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On the road con Tobia Lamare

[11/10/2019] SPETTACOLI

On the road con Tobia Lamare

È uscito Songs for the present time, il nuovo album del musicista e dj salentino, da vent’anni figura di spicco della cultura alternativa del nostro territorio  

 

Pubblicato il 27 settembre scorso per la Lobello Records, Songs for the present time è il quarto lavoro discografico di Tobia Lamare (al centro nella foto), al secolo Stefano Todisco. Un titolo che intende sottolineare tutta la contemporaneità delle emozioni che hanno dato vita a questo disco, in cui si canta e si suona di amore, vita e morte, come nella migliore tradizione country o blues. 

Tutti i brani sono stati composti “on the road”. La maggior parte delle canzoni, infatti, sono nate proprio mentre Tobia viaggiava nei suoi tour nazionali e internazionali, in solo e con la band, degli ultimi tre anni: Lost without you è nata in una stanza d’albergo in Irlanda; Love means trouble è stata abbozzata a Nashville (USA) prima di uno show e poi finita a Bundoran, in Irlanda, anni dopo. “Il brano è nato da una vicenda accaduta a Nashville -ci ha rivelato Tobia-. Dovevo fare un concerto lì e la persona che ci stava ospitando mi ha spiegato che nella country music sono tre gli elementi della ricetta per un pezzo perfetto: alcool, sigarette, tradimento. Ci ho pensato su ed è venuta fuori questa canzone. Nashville poi è una città che respira di musica dove il minimo che può accadere ad un songwriter è di scrivere una canzone!”. 

Dada invece è stata arrangiata live durante il tour europeo del 2018; Endless è il segnalibro di un intenso viaggio a Milano; Vampires e Higher partono da una prova acustica sulla spiaggia più vicina alla Lobello Records. Anche This Road nasce dalla suggestione del diario della traversata che due donne, Theresa Wallach e Florence Blenkiron, hanno compiuto nel 1935 partendo da Londra e arrivando fino in Sud Africa da sole in motocicletta. Ode to the west wind è un cut-up dell’omonima ode di Shelley composta durante uno dei suoi soggiorni nel golfo di Napoli. “The Big Snack” nasce da una saudade del Sud Italia, quando ci si trova in difficoltà a centinaia di miglia da casa. Infine c’è My Flavia, con cui il musicista salentino ha dato il benvenuto a sua figlia, nata nel 2018. 

È un disco quindi nato in movimento, nel cui percorso creativo Tobia si è confrontato, sulla composizione e gli arrangiamenti, con altri artisti, come il californiano Nate Bernardini, che è entrato anche nella formazione live della band, o i dublinesi Red Kid e la songwriter britannica Mara Simpson, oltre ai musicisti che hanno suonato nel disco: Andrea Miccoli (batteria), Antonino De Blasi (basso), Antonio Candido Jr. (armonica), Alessandro Dell’Anna (tromba), Dario Stefanizzi (sax), il fratello di Tobia, Massimo Todisco, al piano elettrico in Ode to the West Wind. L’album è stato poi registrato e mixato da Tobia e Alex Fazzi (Sud Sound System, La Municipàl, Major Lazer) alla Masseria Lobello, ad eccezione delle batterie registrate al CAG di Brindisi da Marco Lovato (Caparezza), catturando il suono della Masseria con i suoi riverberi naturali e con la pietra e il legno che circondano le sue stanze e che ne danno un suono unico. 

“Ho deciso di registrare al di fuori di uno studio di registrazione perché desideravo limitare al massimo le potenzialità a disposizione, nel senso che tutti i miei dischi preferiti sono sempre registrazioni off studio. Springsteen, per esempio, registrava nelle case di campagna, Sebadoh nelle stanze di albergo. Così ho pensato che limitare quello che puoi fare, può aiutare molto nella selezione naturale del suono”, ci ha spiegato. 

La copertina del disco è una fotografia trovata su un banco di un mercatino delle pulci. Ogni brano del disco è accoppiato a una fotografia. Sono foto presumibilmente scattate tra gli anni ‘30 e il Dopoguerra. Dal 27 settembre, inoltre, è partito da Scampia il nuovo tour di Tobia con la sua band, che nei prossimi mesi lo vedrà in giro per l’Italia, e supportato da “Puglia Sounds Export”, anche in Olanda, Germania, Belgio, Irlanda. 

 

Claudia Mangione 



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