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Lavoro nero: multe pił salate grazie alla Legge di Bilancio

[22/02/2019] FOCUS LAVORO

Lavoro nero: multe pił salate grazie alla Legge di Bilancio

A partire dal gennaio 2019 sono previste sanzioni amministrative fino a oltre 10mila euro per ogni singolo lavoratore senza copertura previdenziale 

 

Nel corso di vari controlli svolti in due giorni in tutta la Puglia nel mese di gennaio scorso, dai militari della Guardia di finanza sono stati complessivamente scoperti 159 lavoratori impiegati totalmente in “nero”, oltre a 29 la cui posizione è risultata “irregolare”. 

Con la locuzione “lavoro nero” si intende un rapporto di lavoro nel quale un datore di lavoro, sia esso una persona fisica o giuridica, si avvale delle prestazioni lavorative di un lavoratore senza riconoscergli alcuna copertura previdenziale, di garanzia e di tutela previste dalla legge. Vi sono due tipologie di lavoro nero: quello subìto (quando il lavoratore è costretto a essere pagato senza regolarizzazione contrattuale o fiscale) e quello preteso (dal soggetto stesso che ha un interesse a essere pagato in nero, totalmente o parzialmente). Questo accade nel mondo del lavoro autonomo ma anche in quello dei disoccupati o degli inoccupati (studenti, casalinghe, pensionati, cassaintegrati), bacino di persone che solitamente vuole essere pagato in nero, specie quando la prestazione è saltuaria. Oppure è il classico caso del cosiddetto "doppio lavoro" cioè quello svolto da lavoratori dipendenti (pubblici e privati) fuori dal normale orario lavorativo. 

La recente legge n. 145/2018 (Legge di Bilancio), al comma 445 dell'art. 1, ha previsto la maggiorazione degli importi sanzionatori delle violazioni che, più di altre, incidono sulla tutela degli interessi e della dignità dei lavoratori. In particolare, sono aumentati del 20% gli importi previsti dall’art. 3 del D.L. n. 12/2002 (conv. da L. n. 73/2002), che disciplina la c.d. “maxisanzione” per lavoro nero, dall’art. 18 del D.L. n. 276/2003, che punisce sostanzialmente le condotte “interpositorie”, dai commi 3 e 4 dell'art. 18-bis, del D.Lgs. n. 66/2003, che puniscono le violazioni degli obblighi in materia di durata massima dell'orario di lavoro, riposo settimanale, ferie e riposo giornaliero. 

Le anzidette maggiorazioni trovano applicazione in relazione a condotte che si realizzano a partire dal 2019, dovendosi in proposito tener presente che -come più volte evidenziato dalla giurisprudenza- la collocazione temporale di condotte a carattere permanente va individuata nel momento in cui cessa la condotta stessa (ad es. il mantenimento di un lavoratore in nero a cavallo tra il 2018 e il 2019 sarà soggetto ai nuovi importi sanzionatori). 

A titolo esemplificativo, pertanto, l'importo sanzionatorio "base" previsto in relazione alla occupazione di un lavoratore in nero va da 1.500 a 9mila per ciascun lavoratore irregolare; in caso di impiego del lavoratore sino a 30 giorni di effettivo lavoro risulta, dal 2019, pari ad una somma da 1.800 a 10.800 euro. 

 

Più controlli per datori di lavoro e lavoratori

 

Tra le sanzioni che potrebbero essere irrogate al datore di lavoro in caso di denuncia da parte degli stessi lavoratori impiegati in nero e/o di controlli da parte degli enti a ciò preposti, vi sono oltre quelle amministrative pecuniarie, le sanzioni Inps per omesso versamento dei contributi, le sanzioni Inail per omesso versamento dei premi assicurativi, le sanzioni per la corresponsione della retribuzione in contanti, in particolari casi, la sospensione dell’attività imprenditoriale, senza dimenticare che il lavoratore potrebbe intentare causa all’azienda per ottenere il riconoscimento delle differenze di retribuzione. 

Gli stessi lavoratori, tuttavia, non sono esenti da rischi. Si pensi ad esempio al percettore di una prestazione a sostegno del reddito, come ad esempio il disoccupato che prende la Naspi: questo potrebbe continuare a percepire la disoccupazione e in più guadagnare uno stipendio da lavoro. In questi casi anche il lavoratore rischia grosso, in quanto oltre a vedersi revocata la disoccupazione, potrebbe essere costretto a restituire anche gli arretrati. Inoltre, vi sono anche delle conseguenze penali, in quanto il lavoratore in questo caso compie una truffa nei confronti dell’Inps per percepire indebitamente una prestazione che non gli spetta. 

 

Gabriele Toma 

Avvocato civilista e giuslavorista in Maglie 

Mail: avvocato.gabrieletoma@gmail.com 



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