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Operazione "Santi Medici" contro i ladri sacrileghi

[09/03/2018] CASARANO

Operazione "Santi Medici" contro i ladri sacrileghi

Sono stati arrestati dai Carabinieri i nove componenti della banda responsabile di 22 furti nelle chiese di 18 comuni della provincia, ricavandone un bottino di oltre 200mila euro 

 

Sono finiti in carcere nella mattina di martedì 6 marzo nove casaranesi con l'accusa di associazione per delinquere, e alcuni di ricettazione, furto in abitazione, detenzione illegale di armi, minaccia aggravata e furto. Sono Luigi De Micheli, Gianluca De Paolis, Lucio Parrotto, Antonio Valentino, Emanuele Zompì, Antonella Stefano, Veronica Iacobazzi, Antonio Sergio Crisigiovanni, Alessio Ciriolo, tutti tra i 25 e i 38 anni. I fatti contestati riguardano 22 furti commessi nelle chiese o istituti religiosi di tantissimi comuni, alcuni colpiti più volte: Cannole, Carpignano Salentino, Collepasso, Corigliano d'Otranto, Matino, Melissano, Miggiano, Minervino di Lecce, Montesano Salentino, Muro Leccese, Neviano, Parabita, Poggiardo, Ruffano, Sanarica, Sternatia, Supersano e Tricase.

I luoghi sacri, che al loro interno conservavano ricchezze di un certo peso, sono diventati preda della banda anche a causa della mancanza di videocamere di sorveglianza, di sistemi di antifurto e alle porte d'ingresso vecchie e con le serrature facile da superare. 

L'indagine, denominata "Operazione Santi Medici", partita grazie ad un controllo in strada dove sono venuti alla luce arnesi da scasso e passamontagna, è stata condotta dai Carabinieri di Maglie diretti dal capitano Luigi Scalingi prima e Giorgio Antonielli dopo, coadiuvati da quelli di Casarano, sotto la supervisione del pubblico ministero Roberta Licci. Le indagini si sono concluse con il fermo di tutti i protagonisti e la restituzione, in alcuni casi, del maltolto.

Il nome dell'operazione prende spunto da una pellicola famosa "Operazione San Gennaro", film nel quale Dino Risi, Totò e Nino Manfredi si ritrovano ad aiutare dei ladri americani nel tentativo di rubare il tesoro, e allo stesso tempo dal nome della chiesa di Neviano dove tre dei nove arrestati vennero colti in flagrante, consentendo un'accelerata alle indagini ferme fino a quel momento grazie alla cura e alle accortezze usate dalla banda. Tra queste un frequente cambio di telefoni, un linguaggio ermetico, la cura dei nascondigli delle armi, e la strategia dell'entrata in chiesa a coppia uomo-donna per non destare sospetti.

Si calcola che la banda, tra beni soldi e gioielli, abbia sottratto tra i 200 e i 250 mila euro, una parte dei quali recuperati dai Carabinieri perché alcune chiese non avevano un inventario e perché gli oggetti preziosi erano già stati smerciati su altri mercati. Anche per questo motivo, il tenente colonnello Montemurro ha chiesto ai parroci di catalogare e fotografare tutti gli oggetti di valore presenti. 

 

Marco De Matteis 



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