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Regione Puglia, quel pasticcio brutto del trattamento di fine mandato

[25/09/2021] PRIMO PIANO

Regione Puglia, quel pasticcio brutto del trattamento di fine mandato

I consiglieri regionali sono stati i protagonisti di una ben poco edificante azione amministrativa, quando hanno prima reintrodotto quasi di nascosto il Tfm e poi sono ritornati sui loro passi di fronte alle polemiche pervenute da più parti e in vista delle elezioni

 

Mantenere un'immagine pubblica rispettabile sembra ormai essere diventato un esercizio complicato per un rappresentante delle istituzioni. Nessuno vuole generalizzare, sia chiaro, ma in alcuni casi sembra difficile non cadere nel più classico populismo, che poi tale alla fine non è. E a rafforzare l'immagine di una casta attenta solo ai propri privilegi ci hanno pensato i consiglieri regionali pugliesi, che nella seduta dello scorso 27 luglio avevano approvato all'unanimità l'emendamento che aveva reintrodotto il trattamento di fine mandato (Tfm); tradotto in numeri, ai componenti dell'assise di Viale Capruzzi non sarebbero spettati più "solo" 120mila euro lordi a legislatura, ma anche altri 7.100 euro lordi per ogni anno passato in Consiglio, con un contributo a carico di ogni componente dell'1%, per un totale di 2 milioni a carico della Regione per ogni 5 anni di legislatura. 

Niente è stato lasciato al caso, perché il beneficio era stato previsto anche agli eredi in caso di morte del consigliere e con l’applicazione del principio di retroattività, coinvolgendo anche tutti i consiglieri in carica dal 2013; il Tfm, infatti, era stato abolito nel 2012, insieme ai vitalizi, dall'Amministrazione Vendola. "L'ammontare dell'indennità di fine mandato è fissato nella misura dell'ultima mensilità dell'indennità di carica lorda percepita da consigliere cessato dal mandato, moltiplicata per ogni anno di effettivo esercizio del mandato"; così recita il secondo comma dell'articolo aggiuntivo ad un disegno di legge sui debiti fuori bilancio che aveva ripristinato il Tfm. 

Un emendamento firmato dai capigruppo delle forze politiche presenti in Consiglio che, spinti da un improvviso spirito di solidarietà e collaborazione, hanno per una volta messo da parte i loro contrasti per seguire un comune obiettivo; i sottoscrittori sono Filippo Caracciolo (Pd), Gianfranco Lopane (Con), Davide Bellomo (Lega), Stefano Lacatena (Fi), Ignazio Zullo (FdI), Paolo Dell'Erba (Misto), Massimiliano Stellato (Popolari) e Graziella di Bari (M5S). Non appena la notizia è venuta alla luce, l'indignazione di opinione pubblica, associazioni, sindacati e di alcuni consiglieri non presenti in quella seduta non è tardata ad arrivare. Un polverone che aveva portato il presidente del Consiglio regionale, Loredana Capone, a convocare i capigruppo e ad accordarsi per un aumento del contributo a carico di ogni consigliere (dall'1 al 2-3%) e all'eliminazione della retroattività. Nessuna abrogazione, quindi, ma solo una sorta di alleggerimento della misura, rispettando il più possibile quanto previsto dall’intesa Stato-Regioni nel 2012.

Questo però non è bastato, nonostante siano stati molti i rappresentanti istituzionali a sottolineare la legalità e la legittimità della misura, tra cui lo stesso Michele Emiliano. La bomba ormai era scoppiata e nella conferenza dei capigruppo tenutasi negli scorsi giorni, l'emendamento è stato abrogato all'unanimità; sulla scelta ha pesato, almeno sui consiglieri di Pd e M5S, la presa di posizione di Enrico Letta e Giuseppe Conte, soprattutto in vista delle elezioni amministrative del prossimo ottobre. Non si è voluto correre il rischio di presentarsi alle urne con buona parte degli elettori avvelenati da una misura che, ancora una volta, concedeva alla classe politica un privilegio non necessario. D’altronde, è vero che la liquidazione auto-assegnatasi non viola nessuna norma ed è assolutamente lecita e legittima, ed è da sempre applicata anche in altre regioni, ma presenta aspetti etici a dir poco discutibili.

