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Senza reddito né dignità

[20/04/2018] PRIMO PIANO

Senza reddito né dignità

Sono molti gli aventi diritto al ReD, misura contro la povertà istituita dalla Regione Puglia, a lamentare di non ricevere da mesi quanto spetta. Nel mirino l’Inps, incaricata delle erogazioni

 

Nel 2016 in Italia vivevano circa 10,5 milioni poveri, il numero più alto in tutta Europa. E mentre il Movimento 5 Stelle propone di contrastare questo fenomeno con il “Reddito di Cittadinanza”, la Regione Puglia, unica in Italia, ha istituito nel 2016 il Reddito di Dignità (ReD), uno strumento di contrasto alla povertà assoluta e che consiste nell’erogazione di un beneficio economico bimestrale ai cittadini pugliesi in gravi difficoltà economiche e disposti a sottoscrivere un patto individuale di inclusione sociale e lavorativa attiva (tirocini, progetti di sussidiarietà, lavoro di comunità). La Regione Puglia, inoltre, si è distinta anche per essere stata la prima ad aver attivato una piattaforma per la presentazione delle domande di accesso al ReD e al ReI (Reddito di Inclusione), strumento simile al ReD e istituito dal D.lgs n. 147/2017. 

Già dalla metà del 2017, però, sono stati denunciati ritardi nell’erogazione delle indennità: il procedimento prevede che la Regione trasferisca le somme all’Inps, il quale ha il compito di versarle sulle carte elettroniche consegnate ai soggetti che usufruiscono del ReD ed è qui che il procedimento si blocca. A far sollevare le proteste dei cittadini, inoltre, anche l’impossibilità dei Comuni e della stessa Inps di fornire chiarimenti sulla vicenda. 

Una situazione di stallo che pare permanga nonostante le rassicurazioni dell’assessore regionale al Welfare Salvatore Ruggeri, che nei scorsi giorni aveva garantito il pieno regime dei pagamenti. Delle 47mila domande presentate, sono state 19mila quelle ammesse, di cui il 63% beneficiarie sia del SiA (istituto precedente rispetto al ReI) che del ReD. Ruggeri ha spiegato che per 3.500 richiedenti non è ancora stata completata la presa in carico (si tratta di casi registrati soprattutto nei capoluoghi pugliesi), per 10.500 sono stati elargiti a fine marzo i pagamenti bimestrali fino a novembre-dicembre 2017, per mille è invece previsto a breve il pagamento del loro primo bimestre, gennaio-febbraio 2018; gli altri hanno invece rinunciato al beneficio. 

I ritardi sono stati spiegati da Ruggeri come la conseguenza dell’ampia mole di pagamenti a cui doveva provvedere l’Inps, soprattutto in merito al bimestre novembre-dicembre 2017, mentre per altri la causa è da ricercare nella procedura di invio dell’atto di pagamento che gli Ambiti territoriali, che sottoscrivono i patti di inclusione, ancora non hanno completato. 

 

“Da mesi senza pagamenti: perché l’Inps non vuole adempiere?”

 

Le rassicurazioni di Salvatore Ruggeri non sembrano trovare conferma nelle parole di uno dei tanti salentini che hanno avuto accesso al Reddito di Dignità, il quale conferma di non aver ricevuto nessuno pagamento da settembre: “Io e tanti altri soggetti nella mia stessa situazione aspettiamo ancora che ci vengano accreditati i bimestri novembre-dicembre, gennaio-febbraio e marzo-aprile -afferma M.C.-. Negli scorsi giorni c’è stato un tavolo tecnico, ma a quanto pare si è discusso sì del ReD e dell’introduzione del ReI, ma non della mancata liquidazione di quanto ci aspetta”. 

