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Raffaele Fitto: "L'Europea č un'opportunitā: non possiamo farcela sfuggire"

[22/02/2019] PRIMO PIANO

Raffaele Fitto: "L'Europea č un'opportunitā: non possiamo farcela sfuggire"

L’eurodeputato per il Gruppo dei Conservatori e Riformisti è pronto a scendere in campo alle elezioni europee del 26 maggio prossimo, con l’auspicio anche di un ritorno del centrodestra al governo dell’Italia 

 

Il 26 maggio si torna a votare non solo per il rinnovo di diverse Amministrazioni comunali (tra cui Lecce), ma anche per le elezioni europee. Quale sarà il nuovo volto dell’Europa che uscirà dalle urne, quale panorama c’è da aspettarsi all’interno di un continente che vive perennemente in fibrillazione per le diverse spinte autonomiste? Di tutto questo, della situazione pugliese, e leccese in particolare, ne abbiamo parlato con l’onorevole Raffaele Fitto, deputato al Parlamento Europeo per il Gruppo dei Conservatori e Riformisti europei, pronto a scendere in campo per riconfermare la sua candidatura per un posto d’onore in Europa. 

Onorevole Fitto, il 27 maggio con quale Europa ci sveglieremo?

Mi auguro un’Europa profondamente diversa da questa, con uno spirito nuovo e nuove politiche che tengano conto della sovranità dei singoli Stati, ma con una condivisione di problematiche che non possono pesare solo e sempre sugli stessi. Questa Unione Europea ha fallito sulle politiche migratorie in modo particolare, penalizzando l’Italia oltre modo. Tutto questo dopo il 26 maggio dovrà cambiare. 

Si parla tanto del rischio sovranismi, stando soprattutto agli ultimi dati elettorali. La Lega di Salvini in Italia, Orban in Ungheria, la Le Pen in Francia. È un rischio concreto o sarà ancora sfida tra democratici e popolari? 

Siamo di fronte a una nuova sfida e ad un Europarlamento che con ogni probabilità non vedrà più il Partito Popolare e il Partito Socialista avere la maggioranza. La destra conservatrice e liberale, certo anche sovranista ma in accezione positiva, saranno la novità assoluta, ed il nostro gruppo sarà destinato ad avere un ruolo fondamentale. Inoltre, non è detto che la Lega di Salvini confluisca nello stesso gruppo di Merine Le Pen, così come che Orban rimanga in un PPE dove le sue politiche sono in conflitto. 

Il 2019 è l'anno della Brexit, ma in giro per il nostro continente si respirano tante spinte autonomiste, seppur di natura diversa (anche i gilet gialli in Francia propendono per uscire dall’Unione Europea). Lei intravede la possibilità di altre fuori uscite? 

No, non solo non corriamo questo rischio, ma dobbiamo scongiurarlo. L’Unione Europea è un’opportunità, se però le politiche che vengono applicate non diventano un ostacolo. Di recente con altri colleghi italiani siamo riusciti a sconfiggere i falchi dell’austerità, che volevano imporre un Regolamento per i Fondi di Coesione che avrebbe penalizzato l’Italia, perché prevedeva il blocco dei fondi per i Paesi in deficit. Questa è la dimostrazione che esiste un altro modo di fare politica: l’UE non può continuare a essere la matrigna arcigna che bacchetta gli Stati Membri. Dobbiamo -ribadisco- ripensare completamente l’Europa, non uscirne.

Nel Suo intervento alla presenza del premier Giuseppe Conte ha parlato della necessità di parlare una lingua comune, ad esempio su Global compact e Venezuela. Ma sembra difficile parlare una lingua comune all'interno di questo Governo ed è forse mancata una lingua comune dell'Europa in questi anni. Da cosa bisognerebbe ripartire e su quali valori si dovrebbe fondare una “lingua unica” europea?

La vicenda del Venezuela è il classico esempio di come l’Unione Europea avrebbe potuto parlare una sola lingua: riconoscere Guadò e imporre a Maduro di indire elezioni in brevissimo tempo. Invece non è stato possibile farlo per colpa dell’Italia e del Movimento 5 Stelle che si è schierato a favore di Maduro. Ecco perché le parole del premier Conte apparivano surreali: invocava un’UE unita e a una sola voce, mentre proprio il partito espressione del premier aveva impedito di farlo. Sulle contraddizioni interne nel Governo, poi, sarebbe necessaria un’altra intervista: il Global compact for migration è stata una delle tante incongruenze fra M5S e Lega. Si tratta di un accordo mondiale voluto dall’Onu che per l’Italia si concretizza in un lascia passare per gli immigrati, del resto un testo in totale contrapposizione con le politiche del Governo stesso. 

