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Palii, giostre e tornei: il Medioevo nel Salento tra storia e folklore

[06/07/2009] CULTURA

Palii, giostre e tornei: il Medioevo nel Salento tra storia e folklore

Affascinati dall’architettura rinascimentale, dal bianco del barocco o dalla possanza delle costruzioni spagnole, molto spesso, noi salentini abbiamo trascurato una importante fase della nostra storia. L’Età medievale è stata per lungo tempo oggetto di rari studi e, comunque, poco presente nelle ricostruzioni folkloristiche di carattere civile e religioso sviluppatesi soprattutto a partire dalla seconda metà del Novecento. Questa età, in linea con vecchie interpretazioni storiche diffuse anche sul piano internazionale, è stata spesso liquidata come un’era di arretratezza culturale, povertà e carestie in netto contrasto con i fulgori dell’Età classica che la precedette e del Rinascimento che la seguì. Solo recentemente il Medioevo, in Puglia e nel Salento, è stato rivalutato e giustamente considerato come un periodo ricco di fermenti culturali, artistici, politici ed economici. L’avvento delle dinastie normanne, l’ascesa e la caduta di svevi, angioini ed aragonesi, la grandezza di principi come Tancredi di Lecce, Raimondello Orsini del Balzo e di nobili casati, la crescita dei commerci e dei traffici nei porti dell’adriatico, il fervore religioso accompagnato dallo sviluppo di vere e proprie università e cenobi, regalarono alla nostra terra un periodo di grandiosità e splendore. Uno splendore capace di riverberarsi tuttora nelle tracce artistiche ed architettoniche di quell’epoca ma soprattutto nelle varie ricostruzioni storiche e folkloristiche oramai di moda in numerosi paesi della nostra terra. Come detto in precedenza, Raimondello del Balzo per dimostrare il suo amore a Maria D’Enghien organizzò in suo onore tornei, feste, palii e giostre.
Tricase, palio delle contradeQueste incarnavano la dimensione più ludica e festosa del medioevo. I tornei, in particolar modo, rappresentavano da una parte una sorta di celebrazione della forza delle armi, delle abilità guerresche, del valore dei singoli guerrieri e cavalieri, dall’altro  una delle massime espressioni dell’amor cortese. Nello specifico la “giostra”, ossia lo scontro tra due cavalieri, fondava tutto il suo rituale sul corteggiamento di una dama contesa. Come si può intuire, i complessi rituali di questi eventi avevano come protagonisti nobili, dame e cavalieri, ma non c’è di che stupirsene in un contesto sociale che vedeva gli strati popolari spesso ridotti alla condizione di servi o comunque privi di qualsiasi diritto politico o sociale. Il popolo rappresentava dunque un contorno a questi eventi: il grigiore delle vesti dei popolani, lo stile di vita povero e dimesso contrastavano con lo splendore delle vesti damascate finemente ricamate, con gli ori e i divertimenti delle corti. La partecipazione popolare era molto più diffusa e di primaria importanza nei palii, ossia  le gare tra i diversi rioni di una città. Nella gran parte dei casi la disputa prevedeva l’utilizzo di animali (i cavalli in primis) in rappresentanza di una contrada o un comune.
Come detto in precedenza, da un po’ di tempo il Medioevo sembra essere ritornato di moda, soprattutto nelle estati salentine. I natali medievali organizzati ad Otranto, “lu masciu” ricostruito a Sannicola o i palii di San Cassiano, Collemeto e Tricase, sono solo alcune delle numerose manifestazione di carattere medievale cui si può assistere in Salento. Una moda dunque, ma non per questo da sottovalutare. Particolarmente affascinante il palio di Tricase, con la competizione tra le sei contrade cittadine (Depressa, Caprarica, Lucugnano, Sant’Eufemia, Tricase, Tutino), le sfilate a cavallo, le comparse in abiti sfarzosi e decorati.  La lotta non è certo sanguinosa come nei pali medievali, né tantomeno la conquista di un gonfalone rappresenta una reale supremazia di una contrada rispetto all’altra. Tutto ha un carattere ludico, folkloristico. Qui, come in altri luoghi, ci troviamo di fronte, nel complesso, a ricostruzioni spesso fantasiose, che accorpano elementi a volte neanche autoctoni o comunque appartenenti a diverse tradizioni. Al di là di ciò questo tipo di manifestazione contribuisce a ridare luce e colore ad un’epoca per troppo tempo considerata buia.

Alessio Palumbo



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