ospitare un nuovo impianto eolico in mare, in un'area prospiciente a quella che è in fase di autorizzazione avanzata a firma di TG Energie Rinnovabili srl. In quest'ultimo caso si tratterebbe di 36 torri fissate sul fondale, ad una distanza di circa 5 km da Cerano, per un potenziale complessivo di 108 MW. Dopo l'approvazione del Comitato Tecnico VIA del 2017, ci fu il tentativo della Regione Puglia di ostacolare l'opera; nel 2020 il Consiglio di Stato è intervenuto per sbloccare l'impasse. 

Si tratta di due progetti con alcuni punti in comune, con Iron Solar che sfrutterebbe il cavidotto marino per proseguire a terra con un ulteriore elettrodotto con allaccio alla stazione elettrica Terna di Brindisi sud. Secondo la società milanese si tratterebbe di due opere dagli impatti cumulativi piuttosto trascurabili, nonostante prevedano la costruzione di ben 76 pale eoliche. Le torri sorgerebbero a 16 km da Torre Chianca, a 17 km da Torre Rinalda e San Cataldo, a 19 km da San Foca e a 20 km da Casalabate. Non resta che attendere il 2 ottobre per sapere se ci sono eventuali osservazioni o altri progetti presentati per lo stesso specchio d'acqua. 

 

Alessio Quarta - foto: Eunews.it



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