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Missione Olimpiadi per don Gionatan De Marco

[23/02/2018] TRICASE

Missione Olimpiadi per don Gionatan De Marco

"Fede e sport in fondo sono simili, per entrambi occorre coraggio e altruismo": ne è convinto il 36enne tricasino, cappellano del team azzurro ai giochi di Pyeongchang in Corea 

 

La parola di Dio sbarca alle Olimpiadi di Pyeongchang, in Corea, e lo fa attraverso la figura del cappellano della spedizione italiana alle Olimpiadi, don Gionatan De Marco, un salentino davvero speciale, che avrà l'onore e l'onere di mantenere in esercizio la spiritualità degli atleti azzurri. Successore di don Mario Lusek, il nuovo cappellano, 36enne di Tricase, è direttore dell'Ufficio nazionale per la pastorale del tempo libero, turismo e sport della Conferenza Episcopale Italiana, direttore dell'Ufficio catechistico della Diocesi di Ugento - S. Maria di Leuca e ideatore e organizzatore dell'evento internazionale #cartadileuca, un'esperienza che vede giovani dei Paesi del Mediterraneo dialogare e sperimentare la fraternità e la convivialità. Proprio quest'irenismo di fondo è lo strumento da lavoro nella sua nuova missione, attraverso il paradigma dell'amicizia e del dialogo tra i popoli. 

"Il contatto d'esordio con la realtà olimpica a Pyeongchang -racconta don Gionatan in un'intervista ad Avvenire- è stato molto positivo, caratterizzato dal desiderio di instaurare rapporti di amicizia autentica, unico luogo dove far cadere il seme del Vangelo. Ciò che mi aspetto è una rassegna dove prima del medagliere si riempia l' 'abbracciere'. Devo dire che la cosa più bella di chi vive l'esperienza olimpica è proprio questa: vedere concretamente l'abbraccio tra i popoli". 

In Corea la giornata del giovane prete con la passione per la scrittura, inizia con l'invio a tutto il Team Italia e a tutti coloro che lavorano a Casa Italia del messaggio su Whatsapp con #laparoladelgiorno. "Prendo una frase della Parola di Dio del giorno -spiega il cappellano- e lo faccio diventare messaggio per la vita e per la speranza dei miei amici in questa avventura coreana. Durante la giornata mi divido tra un villaggio e l'altro per incontrare gli atleti e consegnare quello che io chiamo il mio pizzino". Che altro non è che un modo per incontrare gli atleti per come a loro è più congeniale, attraverso un messaggio, un incontro personale, o ascoltando la Messa. 

Del resto la fede come lo sport sono forme di linguaggio attraverso cui si esprime la bellezza che ognuno porta con sé e lo fanno con le stesse modalità: il coraggio, l'allenamento, l'allegria, l'altruismo. Perfettamente a suo agio anche in questo nuovo incarico don Gionatan conclude con l'auspicio, che accomuna tutti gli italiani: di vedere tante medaglie colorate di azzurro.

 

M. Maddalena Bitonti 



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