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Ottava missione in Burkina Faso per "We Africa to Red Earth"

[07/12/2018] PRIMO PIANO

Ottava missione in Burkina Faso per "We Africa to Red Earth"

Domenica 2 dicembre Adriano Nuzzo con i suoi collaboratori è partito dal Salento alla volta dell’Africa per realizzare un altro pozzo in un villaggio nei pressi di Kaya 

La vicenda di Silvia Romano, la giovane cooperante rapita in Kenya nella notte tra il 20 e il 21 novembre, ha riportato sotto la luce dei riflettori la condizione dei tanti volontari italiani operanti in Africa. Tra di loro anche quelli della onlus salentina “We Africa to Red Earth” (con sede a Castrignano del Capo) guidata da Adriano Nuzzo, da anni impegnato in Burkina Faso, dove sono stati realizzati ben sette pozzi e l'ottavo sta per nascere grazie alla missione che è partita proprio domenica scorsa. Lontano da ogni inutile diatriba social, domenica 2 dicembre Adriano è partito, zaino in spalla, per la sua ottava missione in Burkina Faso. Raggiunto da noi telefonicamente, ci ha raccontato come procede la sua esperienza. 

Adriano, nel corso degli anni avete realizzato ben sette pozzi e due classi di scuola elementare. Com'è cambiata in questi anni la zona del Burkina Faso in cui operate?

Fare sette pozzi è un miracolo. In Burkina Faso non è che si scava e si trova l'acqua. Ci sono tante associazioni che sono andate per fare pozzi e non hanno trovato l'acqua, perdendo quindi diversi contributi economici che avevano raccolto. Ogni volta che esce quell'acqua dal foro c'è una gioia immensa tra chi lavora e noi che documentiamo. Su sette pozzi sette volte l'abbiamo trovata in quantità abbondante. Per quel che riguarda i cambiamenti, da quando vengo qui il Burkina Faso non è cambiato granché; grazie ai sette pozzi che abbiamo costruito, invece, è cambiata molto la vita delle famiglie che ne usufruiscono. C'è, tuttavia, ancora moltissimo da fare, un lavoro immenso. 

Quali sono state le difficoltà incontrate? 

Il nostro punto di riferimento sul territorio è Lisa Trapi. Quando mi devo recare in Burkina Faso le scrivo: “A dicembre facciamo un pozzo, vedi quale villaggio vicino Kaya ha più bisogno” e la macchina organizzativa si avvia. Lei contatta il muratore, l'idraulico, lo scavatore e chi gestisce l'impresa. Io mi interfaccio solo con Lisa e con il capo della ditta. Più o meno servono 10mila euro per fare un pozzo, non si scende da quella cifra anche perché il mercato non offre altro: o accetti, o il pozzo non si fa. Paghiamo ratealmente: un po' a inizio lavori, un po' a metà e il resto a fine attività, tutto tracciato e trasparente.

Cosa pensi delle polemiche successive al rapimento di Silvia Romano e di chi sostiene che “poteva risparmiarsela” e “poteva aiutare gli italiani in Italia”?

Leoni da tastiera o pecore smarrite. Vorrei vederli in faccia per dir loro che se il mondo sta andando in rovina è anche in parte per il loro egoismo. Questo mi rende ancora più forte per affrontare l'ennesima missione. Prima di parlare di Silvia si sciacquino la bocca. Non accetto che un italiano dica “prima l'italiano” perché siamo noi che sfruttiamo gli africani, poi non ci dobbiamo lamentare se gli africani scappano dall'Africa perché li facciamo scappare noi. Chi dice così è uno che non aiuta neanche suo nonno o un anziano per terra. Non è questione di fare l'eroe, ma è per aiutare e per dimostrare la fede che ho.

Un viaggio iniziato nel 2013

Tutto nasce quando Adriano Nuzzo insieme alla moglie Giulia Bassano conosce Umberto Trapi, missionario che stava passando alcuni giorni a Lecce. Nel dicembre 2014 il primo viaggio nel cuore dell'Africa, direzione Kaya. Ed è un viaggio di quelli che cambiano la vita: è nata così “We Africa to Red Earth”. Adriano con la moglie si impegnano a portare l'acqua a diversi villaggi del Burkina Faso, repubblica tra le più povere del Continente africano, che vive un periodo di forte aumento della popolazione cui fanno da contraltare, però, il problema dell'Aids e una fortissima disoccupazione che spinge molti abitanti a spostarsi nelle nazioni vicine in cerca di lavoro. A rendere la situazione ancora più precaria, oggi, è l'avvicinamento delle truppe jihadiste dal Nord verso i villaggi dell'entroterra. Villaggi spesso lontani gli uni dagli altri, pochi collegamenti esistenti, carenza di cibo e di cure mediche appropriate: è questo il contesto in cui opera da alcuni anni We Africa to red Earth.

Alessio Quarta

 


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