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La terra dei Tapini

[15/12/2017] IN COPERTINA

La terra dei Tapini

Tempi duri per la Tap: in tutto il Salento continuano le proteste, la Banca Europea degli Investimenti ha rinviato al prossimo anno la concessione di un prestito miliardario alla multinazionale e a Baumgarten (Austria) è esploso un grande impianto di distribuzione di gas. E mentre il ministro Calenda ha approfittato per ricordare quanto il gasdotto che approderà a San Foca sia adesso ancora più strategico, il Prefetto di Lecce ha reso accessibile la “zona rossa” intorno al cantiere 

 

Il vento della protesta continua a spirare forte contro il metanodotto Trans Adriatic Pipeline che dovrebbe approdare a San Foca nei prossimi anni. La mossa del Prefetto di Lecce, nella notte del 12 novembre, di far presidiare l'area intorno a San Basilio, località di Melendugno, con un massiccio dispiego di Forze dell'ordine per impedire disordini e ulteriori stop all'avanzamento dei lavori ha generato una serie di manifestazioni di protesta su gran parte del territorio salentino. Superate le battaglie sulle carte bollate, almeno in questa fase, la protesta entra nel vivo, mantenendosi, per fortuna e in larga parte, sui binari della civiltà e del dissenso pacifico verso un'opera che rischia di danneggiare in modo irreversibile il paesaggio di uno dei più caratteristici tratti della costa salentina. 

E le notizie delle ultime ore non aiutano a rasserenare l'animo di chi quest'opera sarà costretto a subirla. Basti pensare all'incidente accaduto martedì scorso a Baumgarten an der March, in Austria, dove un'esplosione in un impianto di distribuzione di gas ha provocato un morto e 21 feriti. L'incidente potrebbe comportare interruzioni delle consegne di gas verso l'Italia (nonostante esistano scorte di gas stoccate proprio in caso di emergenze), motivo per cui il Ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda, poche ore dopo la disgrazia, si è affrettato a dichiarare: “Abbiamo un problema serio di forniture, con una grande concentrazione dalla Russia. Il gasdotto Tap serve a questo: se avessimo il Tap non dovremmo dichiarare, come fatto in questi momenti, lo stato d'emergenza”. Adesso c’è il rischio reale che il prezzo del gas in bolletta possa aumentare.  

Da una parte la fretta del Governo di chiudere quanto prima la questione, dall'altra c'è la Giunta regionale pugliese che ha approvato una delibera con cui si ritiene che “non sussistano elementi conoscitivi, tecnico ambientali e progettuali sufficienti alla definizione dell'intesa per la realizzazione del Metanodotto di interconnessione Tap proposto dalla Snam Rete Gas, quale opera di congiunzione del Gasdotto Tap alla rete nazionale dei gasdotti”. 

Intanto mercoledì 13 dicembre il prefetto di Lecce Claudio Palomba ha deciso di non prorogare l’ordinanza di un mese fa con la quale è stata istituita la “zona rossa” e la zona cuscinetto a protezione del cantiere Tap. Come riferito dalla Prefettura, non si esclude che la situazione possa evolvere nei prossimi giorni e si giunga a ritenere nuovamente necessaria la reiterazione dell’ordinanza che tante polemiche ha sollevato e poteva diventare oggetto di ricorso da parte dei proprietari. 

 

Effetto Baumgarten: la Bei lascia Tap ancora senza soldi

 

Vita dura per la Trans Adriatic Pipeline in questi giorni. Non bastassero le proteste in Salento (che hanno coinvolto non solo gli ambientalisti ma anche intere comunità e i loro amministratori) e l’incidente all’impianto di Baumgarten (attraverso il quale transita infatti il 10% della domanda europea di gas naturale, per un volume di circa 40 miliardi di metri cubi l'anno) è notizia di questi giorni che i 29 membri che compongono il “Board of Directors” della Banca Europea degli Investimenti di Lussemburgo, la commissione che dovrebbe esprimersi sul prestito di un miliardo e mezzo di euro, ha rimandato la decisione all’anno prossimo. Il 12 dicembre scorso tale commissione si sarebbe dovuto esprimere sulla cifra da affidare a Tap per la realizzazione del tratto che parte dal confine turco greco, per approdare sulle coste di San Foca. 

