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Morire di invidia

[03/10/2020] IN COPERTINA

Morire di invidia

Secondo gli inquirenti il 21enne Antonio De Marco avrebbe brutalmente e premeditatamente assassinato a coltellate Daniele De Santis ed Eleonora Manta il 21 settembre scorso perché invidioso della loro felicità e incapace di accettare propria infelicità. Per l’omicida reo confesso è stato convalidato il fermo e disposta la custodia cautelare in carcere, in attesa di una perizia psichiatrica che potrà forse fornire ulteriori elementi utili a definire un profilo di già per sé inquietante 

 

Un duplice delitto efferato, violentissimo, atroce, con vittime due giovani appena trentenni. La mente di molti nella provincia di Lecce è andata subito ad altri casi analoghi che negli ultimi anni hanno visto purtroppo perdere la vita di alcuni giovanissimi. Non che l'età anagrafica sia un aggravante, ma a colpire è sempre stata l'estrema violenza del gesto. Si pensi al caso della piccola Noemi Durini di Specchia, uccisa ad appena 16 anni, da quello che doveva essere il suo fidanzatino, Lucio Marzo. La ragazza prima scomparsa, cercata per giorni e poi purtroppo ritrovata in una campagna, sotto alcune pietre a San Giuseppe di Castrignano del Capo. Senza dimenticare il caso di Avetrana e l'omicidio di Sarah Scazzi, anche lei minorenne, in un delitto che per anni ha occupato un'incredibile copertura mediatica.

La città di Lecce negli ultimi decenni era rimasta lontana da questi clamori, da omicidi così efferati. Era stata spettatrice di qualcosa che avveniva altrove e che, improvvisamente, l'ha investita con tutta la sua potenza deflagrante: quella di un duplice omicidio, quello di Daniele De Santis ed Eleonora Manta, che ha squarciato la sera di una giornata di settembre. Il giorno dopo Lecce -insieme a tutta la provincia- si è svegliata senza fiato, attonita, scossa, stravolta da un gesto di una crudeltà inumana. E così è rimasta per una settimana intera, con l'ansia di sapere se il colpevole era stato rintracciato, arrestato. Le omelie ai funerali delle due vittime che invocavano il pentimento dell'omicida, la sua consegna alle Forze dell'ordine. Lo scorrere delle ore, snervante, fino alla sera di lunedì 28 settembre, quando il procuratore Leonardo Leone De Castris ha annunciato il fermo di un ragazzo 21 di Casarano, Antonio De Marco, che durante l'interrogatorio della notte, avrebbe confessato il duplice omicidio. 

Nei giorni scorsi l’omicida reo confesso, per il quale è stato convalidato il fermo essendo accusato di duplice omicidio volontario aggravato dalla premeditazione, dai futili motivi e dalla crudeltà, ha risposto a tutte le domande del gip nel carcere di Borgo San Nicola, assistito dagli avvocati Andrea Starace e Giovanni Bellisario. Ha preso parte al confronto, al termine del quale il giudice disposto la custodia cautelare in carcere, anche il pubblico ministero Maria Consolata Moschettini, titolare dell’inchiesta coordinata dal procuratore De Castris e condotta col supporto degli aggiunti Elsa Valeria Mignone e Guglielmo Cataldi. Il prossimo passo potrebbe essere la perizia psichiatrica, che potrebbe fornire ulteriori elementi per tracciare un identikit più preciso dell’omicida. 

 

Da Lecce a Casarano: uno shock al quale è ancora difficile abituarsi 

 

Sono le 20.50 circa di lunedì 21 settembre. Un lunedì come tanti. Qualche dolce preso da casa della mamma, la foto da pubblicare sui social, uno scatto insieme da mettere nelle storie. Routine della vita quotidiana, specie dei giovani ai tempi dei social. Come giovani erano Daniele De Santis ed Eleonora Manta. Daniele, 33 anni, amministratore di condomini e arbitro di calcio. Più di 130 partite dirette, soprattutto in serie C, poi nel 2017 l'esordio come quarto uomo in serie B nella sfida tra Pisa e Benevento. Eleonora Manta, invece, di anni ne aveva 30, da qualche mese aveva cominciato il lavoro presso l'Inps di Brindisi dove aveva vinto un concorso.

