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Tap: work in progress

[02/11/2018] IN COPERTINA

Tap: work in progress

Dopo il definitivo via libera del Governo, sono ripresi i lavori nelle campagne tra San Foca e Melendugno per la costruzione del terminale di ricezione che accoglierà il gasdotto Trans-Adriatic Pipeline e nel mare di fronte a San Basilio è giunta la nave “Adhemar de Saint Venant”, per la posa delle strutture necessarie allo scavo. E mentre il presidente USA Donald Trump insieme a Salvini plaudono al lavoro del premier Conte, i No Tap chiedono a gran voce le dimissioni della ministra Lezzi e degli altri parlamentari 5 Stelle

 

La tanto attesa decisione è arrivata: Tap si farà. È arrivato nei giorni scorsi il benestare dal Governo gialloverde con in testa il premier Giuseppe Conte. Esulta la Lega di Matteo Salvini, da sempre favorevole all'opera; mastica amaro il Movimento 5 Stelle che in campagna elettorale aveva promesso di fare di tutto per evitare che il gasdotto approdasse a San Foca, anche al costo di denunciare il trattato e aprire degli arbitrati internazionali. Niente di tutto questo è avvenuto. Anzi, per evitare di dover pagare eventuali ingenti risarcimenti qualora l'opera fosse stata bloccata, i parlamentari pentastellati hanno ingoiato il boccone dando il via libera definitivo alla realizzazione del gasdotto Trans-Adriatic Pipeline che porterà il gas dall’Azerbaigian all'Europa attraverso l'Albania e la Grecia sino all'approdo nella marina di Melendugno. 

Una decisione che era nell'aria da alcune settimane, in particolar modo da quando il sindaco di Melendugno Marco Potì era stato convocato a Roma per una riunione con il premier Conte, la ministra per il Sud, Barbara Lezzi, il ministro dell'Ambiente, Giuseppe Costa, e il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Andrea Cioffi. In quell’occasione era stato richiesto un ulteriore approfondimento ai tecnici del Ministero per l'Ambiente per vagliare possibili illegittimità nelle autorizzazioni che, invece, non sono state riscontrate. 

L'ufficializzazione della decisione è arrivata via social network direttamente da Giuseppe Conte che spiega i motivi alla base della scelta e fa da parafulmine per evitare l'accanimento contro i 5Stelle: “Abbiamo effettuato un'analisi costi-benefici, abbiamo dialogato con il territorio, abbiamo ascoltato le istanze e studiato i documenti presentati dalle autorità locali. Ad oggi non è più possibile intervenire sulla realizzazione di questo progetto che è stato pianificato dai governi precedenti con vincoli contrattuali già in essere... Interrompere la realizzazione dell'opera comporterebbe costi insostenibili pari a decine di miliardi di euro”.

Dichiarazioni che, però, non hanno placato gli animi, polarizzati tra chi rimprovera ai parlamentari 5 Stelle di aver tradito le promesse elettorali e i grillini che si sentono accerchiati e rimandano le colpe ai governi precedenti. Intanto, i lavori sul cantiere sono ripresi e se a Masseria del Capitano il titolare ha bloccato i mezzi di Tap perché l'affitto era scaduto, in mare si muove la “Adhemar de Saint Venant”, la nave battente bandiera lussemburghese che è deputata all'installazione delle palancole necessarie ad attutire la dispersione del sedimento marino una volta che sarà attivata la trivella. Resta, perciò, in vigore il divieto di fare qualsiasi attività nelle acque di San Basilio fino al 31 dicembre. 

 

Penali? No, solo risarcimenti 

 

“Da ministro dello Sviluppo economico ho studiato le carte del Tap per tre mesi. Vi posso assicurare che non è semplice dover dire che ci sono delle penali per quasi 20 miliardi di euro. Ma così è, altrimenti avremmo agito diversamente”. Con queste dichiarazioni a caldo il Ministro per lo Sviluppo Economico Luigi Di Maio ha provato a smarcarsi sulla questione della Trans-Adriatic Pipeline che approderà a San Foca. E ai cronisti che gli chiedevano se il Movimento 5 Stelle fosse a conoscenza dell'esistenza delle penali durante la campagna elettorale il vicepresidente del Consiglio ha risposto negativamente: “Non ci hanno mai detto che c'erano penali da pagare”. 

