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Salvatore Bisanti: "In Salento si fa poca prevenzione per le emergenze ambientali"

[22/11/2019] IN COPERTINA

Salvatore Bisanti: "In Salento si fa poca prevenzione per le emergenze ambientali"

A parlare è il presidente del Coordinamento provinciale di Protezione Civile, il quale sottolinea l’importanza per i cittadini di essere preparati ad affrontare eventi che i cambiamenti climatici in atto renderanno sempre più frequenti 

 

I cambiamenti climatici sono evidenti ai più e la situazione andrà inasprendosi nei prossimi anni, a detta degli esperti. Motivo per cui è auspicabile una netta inversione di tendenza nel modo di intendere e prevenire emergenze che il territorio salentino non era abituato a vivere: frequenti nevicate abbondanti, caldi torridi, grandinate, piogge torrenziali. Ne abbiamo parlato con Salvatore Bisanti, presidente del Coordinamento provinciale di Protezione Civile. 

Presidente Bisanti, il nostro territorio è realmente preparato ad affrontare questi tipi di fenomeni atmosferici? 

Non proprio: sono eventi insoliti, rari e le cose stanno ogni anno peggiorando. Nell'ultimo caso ci sono state onde anomale. Per questo tipo di emergenze i Comuni non sono pronti in termini di attrezzature, per fortuna le nostre associazioni sono dotate di adeguate strumentazioni per affrontare problemi idrogeologici. Di fronte a questo tipo di evento si può intervenire sul post, prevenzione non ne viene fatta. 

Come entrate in azione in queste situazioni?

Noi come Coordinamento avevamo dato l'allerta arancione segnalando di prestare la massima attenzione perché sapevamo che sulla costa calabrese era stata data l'allerta rosso. Con l'allerta arancione tutti i Comuni sono obbligati ad attivare il CoC (Centro Operativo Comunale) che, se non è in grado di gestire la situazione con i volontari dell'associazione presente sul territorio fa richiesta alla Sala Operativa della Regione Puglia affinché mandi volontari da altri Comuni. 

Il 12 novembre, con la prima allerta arancione, c'è stata una divergenza nella discrezionalità dei sindaci sul tenere aperte o chiuse le scuole. C'è una sottovalutazione del pericolo in questi casi? 

È qualcosa che è balzata agli occhi di tutti. Fossi sindaco, con un'allerta arancione terrei sempre chiuse le scuole, non solo per i bambini che vanno a lezione, ma anche per la viabilità e il traffico. In molti Comuni, inoltre, le fogne bianche sono state dimensionate in base a quello che era lo storico delle precipitazioni in quel luogo, ma le tubazioni ora non riescono a reggere la quantità di precipitazioni che arrivano molto abbondanti in pochi minuti. In più si è aggiunto il vento a 105-110 km orari, insolito da queste parti, e i lidi non hanno strutture adeguate a certe raffiche. 

La sfida del futuro sarà quindi quella della prevenzione? 

Direi anche del presente. Le scuole, ad esempio, vanno messe in sicurezza perché non è normale che i vetri delle aule arrivino sui banchi dei ragazzi, come accaduto in questi giorni. I piani comunali di Protezione Civile per legge devono essere divulgati alla cittadinanza, invece sono pochissimi i Comuni ad averlo fatto e pochi i cittadini (esclusi i volontari) che partecipano ai corsi o alle esercitazioni. Con i piani comunali, che non dovrebbero essere dei semplici copia-incolla, ogni cittadino davanti ad un'emergenza dovrebbe sapere cosa fare, un po' come accade in Giappone, e invece non vengono resi noti, motivo per cui piccole emergenze che potrebbero essere gestite autonomamente creano il panico. 



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