 

Una corsa per salvarsi la faccia? Le reazioni dei consiglieri dopo l’abrogazione

 

Una volta fatta la frittata, i protagonisti della vicenda sono corsi ai ripari, cercando di difendersi dalle accuse dell’opinione pubblica e fornendo le proprie spiegazioni. Uno dei primi a fare, parzialmente, ammenda è stato il capogruppo del Pd Filippo Caracciolo: “Seppure il Tfm sia riconosciuto dalla legge, sia legittimo e adottato in quasi tutte le Regioni italiane, ci siamo resi conto che è stato sbagliato il metodo di approvazione, perché la questione, soprattutto in un momento come quello attuale, critico da un punto di vista economico e sociale, a causa della pandemia”. 

Paolo Pagliaro, capogruppo di “La Puglia Domani”, segue invece la linea di Forza Italia, dichiaratesi disposta a rinunciare all’indennità solo che questa verrà devoluta alle cure per bambini con patologie gravi e degenerative, aggiungendo da par suo che “è la via più giusta per onorare il nostro mandato di consiglieri regionali, ricordando che già dal 29 luglio, due giorni dopo l’approvazione della norma che riammetteva il trattamento di fine mandato, avevo espresso l’intenzione di destinare quel che gli sarebbe spettato all’associazione Cuore Amico, che da 21 anni sostiene con iniziative concrete i piccoli salentini con disabilità gravi e le loro famiglie”. 

I consiglieri di Forza Italia, poi, provano a ridimensionare quanto accaduto: “La decisione di sostenere in bambini affetti da gravi patologie chiude una questione che sta dominando il dibattito politico più del dovuto, offuscando altri e tanti temi ben più rilevanti per il futuro della Puglia”. Poco soddisfatti, anche i consiglieri di Fratelli d’Italia che hanno presentato degli emendamenti attraverso i quali, oltre ad accettare l’abrogazione, si chiedeva che le nomine di consulenze fatte dal governatore non fossero a titolo oneroso e che gli ex consiglieri condannati per reati verso la pubblica amministrazione non percepissero più il vitalizio. Nessun vero passo indietro e nessun vero pentimento, ma semmai la sensazione che, appena le condizioni lo permetteranno, ci si attiverà nuovamente per ripristinare il Tfm. 

L’unica a festeggiare è invece Antonella Laricchia del Movimento 5 Stelle, che da subito aveva chiesto con forza l’abrogazione della misura, andando contro i suoi stessi colleghi di partito: “Il risultato più importante, ovvero l’abrogazione del Tfm, è stato finalmente raggiunto grazie all’indignazione dei pugliesi. Sono soddisfatta del risultato nonostante sia avvenuto in un contesto d’ipocrisia dei consiglieri che prima hanno approvato questo emendamento assurdo, senza averne data pubblica lettura, e oggi hanno dato vita a una corsa a per intestarsene l’abrogazione. Voglio ringraziare i giornalisti e i cittadini, perché grazie alla loro reazione hanno fatto tutti un passo indietro”.

 

Una lezione per il futuro del Consiglio regionale 

 

“Blitz” e “colpo di mano” sono alcune delle espressioni usate dalla stampa per descrivere l’azione amministrativa compiuta lo scorso 27 luglio dai consiglieri regionali pugliesi. Se la misura approvata attraverso l’emendamento è infatti corretta dal punto di vista normativo, è anche vero che la vicenda non può non lasciare interdetti. 

Innanzitutto, dal modo in cui è stata condotta questa iniziativa, come un blitz, appunto: come dimostrano i resoconti della riunione consigliare e, soprattutto, il video della stessa presente sul sito istituzionale della Regione Puglia, l’articolo che aveva reintrodotto il Tfm non è stato discusso, né tantomeno è stato sottoposto al vaglio della Commissione bilancio. I malpensanti potranno pensare ad un gesto scaltro messo in atto per far passare sottotraccia una misura che avrebbe sollevato non poche polemiche, cosa effettivamente, e giustamente, poi verificatasi. 

Non solo la modalità, ma anche il contesto in cui si è sviluppata l’intera vicenda non può non lasciare perplessi. Era davvero opportuno ripristinare un privilegio in questo periodo storico? Assegnarsi arbitrariamente un beneficio del genere non può non apparire uno smacco nei confronti di quella che popolarmente si definisce gente comune, cittadini che hanno sofferto e continuano a soffrire le difficoltà portate con sé dalla pandemia ormai un anno e mezzo fa e arrivate in un momento storico che già di per sé era tutt’altro che facile. Insomma, a conti fatti, i protagonisti di questa azione hanno sbagliato su tutta linea, favorendo la diffusione di quelli che sembrano sempre meno dei luoghi comuni.

 

Alessandro Chizzini 



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