E, infatti, penali da pagare non ve ne sono perché non c'è nessun contratto tra lo Stato e il Consorzio Tap. Si tratta, infatti, di un'opera privata e non pubblica. Tutt’al più potrebbero esserci dei risarcimenti qualora venisse ritirata un'autorizzazione previamente concessa e quindi si dovrà rispondere dei danni economici provocati alle aziende coinvolte. La conferma che i pentastellati erano a conoscenza del fatto che non ci fossero penali, così come esplicitato dal lessico giuridico, arriva direttamente dal Ministero dello Sviluppo Economico lo scorso 27 settembre quando l'ingegnere Gilberto Dialuce, direttore generale del Mise, firma la risposta ad alcune associazioni, comitati e cittadini di Melendugno: “La quantificazione dei costi di abbandono divulgata dalla stampa ha come fonte la Società di Stato azera SOCAR, non si tratta pertanto di conteggi effettuati dal Governo italiano o da questo Ministero. Il Tap è un'opera la cui realizzazione non prevede finanziamenti dello Stato italiano: un’eventuale revoca dell'autorizzazione rilasciata e riconosciuta legittima da tutti i contenziosi amministrativi, col conseguente annullamento del progetto, causerebbe una serie di danni a soggetti privati (la società costruttrice, le società che hanno avuto appalti di lavori, gli esportatori del gas azero, gli acquirenti che hanno già firmato contratti di acquisto venticinquennali del gas con consegne del gas in Italia a partire dal 2020) e pubblici, configurando richieste di rimborso degli investimenti effettuati nonché dei danni economici connessi alle mancate forniture, anche al di fuori del territorio italiano, nei confronti dello Stato italiano, attivando cause o arbitrati internazionali in base alle convenzioni internazionali firmate dall'Italia che proteggono gli investimenti esteri effettuati da privati, motivati anche dalla violazione dell'Accordo Intergovernativo sottoscritto e ratificato dal Parlamento italiano”. 

 

L’incognita sulla Valutazione di Impatto Ambientale e la Legge Seveso

 

Se la politica, dal Pd a Forza Italia al Movimento 5 Stelle, non è riuscita a dare risposte concrete al grido di dolore che arriva da un intero territorio, qualche risposta positiva potrebbe arrivare dalla Magistratura. Tra i diversi filoni di inchiesta in giro per mezza Italia resta in piedi quella portata avanti dalla Procura di Lecce e relativa alla superperizia per accertare se il metanodotto che approda a San Foca debba essere considerato o meno opera unica rispetto alla condotta Snam, quella vale a dire che servirà per mettere in collegamento i 55 km che collegano Melendugno a Mesagne, traguardo finale dell'opera. 

Dall'esito dell'indagine potrebbe emergere, infatti, la necessità di una nuova Valutazione di Impatto Ambientale, oltre a capire l'applicabilità della Legge Seveso sul rischio di incidenti rilevanti. È chiaro che qualora ciò avvenisse tutto il progetto sarebbe rimesso in discussione. Il 24 aprile si è proceduto con il conferimento dell’incarico ai periti e la formulazione dei quesiti, ma nei giorni scorsi su richiesta del presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano, il sostituto procuratore Valeria Farina Valaori ha disposto la revoca dall'incarico dell'ingegnere Fabrizio Bezzo, docente all'Università di Padova come Giuseppe Maschio, consulente di Tap. 

Ora bisogna attendere la presentazione del documento che, dopo una proroga di due mesi, dovrebbe arrivare il 18 novembre. 

 

Alessio Quarta 



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