Cosa è accaduto? 

Conte all’Onu aveva dato un assenso di massima, poi grazie anche all’intervento in Parlamento di Fratelli d’Italia che aveva richiamato la Lega a essere conseguente con le politiche migratorie, l’Italia a Marrakech non si era presentata. Insomma, un pasticcio e i pasticci in politica estera mettono a rischio la credibilità di un Paese. Poi con l’incontro a Parigi del vice premier Di Maio con i gilet gialli abbiamo toccato veramente il fondo.

Lei si candiderà nuovamente alle prossime elezioni europee. Quali saranno le parole chiave della sua campagna elettorale?

Le elezioni europee del prossimo 26 maggio saranno sicuramente le più importanti degli ultimi decenni. È in gioco il futuro della UE e io sarò in gioco con un nuovo progetto conservatore e sovranista: sarò candidato nella Circoscrizione Sud nella lista di Fratelli d’Italia, perché insieme al presidente Giorgia Meloni puntiamo a diventare la seconda gamba del centrodestra. Le urne per le Europee, quindi, non puntano solo alla UE, ma a far tornare il centrodestra al governo dell’Italia. 

Venendo più da vicino ai problemi pugliesi. Data anche la sua esperienza come parlamentare europeo, come viene vissuta la questione Xylella e cosa si intende fare per un settore strategico per la Puglia come quello agricolo e florovivaistico?

Ho la sensazione che chi avrebbe dovuto risolvere il problema -non oggi, ma anni fa- ha clamorosamente sottovalutato la gravità del problema, facendolo invece diventare una grande opportunità per farsi campagna elettorale. Qui però si sta ballando su un’agricoltura che il duo Emiliano-Di Gioia ha ridotto a cenere. Mai la Puglia aveva vissuto una crisi agricola di così enorme portata. Cinque anni fa, quando io sostenevo che bisognava affidarsi alla scienza ed eradicare gli ulivi, poco ci è mancato che fossi linciato da chi, come gli esponenti del M5S, si incatenavano agli alberi per non farli abbattere. Non solo, da quasi un anno io e il collega Paolo De Castro abbiamo presentato un Piano di ricostruzione che aveva incontrato anche il favore dei commissari dell’Unione Europea, che piaceva a parole anche ad Emiliano. E oggi c’è voluta una marcia su Roma dei gilet arancioni per ottenere un decreto da parte del ministro Centinaio. E speriamo bene.

In questi anni l'Europa ha spesso assegnato fondi alle Regioni che più ne avevano bisogno, che spesso o non sono stati utilizzati o sono stati utilizzati male. In cosa deve migliorare il Meridione e su quali settori si investirà nei prossimi anni?

Per il nostro Paese non spendere i soldi europei è un danno doppio, atteso che ogni anno l'Italia versa 18 miliardi e ne incassa appena 10 che per di più non spende o spende male. La Puglia, poi, spende molto meno di quello che potrebbe, dei Fondi 2014/2020. È chiaro che il cofinanziamento e le procedure burocratiche non rendono facile l’impiego, ma proprio in questi giorni da correlatore ho partecipato alla stesura dei nuovi regolamenti, dove sono state compiute scelte importanti di metodo (semplificazione e concentrazione di risorse) e di merito (privilegiando per esempio le infrastrutture, senza le quali il Sud non potrà mai decollare in tutti i sensi). 

Nel 2020 altro banco di prova elettorale saranno proprio le elezioni regionali. Allo stato attuale centrodestra e centrosinistra sembrano piuttosto frazionati. Quali scenari prevede per l'anno prossimo?

Per la scelta dei candidati sindaci a Bari, Foggia e, fortunatamente, anche a Lecce -prima noi di Direzione Italia, Fratelli d’Italia e Lega e poi anche Forza Italia- abbiamo deciso di ricorrere alle primarie. Auspico che lo stesso metodo si possa utilizzare anche il prossimo anno per le regionali. Far scegliere ai cittadini chi deve rappresentarli nelle urne ha l’effetto di mettere in moto l’elettorato del centrodestra, di motivarlo e stimolarlo. 

 

Alessio Quarta 



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