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Pronto, chi truffa?

[13/12/2019] IN COPERTINA

Pronto, chi truffa?

Le ping calls, ovvero chiamate provenienti da Paesi esteri quali Tunisia, Moldavia, Kosovo e Gran Bretagna che in pochi secondi prosciugano il credito telefonico dei malcapitati che rispondono o richiamano, sono solo l’ultima variante delle truffe online (tra cui smishing, fishing, e-mail spam, Pec fasulle e wi-fi fake) che colpiscono sempre più utenti di smartphone e pc. Per difendersi occorre prestare sempre la massima attenzione, denunciare le frodi alla Polizia Postale e, quando occorre, rivolgersi ad un’associazione per la tutela dei consumatori 

 

Negli anni Duemila l’imbroglio gira perlopiù nei gangli misteriosi della rete. Sono tanti i modi per cascare nelle viscide trappole di Internet: acquisti online che si rivelano “pacchi”, spam, e-mail che promettono facili guadagni, messaggi di posta elettronica che sembrano arrivare dal proprio istituto di credito o dalle Poste, virus e via dicendo. Gli smartphone, che hanno in qualche modo agevolato le comunicazioni mondiali, si trovano a fare da mezzo di diffusione principale di raggiri criminali più o meno sofisticati.

Un recente servizio de Le Iene ha portato alla luce una pratica ormai molto diffusa come quella delle ping calls, cioè squilli ai telefonini da numeri esteri, specie Tunisia e Gran Bretagna. L'utente, ignaro della possibile truffa, richiama e il credito residuo viene rapidamente e inesorabilmente prosciugato. Naturalmente anche nelle nostre zone tanta gente è stata vittima di situazioni del genere, con soldi furtivamente sottratti e mai restituiti. Per non parlare dei vecchi, tradizionali, ma sempre attivi messaggi: a splendide promozioni ed offerte, che paiono irrinunciabili, seguono link truffaldini. Basta dare le credenziali del proprio conto corrente e si può dire addio ai propri soldi.

A volte, anche, senza alcuna possibilità di riaverli indietro. Il suggerimento, quindi, è sempre quello di abbinare diffidenza e attenzione davanti a casi come questi: se il numero viene dall'estero, e oltre i confini nazionali non abbiamo nessun conoscente, meglio non rispondere. Oppure, cosa ancora più semplice, basta andare su Google e digitare il numero di telefono incriminato e ne viene fuori una black list di tutti i numeri che nascondono una truffa. 

La Polizia Postale è in prima linea per cercare di difendere gli utenti dai numerosi reati che sguazzano su Internet. Così come attivissime sono le associazioni dei consumatori che cercano di tutelare i diritti lesi dei propri associati o comunque di coloro che si rivolgono ad esse. Quello che ne viene fuori è un caleidoscopio di attività che si possono definire a tutti gli effetti doppiamente criminali: vengono, infatti, sottratti dati personali come password d'accesso a conti corrente online o a siti istituzionali e, allo stesso tempo, avviene la sottrazione del denaro. I nomi sono tanti: dal phishing allo smishing alle ping calls. Termini inglesi il più delle volte incomprensibili, ma che stanno ad evidenziare come il fenomeno sia assolutamente globale e nel mondo di Internet nessuno siadavvero al sicuro. Nessuna demonizzazione della rete, per carità, ma l'avvertenza a prestare attenzione quello sì.

 

Ping calls: attenzione al prefisso! 

 

Alzi la mano chi non ha ricevuto nell'arco della propria vita telefonate da call center che propongono la qualunque o peggio ancora tentativi di truffa. Oggi l'ultima frontiera delle truffe via cellulare si chiamano ping calls, cioè telefonate con rimbalzo. Nel bel mezzo della giornata, tradizionalmente a ora di pranzo, quando la gente solitamente ha staccato dal lavoro, oppure dalle 18.30 alle 20 quando ha terminato la propria giornata lavorativa, arrivano telefonate da numeri improbabili. Spesso semplici squilli. Nulla a che vedere con il gesto romantico di qualche decennio fa, quando non c'erano offerte vantaggiose per la telefonia e soprattutto non c'era WhatsApp, per far capire al/la proprio/a amato/a che era nei nostri pensieri. Quello dei tempi moderni, invece, è uno stratagemma che viene utilizzato da veri e propri truffatori. 

Lo squillo arriva dall'estero, in genere dalla Tunisia (+216), ma ci sono anche numeri con questi prefissi: +373 (Moldavia), +678 (Vanuatu, Sud Pacifico), +383 (Kosovo), +375 (Bielorussia), +371 (Lettonia), +255 (Tanzania) e +44 (Gran Bretagna). Magari chi ha parenti all'estero, oppure rapporti commerciali con aziende o fornitori fuori dai confini nazionali è portato inconsciamente a richiamare. E qui parte la truffa: telefonate di pochi secondi, musichette in sottofondo oppure voci registrate di film a luci rosse. Basta poco per vedersi scalare inesorabilmente il proprio credito con perdite anche notevoli di denaro. Da 2, 3 euro per 10 secondi a 50 euro per le telefonate più lunghe. E a capitare sono in tantissimi, per un giro d'affari che muove un sacco di soldi. 

Chi, per curiosità o perché aspetta una telefonata magari proprio da quel Paese, prova a richiamare il numero, viene reindirizzato automaticamente a una linea a pagamento dal costo di ben 1,50 euro al secondo. Soldi che vanno a finire direttamente nelle tasche di ignoti. Nell’ipotesi peggiore (per chi ad esempio non utilizza carte ricaricabili, ma ha l’addebito sul conto), i truffatori riescono ad arrivare ai dati della carta di credito o dei conti correnti. 

I consigli che la Polizia Postale e delle Comunicazione diffonde per non incappare nel meccanismo delle ping calls sono i seguenti: non richiamare il numero sconosciuto; non inviare messaggi; non aprire link inviati con SMS o “sistemi di messaggistica” collegati ai predetti numeri; bloccare il numero chiamante sconosciuto avente prefisso estero.

 

Alessio Quarta 



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