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La tregua

[08/03/2019] PRIMO PIANO

La tregua

Da giovedì 6 marzo il giornale è tornato nelle edicole, dopo la sospensione dello sciopero ad oltranza dichiarato dall’assemblea dei giornalisti, che da mesi non ricevevano gli stipendi. Ma la situazione è ancora tesa e le garanzie per il futuro rimangono incerte 

 

“Uno dei più importanti quotidiani dell'Italia Meridionale, con 500mila lettori nel giorno medio risulta uno dei più diffusi giornali del Meridione e dell'Italia intera. Il quotidiano è presente nelle edicole ogni mattina, con un'edizione ridotta il lunedì”. Questo è ciò che veniva fuori tra i primi risultati di Google fino a qualche mese fa digitando “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Talvolta però la storia prende pieghe impensate, e tra le notizie che si sono fatte spazio in questi giorni on e offline ce n’è una che ha lasciato tutti con il fiato sospeso: da domenica 3 marzo il quotidiano non sarebbe stato più in edicola. Una scelta sofferta ma necessaria, quella intrapresa dall’assemblea dei giornalisti che, dopo aver promosso negli scorsi mesi diverse iniziative a sostegno della causa, si è trovata costretta ad indire sciopero ad oltranza, sciolto poi nella giornata di giovedì 7 marzo a seguito di alcune risposte formali avute da parte dei commissari. 

Questa triste storia -che tutti auspichiamo momentaneo- ha inizio lo scorso 24 settembre quando il tribunale di Catania mette a sequestro le quote societarie dell'editore Mario Ciancio Sanfilippo, azionista di maggioranza (70%) della Edisud Spa società editrice del quotidiano che vanta oltre 131 anni di storia. “L'ultimo stipendio corrisposto ai lavoratori della Gazzetta risale allo scorso mese di novembre, poi nulla più. Acconti elargiti a mo' di mance e, soprattutto, né buste paga, né altri giustificativi, ma solo tanto silenzio”, si legge così nella lettera dei giornalisti pubblicata lo scorso 1° marzo sul sito web del quotidiano. Un silenzio che parla delle motivazioni alla base di questa scelta così travagliata e che ha davvero tante facce: quella di Franco Capparelli, uomo di fiducia dell'editore indagato che, nonostante sia stato sollevato dall'incarico dalla magistratura siciliana, continua a esercitare le proprie funzioni. Ha la faccia degli amministratori giudiziari catanesi Bonomo e Modica che finora non hanno mai risposto per iscritto alle continue sollecitazioni inviate dai giornalisti. Ha, infine, il volto del Tribunale di Catania i cui tempi tecnici mal si conciliano con le esigenze editoriali di un quotidiano e le urgenze di tutti quei lavoratori che hanno famiglie da sostentare, figli all’università da mantenere e mutui da pagare.

Un silenzio finalmente rotto nella giornata di mercoledì 6 marzo dai commissari che hanno fornito risposte alle reiterate istanze formulate dal comitato di redazione e in particolare riguardo al rinnovo del management, alla consegna dei cedolini paga, nonché al pagamento di parte delle spettanze arretrate. Tuttavia, la situazione è in uno stato di calma solo apparente perché bisognerà attendere l’esito dell’incontro di venerdì 8 con la task force convocata da Emiliano e l’assemblea dei giornalisti prevista a Bari per sabato 9 per avere notizie certe sul futuro della testata e, magari, mettere fine a questo triste capitolo di una storia lunga oltre un secolo. 

 

Serena Merico 



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