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Latte vessato

[25/09/2021] PRIMO PIANO

Latte vessato

I rincari delle materie prime per l’alimentazione degli animali e dei costi di produzione del latte sono alla base dello stato di crisi che sta coinvolgendo allevatori nella nostra regione 

 

Il sistema degli allevamenti in Puglia è messo a rischio dal ribasso del prezzo del latte alla stalla. Questo è quanto ha affermato Coldiretti Puglia, che ha convocato d’urgenza un “Tavolo Latte”, presieduto dall’assessore Regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia, per trovare una soluzione che garantisca un’adeguata remunerazione con un’equa distribuzione di valore lungo la filiera. I contratti di fornitura tra le industrie di trasformazione e gli allevatori dovrebbero quindi essere concordati secondo compensi equi. Nonostante i rincari delle materie prime alla base dell’alimentazione degli animali, resta fondamentale assicurare la sostenibilità finanziaria degli allevamenti, sottraendoli al rischio di chiusura a causa di prezzi sotto i costi di produzione.

“Il prezzo del latte alla stalla in Puglia non può andare sotto i costi di produzione calcolati da Ismea (organismo deputato alla raccolta dei costi in agricoltura), quando nella forbice tra produzione e consumo ci sono margini da recuperare per garantire un prezzo giusto e onesto che tenga conto dei costi degli allevatori e la necessaria qualità da assicurare ai consumatori”, afferma Savino Muraglia, presidente di Coldiretti Puglia; continua poi il direttore Pietro Piccioni: “L’obiettivo comune deve essere quello di trovare un accordo che garantisca la sostenibilità finanziaria delle stalle, condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera agroalimentare made in Italy e continuare a garantire ai consumatori prodotti sicuri e di qualità. Se a salire sono i prezzi delle materie prime, anche i costi di produzione del latte sono cresciuti e anche il latte è a sua volta una materia prima. Siamo pronti alla mobilitazione per difendere le stalle”.

Per Coldiretti Puglia un’adeguata remunerazione del lavoro degli allevatori è una condizione imprescindibile per mettere al sicuro tutta la filiera e continuare a garantire ai consumatori prodotti sicuri e di qualità, che sostengano l’economia, il lavoro e il territorio pugliese. Questo combinato a un “patto etico di filiera” che garantisca un’adeguata remunerazione dei prodotti agricoli e punti inoltre a privilegiare il made in Italy.

A detta di Coldiretti, sembra comunque che l’aumento dei prezzi nelle stalle sia dovuto principalmente a fenomeni estremi come l’afa e la siccità, le quali hanno fatto aumentare il costo degli alimenti degli animali del 50% per il mais, dell’80% per la soia e del 35% per le farine di soia, rispetto all’anno scorso. Secondo un calcolo di Coldiretti, finora sarebbero sopravvissute a tali difficili condizioni circa 1.400 stalle per la produzione di latte. Un numero non molto confortante, se teniamo conto che la produzione del latte deve sostenere una vasta e riconosciuta gamma di prodotti caseari, tra produzioni di formaggi Dop quali il canestrato pugliese, la mozzarella di Gioia del Colle e la mozzarella di bufala, e 17 formaggi tradizionali confermati dal MIPAAF: burrata, cacio, caciocavallo, caciocavallo podolico dauno, cacioricotta, cacioricotta caprino orsarese, caprino, giuncata, manteca, mozzarella o fior di latte, pallone di Gravina, pecorino, pecorino di Maglie, pecorino foggiano, scamorza, scamorza di pecora e vaccino. Il settore lattiero-caseario pugliese detiene primati a livello nazionale e sigilli della biodiversità indiscutibili e pertanto non può permettersi di essere a rischio, tenendo inoltre conto che l’attività di allevamento è indispensabile per la pulizia naturale e il compattamento del territorio.