Angelo Bonelli, coordinatore nazionale dei Verdi, ha approfittato della notizia per rispondere per le rime alle affermazioni del ministro Calenda: “L’emergenza energetica dovuta all'esplosione dell’impianto di gas in Austria costituisce un drammatico evento che mostra la fragilità dell’approvvigionamento energetico in Italia e quanto sia necessario che il nostro Paese si liberi dall'energie fossili. Il ministro Calenda torna a parlare di Tap come un potenziale mezzo per scongiurare crisi come questa, ma troviamo contraddittoria e miope questa dichiarazione, perché questo incidente dimostra la fragilità di un sistema energetico basato sulle fonti fossili: un incidente o un conflitto -conclude Bonelli- può bloccare in ogni momento le forniture energetiche per il nostro Paese”.  

 

Marco Potì: “I miei cittadini ora hanno paura” 

 

L'incidente accaduto nella prima mattinata di martedì 12 dicembre in Austria ha risollevato i dubbi sugli eventuali pericoli legati alla Tap, il metanodotto che approderà in Salento, pericoli già ricordati a suo tempo ad esempio dall’oncologo Giuseppe Serravezza della Lilt Lecce. A farsi portavoce dei timori della propria gente, senza per questo sconfinare in inutili allarmismi, è il primo cittadino di Melendugno, Marco Potì: “Il nostro impegno è quello di studiare il progetto e di dare informazioni alla cittadinanza sui vantaggi -pochi- e sugli svantaggi -enormi- di quest'opera. È un'infrastruttura inutile, il gas non servirà all'Italia, ha effetti impattanti sul nostro territorio e, come abbiamo visto in questi giorni con l’incidente in Austria, è pericoloso”. 

Sono, in particolar modo, alcuni elementi a far pensare. La centrale di compressione esplosa a Baumgarten sarebbe grande circa la metà rispetto a quella di depressurizzazione che sorgerà a San Foca, che fra l'altro, così come è stata programmata è incompatibile con il territorio circostante, dista appena 700 metri dalla piazza di Vernole, un chilometro da quella di Melendugno e con circa 30mila abitanti del comprensorio che vedranno cambiati irrimediabilmente i propri stili di vita. “Sono 8 km di condotta fino a qui -sottolinea Potì- e saranno 55 km, attraversando 7 comuni, quelli che prevedono l'approdo a Mesagne. È chiaro che tutta questa situazione si viva in modo impattante e non serena da parte della popolazione”. 

E a creare ulteriore disagio c'è questo clima di assedio che i cittadini di Melendugno percepiscono dopo l'invio su disposizione del Prefetto di ingenti Forze dell'ordine sul territorio per permettere a Tap di continuare con i lavori. “Da un lato è una cosa non condivisa con il territorio, che è contrario alla realizzazione di quest'opera, dall'altro viene proprio imposta dall'alto”, spiega il primo cittadino. 

Tutto questo non ha fatto altro che alimentare uno spirito di tensione e di opposizione che rischia di trascendere in situazioni poco piacevoli, come accaduto lo scorso 9 dicembre: “Davanti ad una manifestazione, magari non organizzata, c'è stata una reazione assolutamente sproporzionata da parte delle Forze dell'ordine: manganellare ed arrestare la gente che stava manifestando è inaccettabile. Per quanto riguarda la vita di tutti i giorni i disagi e la tensione, nonostante la chiusura della zona rossa, permangono. Tutto ciò -conclude Potì-è inaccettabile in un Paese democratico”. 

 

Alessio Quarta - foto di Duccio Facchini per Altreconomia.it



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