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Partite Iva: dal 2020 regole più restrittive per la flat tax

[21/02/2020] ECONOMIA & FISCO

Partite Iva: dal 2020 regole più restrittive per la flat tax

Per rimanere nel regime forfettario ora occorre non aver sostenuto nel 2019 spese per lavoro dipendente o accessorio superiori a 20mila euro e non aver per percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati per oltre 30mila euro 

 

Nella rubrica “Economia & fisco” del dicembre 2018 parlammo delle novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2019 e, in particolare, esaminammo la c.d. “flat tax” per le partite iva. La suddetta Legge di Bilancio ha infatti introdotto, a partire dal 1° gennaio 2019, una flat tax con aliquota sostitutiva del 15% (5% per le nuove attività per i primi 5 anni). Precisammo che tale imposta del 2019 consisteva in una rimodulazione del c.d. “regime forfettario” (introdotto con la Legge di Stabilità del 2015) attraverso un innalzamento della soglia massima del volume di affari da 30mila (per i liberi professionisti) a 65mila euro, con conseguente esenzione dell’Iva e della ritenuta d’acconto. 

Nello specifico, i soggetti interessati dalla tassa fissa sono: 

1) le piccole imprese e gli artigiani;

2) i lavoratori autonomi e i liberi professionisti.  

Secondo uno studio condotto dall’Osservatorio statistico dei Consulenti del lavoro (Fonte: Il Sole 24 ore), nel 2019 sono state aperte 554.902 nuove partite iva con il regime forfettario (flat tax, appunto). È facilmente riscontrabile, quindi, il forte appeal che ha avuto questo regime agevolativo non soltanto in ragione della previsione di un’unica aliquota del 15% sino ad un volume di affari di 65mila euro, ma anche e soprattutto per le semplificazioni previste ai fini Iva (non viene addebitata l’Iva in fattura, nessun obbligo di dichiarazione annuale) e ai fini delle imposte dirette (nessuna ritenuta d’acconto). 

Cosa è stato previsto, invece, dalla recente Legge di Bilancio 2020, proprio in merito alla disciplina della flat tax? Rispetto al regime forfettario del 2019, a partire dal 1° gennaio 2020 al fine di poter ottenere i benefici della flat tax, è necessario, innanzitutto, non aver superato nell’anno precedente il limite massimo di ricavi di 65mila, ma devono sussistere altre due condizioni:

1) non aver sostenuto, nel 2019, spese per lavoro dipendente e per lavoro accessorio, superiore a 20mila euro;

2) non aver per percepito redditi da lavoro dipendente e redditi assimilati (ad esempio le pensioni), per un importo superiore a 30mila euro.

L’Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione n. 7/2020 dello scorso 11 febbraio  (visionabile sul portale www.agenziaentrate.gov.it) ha chiarito che i nuovi requisiti previsti per poter beneficiare della flat tax hanno effetto immediato: di conseguenza, per poter conservare il suddetto regime è necessario che non sia stato superato nel 2019, il limite dei 20mila euro per le spese di lavoro dipendente ed accessorio, nonché, quello dei 30mila euro relativo alla percezione di redditi di lavoro dipendente/redditi assimilati. L’inserimento dei suddetti nuovi requisiti che, di fatto, restringono l’accesso alla flat tax, a mio parere, non agevola il tessuto aziendale e produttivo italiano costituito, in gran parte, da micro imprese e da lavoratori autonomi, soprattutto perché con il mancato inquadramento nel regime forfettario vengono meno i benefici della semplificazione degli adempimenti tributari. 

 

Bonus ricerca e sviluppo ora cumulabile con gli incentivi alle start up innovative 

 

È possibile cumulare i benefici derivanti dal Bonus ricerca e sviluppo introdotto dalla Legge di Bilancio 2020 con le agevolazioni “Smart&Start Italia”, destinate alle start up innovative presenti sul territorio nazionale ed iscritte in una sezione speciale del Registro delle imprese, le quali per poter ottenere l’incentivo devono essere di piccole dimensioni e con un’anzianità non superiore a 5 anni rispetto alla data in cui si presenta la domanda. 

Il Bonus ricerca e sviluppo ha l’obiettivo di stimolare gli investimenti privati in ricerca, sviluppo ed innovazione tecnologica, attraverso il riconoscimento di un credito di imposta pari al 12% delle spese agevolabili. Il Ministero dell’Economia e Finanze (Mef) rispondendo ad un question time alla Camera, lo scorso 13 febbraio, ha dato risposta positiva alla possibilità di cumulare gli incentivi derivanti dal progetto “Smart&Smart Italia” con il credito di imposta ricerca e sviluppo. 

 

Dario Marsella

Avvocato tributarista in Maglie

Presidente Commissione Diritto Tributario U.A.E.

Info: dmarsella@legal-one.it 



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