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Mercatone Uno, grandiosa svendita di fine stagione

[19/04/2019] PRIMO PIANO

Mercatone Uno, grandiosa svendita di fine stagione

A rischio oltre 120 posti di lavoro in Salento per la decisione della Shernon Holding, proprietaria della catena di distribuzione, di richiedere il concordato preventivo. E il punto vendita di San Cesario è sotto sequestro per il mancato pagamento dell’affitto  

 

Sono più di 250 in Puglia i lavoratori di Mercatone Uno che temono per il loro futuro, di cui 123 nella provincia di Lecce nei punti vendita di Surano, Matino e San Cesario; in particolare per quest’ultimo, dove sono impiegate 42 unità, nella mattina di mercoledì 17 aprile sono scattati i sigilli e l’immobile è stato posto sotto sequestro a seguito dello sfratto esecutivo presentato dal proprietario. Giovedì 18 i dipendenti, accompagnati dai rappresentanti sindacali di Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, hanno manifestato davanti all’ingresso della Prefettura di Lecce e hanno consegnato al prefetto Maria Teresa Cucinotta un documento con le loro rivendicazioni.

La Shernon Holding, nuova proprietaria della nota catena di distribuzione di cui fu testimonial Marco Pantani quando era all’apice della sua carriera, ha chiesto al Tribunale di Milano di essere ammessa al concordato preventivo. Già da diversi anni Mercatone Uno vive una situazione di crisi a livello nazionale, con l’accumulo di una pesante situazione debitoria, ma con la sua acquisizione 8 mesi fa da parte della tedesca Shernon Holding, dopo un lungo periodo di amministrazione straordinaria, si sperava che ormai i guai potessero essere lasciati alle spalle. Ma così non è stato e la richiesta di concordato preventivo ne è una conferma. Si tratta di una procedura che permetterebbe di evitare il fallimento, attraverso un accordo con i creditori sotto la supervisione di un commissario giudiziale nominato dal Tribunale ed è tutt’altro che indolore. Il concordato può portare, infatti, a delle cessioni di parte del patrimonio o di rami d’azienda, a dei tagli alle spese, quindi a possibili sacrifici per i dipendenti, senza escludere la cassa integrazione o il licenziamento. 

Ed è questa la paura più grande per i lavoratori, anche se ancora il contenuto della proposta che la società farà i creditori non è ancora noto. Ma tanto basta ad alimentare ulteriore incertezza sul loro futuro e su quello delle loro famiglie. È il caso di dire che piove sul bagnato, perché i lavoratori non avrebbero ancora ricevuto il Tfr per i periodi di lavoro svolti sotto la precedente gestione. 

I sindacati dei lavoratori sono già sul piede di guerra e la Filcams Cgil ha annunciato una mobilitazione nazionale per dare visibilità e risposte ai lavoratori di Mercatone Uno. Sulla vicenda è intervenuta duramente anche Barbara Neglia, segretaria generale Filcams Cgil Puglia, che ha denunciato il mancato coinvolgimento dei lavoratori nella decisione di richiedere l’ammissione al concordato preventivo e la contraddizione che ci sarebbe tra questa richiesta e l’annuncio di un fatturato crescente fatto dalla società. “Con una lettera contraddittoria che bypassa le organizzazioni sindacali, si annuncia da un lato il concordato preventivo -afferma Barbara Neglia- e dall’altro una ‘curva del fatturato in lento ma costante rialzo’. Qualcuno dovrà dare delle risposte a questi lavoratori e alle loro preoccupazioni”. 

 

La crisi della grande distribuzione: i precedenti di Unieuro e Bricocenter 

 

La vicenda di Mercatone Uno interessa un po’ tutto il territorio nazionale e non sembra essere un caso isolato. Il mercato e l’economia negli ultimi anni hanno subito importanti trasformazioni ed il precariato dilagante sembra riguardare non solo i lavoratori, ma anche gli stessi marchi della grande distribuzione. Le cause potrebbero essere da ricercare in ciò che molto genericamente vengono definiti “globalizzazione” e “new economy”, che hanno portato all’affermazione di nuove posizioni dominanti sul mercato digitale, con evidenti ripercussioni sulle catene di grandi marchi, oltre che sui piccoli commercianti. 

Così per sopravvivere queste catene hanno adottato politiche che, secondo quanto denunciato dai sindacati dei lavoratori, hanno avuto esiti fallimentari, come il ricorso a politiche commerciali aggressive, quali il “sotto costo”. La continua corsa verso il ribasso dei prezzi ha anche portato ad un peggioramento delle condizioni di lavoro, non solo dal punto di vista economico. Inoltre viene evidenziata anche la difficile coesistenza di diversi negozi dello stesso genere, legati a queste grandi distribuzioni, nello stesso territorio, spesso caratterizzato da un eccesso di offerta rispetto alla domanda. 

I casi più noti sul nostro territorio, oltre a Mercatone Uno, sono Unieuro e Bricocenter. Questi ultimi due hanno conosciuto il loro periodo di crisi più forte nel Salento verso la fine del 2014. Il caso della chiusura del punto Unieuro di Cavallino, presso il Centro commerciale Leclerc, con il licenziamento di 37 persone, fu considerato in quel periodo come la punta dell’iceberg di una crisi di proporzioni maggiori. Stessa sorte è toccata a marzo all’Unieuro di Foggia e ai suoi 18 dipendenti. Bricocenter, dopo la crisi del 2014, è riuscita comunque a salvare il suo punto di vendita a Cavallino, ma non è andata altrettanto bene a quello di Taranto, quando a gennaio 2017 chiuse i battenti. Si spera ora che il sacrificio che gli ulteriori sacrifici che i lavoratori di Mercatone Uno dovranno sopportare non sia troppo pesante. 

 

Marcello Greco



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