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Spirito vincente

[20/04/2018] IN COPERTINA

Spirito vincente

Il Vinitaly di Verona ha decretato il successo dei vini pugliesi, che registrano un +21,5% nell’export, mentre aumenta la quantità di vigneti coltivati senza pesticidi e fertilizzanti chimici (oggi sono 16mila ettari). E se il primitivo è al secondo posto in Italia della classifica dei vini più venduti nel 2017, i rosati conquistano sempre più i buongustai, raggiungendo quota 9% del mercato 

 

La Puglia sempre più terra di vini. Buoni da gustare, buoni da esportare. Il timbro su quella che era una tendenza piuttosto significativa degli ultimi anni e che oggi si è trasformata in assoluta certezza lo dà, come al solito, il conforto dei numeri che parlano chiaro. In maniera inequivocabile. 

Nel 2017 l'esportazione dei vini pugliesi ha fatto registrare cifre da capogiro, arrivando a toccare il record del +21,5% rispetto all'anno precedente. Sono questi i dati forniti da Coldiretti Puglia su dati Istat nei giorni in cui è andato in scena il Vinitaly (dal 15 al 18 aprile scorso), la rassegna più prestigiosa in Italia dedicata al nettare di Bacco e una delle più rinomate a livello europeo. 

Un valore complessivo che si aggira attorno ai 149 milioni di euro, con cui il comparto vitivinicolo scala i vertici dell'economia pugliese. E a beneficiarne è un intero indotto che non si limita soltanto alla cura dei vitigni, alla vendemmia, al lavoro delle cantine: non c'è settore in cui i benefici del vino non si facciano sentire. 

Di pari passo con l'aumento delle esportazioni, inoltre, c'è da registrare la vertiginosa crescita della produzione biologica delle uve, in ottemperanza ai dettami europei. Nel 2017 ben 15.990 ettari sono stati coltivati in maniera biologica, contro i 10.866 dell'anno precedente. Il primitivo pugliese, con un aumento del +21%, è al secondo posto in Italia della classifica dei vini che hanno avuto il maggior incremento nelle bottiglie acquistate nel 2017.

"Il ruolo del settore vitivinicolo per l'economia e il lavoro nel Mezzogiorno e in Puglia è determinante -sottolinea il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele-. La provincia di Foggia è al secondo posto in Italia per ore di lavoro create nel settore del vino e innumerevoli sono le opportunità di lavoro per chi è impegnato direttamente in vigne, cantine e nella distribuzione commerciale, ma anche in attività connesse, di servizio e nell'indotto che si sono estese negli ambiti più diversi, dall'industria vetraria a quella dei tappi, dai trasporti alle assicurazioni, da quella degli accessori, come cavatappi e sciabole, dai vivai agli imballaggi, dalla ricerca e formazione alla divulgazione, dall'enoturismo alla cosmetica e al mercato del benessere, dall'editoria alla pubblicità, dai programmi software fino alle bioenergie ottenute dai residui di potatura e dai sottoprodotti della vinificazione”. 

 

Sempre più agricoltura biologica nelle vigne pugliesi

 

Tra i tanti numeri positivi che il settore enologico fa registrare ve n'è uno su cui focalizzare maggiormente l'attenzione, vale a dire il sensibile incremento della produzione di uva biologica. Stando alle stime di Coldiretti un ettaro su 8 in Puglia viene coltivato in modo biologico, cioè senza l'uso di pesticidi e fertilizzanti chimici, un dato che è testimoniato dalle numerose etichette di vini prestigiosi presenti al Vinitaly di Verona, recanti il logo europeo che distingue le produzioni biologiche. 

Oggi la Puglia è la seconda regione d'Italia nel segmento del vino bio e biodinamico con 15.990 ettari. Merito anche dell'entrata in vigore del regolamento europeo n. 203/2012 che ha delineato le norme sulla vinificazione approvate dallo Standing Committee on Organic Farming (SCOF), il Comitato permanente per l'agricoltura biologica. Dal vigneto alla bottiglia si applicherà integralmente il dispositivo comunitario, a maggior garanzia dei consumatori e degli stessi viticoltori. Fino a poco tempo fa era possibile etichettare i vini solamente come prodotti di “uva da agricoltura biologica”, oggi, invece, è l'intero processo di produzione e di etichettatura a dover rispettare determinati parametri su coadiuvanti di processo e sulle tecniche che si possono utilizzare, oltre che porre dei limiti sull'utilizzo dei solfiti. I vini rossi secchi bio hanno un limite massimo di 100 mg/l, per i bianchi secchi il limite è di 150 mg/l. 

“Il vino oggi testimonia un processo di rigenerazione realizzato da un sistema di imprese che si è posto l’obiettivo -ha specificato Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia- di offrire nel bicchiere un intero territorio fatto del patrimonio genetico dei suoi vitigni, delle sue ricchezze endogene, del clima, di paesaggio, di testimonianze artistiche e naturali, con un occhio attento all’innovazione e alle tendenze del consumo. Da qui, per esempio, la nascita del Vegamaro, la prima bottiglia di negroamaro in purezza dedicata a vegani e vegetariani, prodotto dalla cantina Feudi di Guagnano, in cui non c'è traccia alcuna di sostanze di origine animale in nessuna delle fasi produttive (dalla vinificazione al finissaggio, dall'affinamento all'imbottigliamento). 

Anche il packaging che va dall'etichetta alla bottiglia, dal tappo alla scatola, sono stati pensati e realizzati nell'ottica dell'eco sostenibilità, per cercare di raggiungere quella fetta di consumatori costantemente in aumento e sempre più attenta all'ambiente e al rispetto del mondo animale.

 

Alessio Quarta 



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