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Partite Iva a rischio, in Salento nasce il sindacato PIN

[21/02/2020] PRIMO PIANO

Partite Iva a rischio, in Salento nasce il sindacato PIN

Si chiama “Partite Iva Nazionali” e si pone l’obiettivo di difendere la categoria fra proteste e proposte. Sono già 3mila le adesioni registrate tra artigiani, commercianti, pescatori, agricoltori, liberi professionisti e ambulanti 

 

“Anche le partite Iva, nel loro piccolo, s’incazzano”, potremmo dire parafrasando un famoso titolo degli autori comici Gino & Michele e Matteo Molinari. Solo che qui da ridere c’è poco e niente visto che PIN, acronimo del neonato “Partite Iva Nazionali”, nel Salento ha già registrato 3mila adesioni in appena un mese. Il “battesimo” si è tenuto nei giorni scorsi nella sede di Confimprese Salento a Lecce alla presenza di Alessia Ruggeri e Antonio Sorrento, rispettivamente presidente e vicepresidente del gruppo.   

Entrambi rimarcano l’obiettivo dell’associazione, che di recente si è confederata a Confimprese Italia: scendere al fianco di chi non ce la fa più, anche nel Salento. Nessuna protesta fine a sé stessa, precisano i promotori, ma iniziative nazionali e nel territorio per essere ascoltati e avere la possibilità di far sopravvivere le proprie attività. E, stando ai numeri, l’allarme sembra essere largamente condiviso: 3mila adesioni nel Salento in appena un mese, con 28mila iscritti al gruppo Facebook “Partite Iva incazzate”. 

Se si guarda ai dati nazionali, l’allarme è ancora più esplicito: 3 milioni di partite Iva cessate negli ultimi 3 anni, chiuse le saracinesche di un quarto del totale delle attività tradizionali italiane. Dal grido d’allarme si passa poi alle proposte. Tra i progetti delle “Partite Iva Nazionali” emergono le battaglie per il riconoscimento di malattia, maternità e disoccupazione per gli stessi possessori di partite Iva; tassa unica al 20%; riduzione Iva sui prodotti made in Italy; cassa integrazione per le partite Iva che cessano o falliscono; limite del contante a 12.500 euro; argine all’ascesa dei colossi del web con un’imposta del 30% una tantum per ogni transazione sulle vendite; contrasto al lavoro sommerso con applicazione di sanzioni penali e amministrative per tutte le categorie. 

Qual è oggi l’identikit del salentino che si è avvicinato all’associazione PIN? Si tratta per lo più di possessori di micro-partite Iva, in linea con l’economia prevalente del territorio: artigiani, commercianti, pescatori, agricoltori, liberi professionisti e ambulanti, in alcuni casi mossi anche dalla delusione nei confronti non solo della politica, ma anche delle tradizionali associazioni di categoria. Alla conferenza stampa di presentazione hanno partecipato Roberta Mazzotta, responsabile nazionale impresa donna Confimprese Italia, e Mauro Della Valle, presidente di Federbalneari Salento. Dopo varie manifestazioni e iniziative che continuano a tenersi in Italia e nel Salento da gennaio a oggi (uno degli ultimi eventi a Lecce lo scorso 20 febbraio), le “Partite Iva Nazionali” si incontreranno in un’altra assemblea pubblica ad Alessano il 3 marzo. 

 

Antonio Sorrento: “Stiamo crescendo e porteremo le nostre istanze al Ministero”

 

Non è un movimento, né un partito. A spiegare chi sono le “Partite Iva Nazionali” ci pensa il vicepresidente Antonio Sorrento, 41enne di Martano perito informatico e attivo nei settori benessere e turismo. Con la presidentessa Alessia Ruggeri, imprenditrice 41enne originaria di Maglie, Sorrento guida il gruppo da quando è nato, circa un mese fa. “Siamo un’associazione di carattere sindacale e datoriale. Può sembrare anomalo -spiega sorridendo- ma lottiamo non per i diritti dei lavoratori, ma per quelli dei datori di lavoro. Se nasce un’esigenza simile significa che siamo davanti a una svolta epocale. Forse una svolta negativa, ma comunque epocale”. 

Sorrento poi ricorda la prima uscita pubblica delle “Partite Iva Nazionali” a piazza del Popolo a Roma lo scorso 22 gennaio: “In soli sette giorni abbiamo fatto scendere in piazza 5mila cittadini titolari di partita Iva. Se vogliamo, è stata una svolta epocale anche quella perché -spiega Sorrento- portare a manifestare una partita Iva non è semplice. Siamo ricchi di orgoglio, affrontiamo il rischio d’impresa e non pensiamo che un giorno si possa scendere in piazza. Se sta accadendo, qualcosa evidentemente non sta funzionando”. 

Sorrento è fiducioso sul futuro dell’associazione: “Dopo la tappa romana si è creato un effetto a cascata con una buona diramazione nazionale. Inoltre nel Salento e nel Sud la pressione fiscale si sente di più perché le possibilità di fare impresa sono ridotte al minimo per le ragioni che tutti conoscono. Fra tasse e microtasse qualcuno afferma che arriva a versare il 101% di ciò che incassa, un vero e proprio paradosso! Tuttavia non ci limiteremo mai alla sola protesta: abbiamo i nostri cosiddetti ‘dieci comandamenti’ -sottolinea- da portare a conoscenza anche di altre sigle per poi creare un documento condiviso da portare al tavolo di crisi che apriremo verso i Ministeri”. 

Un dubbio però rimane: il rischio politicizzazione dell’associazione. “No -replica secco il vicepresidente di PIN- poiché avevamo due scelte: creare un partito politico o un sindacato di rappresentanza. Abbiamo scelto un sindacato datoriale, abbracciando tutte le categorie. Nel nostro organico abbiamo uno zoccolo duro di professionisti, tributaristi, avvocati, consulenti del lavoro e imprenditori: saranno loro a rappresentare i nostri diritti, senza dimenticare che siamo delle partite Iva anche io e Alessia. In tanti tuttavia -ammette Sorrento- stanno tentando e tenteranno ancora di etichettarci politicamente. Ma il nostro unico legame è con Confimprese Italia, che garantirà alla nostra associazione ogni necessario accreditamento nei tavoli di concertazione locali e nazionali. Senza Confimprese -conclude Sorrento- non avremmo avuto queste possibilità”. 

 

Stefano Manca 



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