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Negozi di vicinato o pub? Il dilemma delle licenze

[27/09/2019] LECCE

Negozi di vicinato o pub? Il dilemma delle licenze

Gli esercenti aderenti a Fipe-Confcommercio Lecce chiedono all’Amministrazione comunale norme più stringenti nei riguardi salumerie o enoteche diventati nel tempo locali della movida 

 

In questi giorni sotto l’osservazione dell’Amministrazione comunale sono finiti 149 locali della movida, attività nate come esercizi di vicinato che nel tempo ne hanno modificato nei fatti le caratteristiche. Si tratta infatti di attività sorte come enoteche o salumerie che per legge non potrebbero fare “somministrazione assistita”, vale a dire servizio al tavolo di cibi e bevande. Sostanzialmente il cliente dovrebbe ordinare, servirsi in autonomia e sostare il tempo del consumo. Per poter fare somministrazione assistita con personale dedicato bisogna essere autorizzati con una specifica destinazione d’uso e adeguati a norme igienico-sanitarie più vincolanti. 

Recentemente gli esercenti aderenti al Fipe-Confcommercio sono insorti, chiedendo maggiore tutela nei confronti di chi è autorizzato ed invitando l’Amministrazione ad intervenire. Il tema è assai spinoso. Abbiamo sentito alcuni imprenditori che rientrano nei famosi locali osservati. Daniele Rollo titolare della “Bottiglieria il Banco” ci ha confidato: “Molti sono partiti con attività non regolari, ma poi si sono adeguati, tipo quei locali nati come associazioni che poi hanno avuto la possibilità di cambiare la destinazione d’uso. Se ci verrà data la possibilità di farlo, lo faremo”. 

Dello stesso parere è Andrea Favale titolare dell’enoteca “Mamma Elvira” e del ristorante “La Cucina di Mamma Elvira”. Andrea sottolinea come il decreto Bersani abbia snellito la burocrazia per avviare un’attività. A quegli esercenti che parlano di licenze ricorda che era la normativa prima del 2006 e che da allora, chi ha pagato per questo, ha avuto il tempo di ammortizzare quella spesa. Ci dice: “Io mi trovo nel mezzo perché sono proprietario di un negozio di vicinato, ma faccio anche il ristoratore quindi ho entrambe le prospettive. È vero che un esercizio di vicinato non dovrebbe fare servizio al tavolo, però questo ridurrebbe posti di lavoro per quelle persone che svolgono ora tale mansione. Inoltre adeguare gli ambienti significa avere più servizi igienici quindi, in caso di cambio di destinazione d’uso vedere se i proprietari dell’immobile autorizzino i lavori”. 

L’Amministrazione leccese è chiamata a porre rimedio a questi conflitti auspicando che non sia la chiusura dei locali la soluzione e che con il piano del commercio, il Pug e il regolamento sui dehors si trovi una regolamentazione dettata dal buon senso e dal giusto equilibrio fra le parti. 

 

Stefania Zecca 



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