È l’Ambito di Martano quello che più di altri sembra soffrire di questa criticità, ma la situazione non è certo di gran lunga migliore negli altri, e il principale responsabile viene individuato in un unico ente: “L’Inps ha il compito di accreditare le somme previste sulla nostra carta elettronica, ma ancora non lo ha fatto ed è questo che non riusciamo a capire. La Regione afferma di aver erogato il denaro necessario, ma ancora non abbiamo ricevuto nulla. In realtà, l’ultimo passaggio vede intervenire le Poste Italiane che, però, sollecitate anche da noi, hanno chiarito che non possono trattenere del denaro per più di quattro giorni, perché altrimenti si configurerebbe il reato di appropriazione indebita”. 

Nel mirino del cittadino salentino anche il meccanismo relativo all’elargizione del ReI: “La Regione Puglia oggi ha un’unica piattaforma telematica con la quale presentare on line la domanda per accedere al ReI e al ReD -sottolinea M.C.-; chi non viene ammesso ad uno, entra nell’altro. Prima dell’introduzione del ReI, c’era invece il SiA (Sostegno per l’inclusione attiva), una misura sperimentale attraverso la quale, però, le some venivano erogate. La Regione Puglia ha poi accorpato il SiA al ReD per alcuni soggetti secondo una particolare graduatoria, con la conseguenza di avere diritto ad un pagamento più alto. Ora, però, il ReI ha sostituito il SIA e questo ha portato chi usufruiva di questa ultima misura a fare domanda per accedere alla nuova. Il ReI ha una durata di 18 mesi, ma coloro che usufruivano del SIA-ReD si sono visti ridurre il periodo di tanti mesi quanti ne avevano già trascorsi con questa ultima misura”. 

Il nodo principale, però, resta quello relativo al ritardo dei pagamenti, una criticità per la quale sono state avviate delle azioni: “Attraverso l’avvocato Mario Lorubbio, delegato provinciale di Federconsumatori, ci muoveremo per chiedere chiarimenti e garanzie sull’erogazione di quanto dovuto; si tratta di denaro di cui tutti noi abbiamo bisogno, considerando inoltre che non ci è consentito prelevare più di 240 euro al mese. Da rivedere, inoltre, anche il meccanismo di erogazione, che vede intervenire troppi soggetti: Regione, Inps e Poste”. 

Infine, un ringraziamento alla politica: “Devo dare atto che numerose forze politiche hanno presentato delle interrogazioni in Regione per venire a capo di questa situazione e un pensiero va anche al sindaco di Bagnolo, Sonia Mariano, che ha sostenuto le nostre istanze parlando attraverso la stampa locale. Mi sento di difendere la Regione, perché è l’Inps che non sta adempiendo il suo dovere; d’altronde, quando ci chiede di ottemperare a dei pagamenti è sempre puntuale -conclude M.C., quando invece deve elargire si prende il tempo che vuole”.

 

ReI e ReD: ecco le differenze 

 

Sono due le misure di contrasto alla povertà, entrambe subordinate a progetti lavorativi e di inclusione sociale. Il ReI (Reddito di Inclusione) è uno strumento nazionale che consiste in un beneficio economico erogato attraverso una carta elettronica e per accedervi è necessario che il nucleo familiare comprenda almeno uno di questi soggetti: un minorenne, un disabile con genitore o tutore, una donna in gravidanza, un disoccupato di almeno 55 anni. A partire dal 1° luglio prossimo, però, il ReI diventerà universale e varranno solo i seguenti congiunti requisiti economici: ISEE non superiore a 6mila euro, ISRE fino a 3mila, patrimonio immobiliare (esclusa la propria abitazione) fino a 20mila euro e patrimonio mobiliare non superiore a 10mila. Il beneficio va da 187,50 euro (un componente) a 539, 82 euro (6 o più componenti). 

Il ReD (Reddito di Dignità) è invece una misura istituita dalla Regione Puglia che chiede di rispettare le soglie ISEE e ISRE previste dal Rei, mentre cambiano gli altri requisiti: assenza di figli minorenni, residenza in Puglia da almeno un anno e altri elementi da determinare con appositi provvedimenti. Il beneficio massimo è di 600 euro, ma non è escluso il binomio Red-ReI per i nuclei con la presenza di minori. 

 

Alessandro Chizzini 



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