 

“Il prezzo per il latte da allevamento? Non deve essere inferiore a 0,44 euro al litro”

 

“Ho da subito assunto l’impegno a trovare soluzioni alla grave situazione di crisi che interessa i produttori pugliesi -ha dichiarato Donato Pentassuglia-; al Tavolo Latte ho voluto trasferire il sacrosanto principio che il prezzo di vendita del latte non deve essere inferiore al suo costo di produzione. Personalmente, anche in considerazione dei dati pubblicati da ISMEA, ritengo etico e corretto che il mercato individui un prezzo di riferimento per la vendita di latte crudo non inferiore a 0,44 euro al litro a cui aggiungere eventuali premi legati alla qualità”.

“Inoltre -ha commentato il direttore di Dipartimento Gianluca Nardone- al fine di favorire la trasparenza dei rapporti commerciali ed evitare future crisi del mercato, nel protocollo d’intesa sarà previsto l’impegno delle parti a definire un contratto standard su base annuale in cui il prezzo di vendita liberamente convenuto possa variare automaticamente in riferimento all’andamento dei mercati oltre a premiare adeguatamente le produzioni di qualità. La Regione Puglia intende favorire l’adesione del comparto a tali condizioni di modernità ed efficienza prevedendo, per quanti si adegueranno, condizioni premiali o prioritarie ai fini dell’accesso agli incentivi di promozione e valorizzazione delle produzioni lattiero casearie regionali, ovvero nel caso di accesso ad investimenti agevolati”. 

 

Costi di produzione alle stelle anche a causa della pandemia 

 

Le conseguenze dell’aumento dei costi di produzione si nota immediatamente. Infatti, secondo una stima di Coldiretti, dal latte alla burrata, il prezzo è aumentato del 220%, mentre dal latte alla mozzarella del 167%. Per produrre un chilo di mozzarelle servirebbero 8 litri di latte, con un costo di 3,20 euro al chilo, mentre al banco il costo si aggirerebbe intorno agli 8,50 euro al chilo. I costi di produzione per fare un chilo di burrate sarebbero pari a 5,50 euro, con un costo al consumo di 16 euro al chilo. “I prezzi al consumo -specifica Coldiretti Puglia- non sono mai calati negli ultimi anni, nonostante ci sia stata una forte variabilità delle quotazioni del latte, che sono spesso al di sotto dei costi di produzione, a causa soprattutto delle tensioni generate dalla pandemia”. 

La legge regionale 13/2020 aveva infatti stanziato due milioni di euro per sostenere sia gli allevatori, che hanno dovuto ridurre la produzione di latte di circa il 20%, sia dei trasformatori. Un aiuto a fondo perduto che nel caso degli allevatori veniva calcolato in base alla consistenza dei capi grossi presenti in allevamento alla data del 29 febbraio 2020. La crisi generata dalla pandemia ha fatto emergere maggiore consapevolezza sul valore strategico rappresentato dal cibo e dalle necessarie garanzie di qualità e sicurezza, ma anche le fragilità delle filiere agroalimentari sulle quali occorre intervenire per difendere la sovranità alimentare e ridurre la dipendenza dall’estero per l’approvvigionamento. 

Con il via libera al decreto sulle pratiche sleali e con il superamento dell’Antitrust, è stato individuato l’ICQRF quale autorità nazionale di contrasto per l’accertamento delle violazioni delle pratiche commerciali sleali e per la vigilanza sull’applicazione dell’articolo 62 con l’irrogazione delle relative sanzioni. L’analisi dei costi di produzione di un litro di latte alla stalla, secondo l’elaborazione di Coldiretti Puglia, indica che la voce “alimentazione degli animali” assorbe 0,30 euro, la voce “manodopera” 0,087 euro e 0,067 euro per spese generali come gasolio, bollette, manutenzioni per un totale di 0,45 euro al litro, mentre i prezzi riconosciuti agli allevatori sono spesso al di sotto dei 0,40 euro al litro alla stalla. Alla luce di questi dati Coldiretti ha denunciato dunque lo stato di crisi degli allevatori in una lettera al Ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli, al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, all’assessore regionale all’Agricoltura Donato Pentassuglia e ai prefetti di Bari e Taranto, Antonia Bellomo e Martino Demetrio.

 

Ruben Alfieri 



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