Quindi, la decisione di andare a vivere insieme, per coronare il loro sogno d'amore, in quell'appartamento nel condominio di via Montello dove fino al mese di agosto affittavano qualche stanza a studenti universitari o lavoratori. Tra di essi anche il loro omicida, Antonio De Marco, che era stato loro affittuario nel mese di ottobre del 2019, poi di nuovo in estate fino alla fine di agosto di quest'anno, quando aveva ricevuto la comunicazione di dover lasciare la stanza. Un posto comodo, in una zona economica e apparentemente tranquilla da dove raggiungere la sede delle lezioni di Scienze infermieristiche, lui studente al primo anno, e il “Vito Fazzi”, dove frequentava il classico tirocinio curriculare. 

Non un infermiere, ma uno studente universitario di appena 21 anni. Taciturno, introverso, con pochi amici, ma educato a quanto raccontano coloro che ne avevano incrociato frammenti del percorso di vita. Nulla che facesse presagire al triste epilogo del 21 settembre. Un duplice omicidio così efferato, talmente studiato in ogni particolare, anche nelle tempistiche, che lascia letteralmente basiti. Lecce ha trattenuto il fiato per una settimana, scioccata da una violenza che non ricordava da anni, scossa da un'atrocità inaudita. Fino a lunedì 28, quando il clamore mediatico, il dolore, il senso di smarrimento si è spostato qualche chilometro più in giù, a Casarano, terra natìa di De Marco. 

Famiglie trincerate nel silenzio, com'è giusto che sia per un evento che avrà colto di sorpresa anche loro, spaesate e con la ragione vacillante a causa di emozioni negative troppo forti per essere assimilate. Le uniche parole escono dalla bocca della mamma di Eleonora, insegnante a Galatone che piange la sua unica figlia: “Dell'omicida non mi importa, rivorrei solo mia figlia: tutto questo è disumano”.

 

Le indagini dei Carabinieri e gli errori commessi da De Marco 

 

21 settembre 2020 - 28 settembre 2020: sono bastati sette giorni a Magistratura e Forze dell'ordine per chiudere il cerchio attorno al duplice omicidio di Daniele De Santis ed Eleonora Manta. Un episodio di violenza cruenta e assurda che ha stordito per una settimana tutto il territorio salentino e quando la speranza sembrava sovrastata dalla parvenza di un omicidio “perfetto” è arrivata la svolta.

Un incontro con la stampa nella serata di lunedì, il procuratore Leonardo Leone De Castris che si avvicina ai microfoni, per quanto possibile in base alle regole anti-Covid, e dichiara che si è proceduto con il fermo di un ragazzo di 21 anni: Giovanni Antonio De Marco di Casarano. La confessione sarebbe arrivata qualche ora dopo, durante l'interrogatorio. 

Un lavoro eccezionale, quello della Magistratura, di Carabinieri e Polizia che si sono mossi in sinergia sin da subito per cercare di stanare il colpevole. Analisi in profondità, senza trascurare il minimo particolare di un gesto che è stato sicuramente pianificato e premeditato, ma che per fortuna degli inquirenti è stato macchiato da tanti errori. A partire dai bigliettini trovati nei pressi dell'appartamento di via Montello dove si è consumato il duplice omicidio, su cui erano appuntate le telecamere da evitare durante il percorso. Un'azione studiata che doveva durare un'ora e mezza, compresa la pulizia delle tracce e la scritta di un messaggio ancora non identificato da dare alla collettività, e che è durata circa 19 minuti, quelli sufficienti a vincere le resistenze di Daniele ed Eleonora che si sono battuti, prima di soccombere alla furia omicida. 

Ed è proprio l’occhio elettronico della telecamera di un'abitazione di fronte, sottovalutata dallo studente di Scienze infermieristiche, ad averne scoperto il volto. Quindi, la perizia calligrafica che ha ritenuto molto attendibile il confronto tra i pizzini trovati per terra e le firme sui documenti di identità di De Marco, per alcuni mesi ospite dell'appartamento di proprietà di Daniele e in cui la sera dell'agguato sarebbe entrato con la copia di chiavi ancora in suo possesso. La sua immagine che scompare dal profilo Whatsapp, le serate e la festa nel giorno dei funerali delle due vittime. Come se nulla fosse. 

Per lui, ma non per gli inquirenti che lo tenevano ormai sott'occhio dopo aver scartato l'ipotesi legata al nome Andrea, che non era il nome del colpevole ma una richiesta di aiuto al vicino di casa. E le Forze dell'ordine hanno chiuso il cerchio, senza spettacolarizzazione mediatica, con grande professionalità ed un grazie condiviso, affisso all'ingresso del condominio dove è stata messa la parola fine alle vite di Daniele ed Eleonora. 

 

Alessio Quarta 



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