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La tregua dopo la tempesta

[22/11/2019] IN COPERTINA

La tregua dopo la tempesta

A Porto Cesareo, Gallipoli, Santa Maria di Leuca e nelle marine di Nardò si lavora ancora per rimediare ai danni delle mareggiate del 13 novembre scorso. Se è vero che i cambiamenti climatici stanno rendendo questi fenomeni, una volta considerati eccezionali, sempre più frequenti è anche vero che nel nostro territorio si fa poco o niente per prevenirne i danni ed educare la popolazione ad affrontare le emergenze, come confermato dai vertici del Coordinamento provinciale di Protezione Civile 

 

C'è l'Italia intera sotto scacco del maltempo: da Nord a Sud cambiano le cartoline, resta la grande fragilità di un Paese che non ha saputo fare nel corso degli anni prevenzione e che, oggi, non riesce a fare nemmeno la normale manutenzione di un territorio geomorfologicamente instabile nella sua profondissima bellezza.

Non fa eccezione il Salento, che ancora si lecca le ferite dopo le mareggiate del 13 novembre scorso che hanno messo in ginocchio Porto Cesareo (la località più colpita) e poi le marine di Nardò, Gallipoli e Santa Maria di Leuca. Danni ingenti ad attività turistiche e produttive che rischiano di avere uno specchio riflesso nella programmazione della prossima stagione estiva. A Porto Cesareo, ad esempio, le prime stime parlano di danni che si aggirano intorno ai 6 milioni di euro. Cifre arrotondate, come spesso accade in questi casi, in base a quelli che sono i danni visibili e accumulabili tra esercizi commerciali colpiti, ristoranti, strutture balneari, infrastrutture comunali letteralmente mandate in aria dalla forza del vento e spostate di centinaia di metri. Poi ci sono i numeri che non si vedono, quelli che colpiscono famiglie intere che magari avevano acceso un mutuo per potersi garantire un futuro, quelli di una comunità che faticosamente nel corso degli anni aveva costruito una propria immagine e che ora deve ripartire quasi da zero. 

“Si completi subito la conta dei danni provocati dall’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito in modo particolare il Salento e la Murgia Barese -ha commentato l’onorevole Raffaele Fitto, co-presidente del gruppo europeo Ecr - Fratelli d’Italia-. È necessario che sul tavolo del Consiglio dei Ministri arrivi subito tutta la documentazione pugliese e venga dichiarato lo stato di emergenza, in modo che si possano attivare tutte le procedure per i risarcimenti”. In emergenza, nel frattempo, ci è finita tutta la Nazione: nelle stesse ore in cui il vento sferzava il Salento, un enorme fiume d'acqua si rovesciava su Matera, capitale della cultura 2019. Per non parlare dell'acqua alta che ha invaso e messo in ginocchio una città unica al mondo, per storia, conformazione e bellezza artistica, come Venezia. E negli ultimi giorni anche la Toscana ha tremato per una possibile esondazione del fiume Arno, con Pisa off limits e Firenze con gli occhi rivolti al cielo. Poi in Alto Adige una valanga si è abbattuta domenica mattina su una zona abitata in val Martello. Si tratta della cosiddetta valanga “Eberhoefer”, che in passato è stata già oggetto di lavori di messa in sicurezza a causa dell’elevato pericolo che rappresenta per le case sottostanti. Per diverse ore sono state più di 6.500 le utenze senza energia elettrica. 

 

Il lento ritorno alla normalità di Porto Cesareo 

 

Il Comune più colpito dal ciclone mediterraneo del 13 novembre scorso è stato quello di Porto Cesareo, che adesso è ancora alle prese con un difficile ritorno alla normalità. Da una prima valutazione, gli uffici tecnici hanno stimato in circa 6 milioni di euro i danni subìti da strutture ricettive, lidi balneari, attività di ristorazione che si vanno ad aggiungere a tutte quelle infrastrutture pubbliche, comunali, letteralmente spazzate dalla tromba d'aria.

“Fortunatamente già la sera prima avevamo attivato il CoC (Centro Operativo Comunale), eravamo coordinati per eventuali emergenze -spiega il sindaco di Porto Cesareo, Salvatore Albano-. Ci siamo accorti subito che i danni erano ingenti e abbiamo cominciato tutte quelle attività necessarie innanzitutto a ripulire le strade che, come avete visto, erano impraticabili e a facilitare la viabilità. È incalcolabile il danno ambientale con spiagge e dune che sono sparite in zona Torre Lapillo e Punta Prosciutto, poi ci sono i danni alle strutture alberghiere, ristoranti, pescherecci, darsene. Già dal 13 abbiamo avanzato richiesta di calamità naturale”. 

Un evento straordinario, che dalle parti di Porto Cesareo non si era mai verificato con tanta virulenza, nonostante l'allerta arancione non facesse prevedere niente di buono. “Non avevamo idea di quello che poteva succedere, che la mareggiata buttasse a terra i muri a secco lungo la costa, che buttasse in aria tutta la passeggiata della riviera di ponente che avevamo completato qualche anno fa o che sommergesse completamente Torre Lapillo”. La comunità cesarina ora si lecca le ferite, ma è pronta a ripartire con nuovo slancio, anche se i prossimi mesi necessiteranno di tanto lavoro extra per riportare la situazione ad uno stato accettabile dal punto di vista lavorativo: “I ristoranti cercano di sistemare tutto per poter riaprire, le barche salvate vengono riparate. Noi come Amministrazione cerchiamo le risorse necessarie per superare un evento che fino a qualche giorno fa sembrava insuperabile, ma chiediamo un aiuto dello Stato perché da soli non possiamo garantire certe cifre, possiamo tamponare alcune situazioni, ma non tutte. Siamo una località conosciuta a livello internazionale, abbiamo bisogno di un sostegno per ripartire.”. In mezzo al dramma anche una buona notizia. La mareggiata del 13 novembre ha fatto emergere dalle acque un'antica tomba che ora è al vaglio degli archeologi. 

 

Alessio Quarta 



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