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La ripresa dell'ottimismo

[26/01/2018] IN COPERTINA

La ripresa dell'ottimismo

Secondo Coop-Nomisma, Fipe-Confcommercio e Confesercenti il 2018 sarà caratterizzato da un leggero incremento dei consumi da parte degli italiani rispetto allo scorso anno. E se la ristorazione, per giro d'affari e incremento degli occupati, rimane il settore trainante della nostra economia anche quelli del digitale e della cura della persona promettono bene 

 

"L'ottimismo è il profumo della vita", recitava un famoso slogan pubblicitario di una nota azienda della grande distribuzione all'inizio del Duemila. E dopo quasi un decennio di stenti, risparmi obbligati e calo dei consumi per le famiglie italiane qualcosa pare cominciare a muoversi. Se non proprio verso l'ottimismo, quantomeno verso dei trend più positivi rispetto al passato.

È il succo dell'analisi realizzata come ogni anno da Coop-Nomisma. Mille interviste alla popolazione dal 15 al 21 dicembre scorso dalle quali sono emerse alcune statistiche interessanti. Ad esempio, se nel 2016 la parola sulla bocca di tutti era speranza, ora i sostantivi ripresa, benessere e soddisfazione fanno registrare un sostanzioso balzo in avanti, rispettivamente con +7,8%, +5,9% e +4,2% rispetto all'anno precedente. Non ci sono, allo stato attuale, elementi per parlare di una vera e propria svolta nelle condizioni economiche dei cittadini italiani, o meglio nella sua percezione più profonda, ma appare diffusa la sensazione che qualcosa di bello possa presto accadere e si possa tornare a spendere con più serenità qualche risparmio accumulato.

Un sentimento equamente diffuso tra uomini e donne e tra Nord, Centro e Sud Italia. Le parole, infatti, che più ricorrono come aspettativa legata al nuovo anno sono, in ordine decrescente: speranza, ripresa e cambiamento. E nello specifico le donne sono più speranzose, il Mezzogiorno si affida alla ripresa, mentre il Nord Italia crede che il 2018 sia l'anno del cambiamento. E non c'è differenza di età che tenga: tanto i millenials che gli anziani confermano il trend.

Ma quali sono gli oggetti del desiderio verso cui indirizzeremo il nostro sguardo nell'anno appena cominciato? Secondo il campione intervistato, al primo posto c'è qualcosa di tecnologico, che sia uno smartphone, un tablet o un computer, seguito a ruota da cambiamenti nell'arredamento, dall'acquisto di grandi elettrodomestici e comunque da una ristrutturazione complessiva del proprio spazio abitativo. E la cultura? Neanche a parlarne. Anzi libri, giornali e articoli di cancelleria sono tra gli oggetti che registreranno un calo maggiore nelle vendite rispetto agli anni scorsi, con una stima intorno all'1,5% in meno. Una buona performance è prevista per il largo consumo di prodotti confezionati, del fresco ortofrutticolo e nel complesso di generi alimentari legati alla ristorazione, comparto in continua crescita. Intanto, il 2017 si è chiuso con un boom di vendite sotto l'albero di Natale, in particolar modo nelle regioni del Sud Italia, dove la grande distribuzione ha fatto registrare un incremento delle vendite pari al 15,6% rispetto all'anno precedente. 

 

Il "paniere" dei pugliesi 

 

I pugliesi hanno le idee chiare sui propri consumi. Lo rivela i dati forniti dall'Osservatorio Economico che a dicembre dello scorso anno ha presentato il proprio studio sulle spese pugliesi. 

Diamo priorità alla soddisfazione delle esigenze corporali, mentre trascuriamo le occasioni di crescita culturale con libri e spettacoli che non rientrano tra le priorità.  Infatti, in media ogni mese vengono spese 525 euro per gli alimenti, le bevande e le sigarette contro una media nazionale di 493 euro. In Puglia occhio particolare all'abbigliamento e alle calzature, visto che mediamente si spendono intorno alle 127 euro, quasi una decina di euro in più rispetto alla media dell'intero stivale. Segno più anche per quel che riguarda l'arredamento con mobili, arredi e servizi per la casa per cui vengono spesi 114 euro contro i 107 euro a livello nazionale.

Finiscono qui le note positive e cominciano quelle dolenti. Per le abitazioni e le utenze si spendono 213 euro in meno rispetto al resto dei cittadini del Paese. In particolare si investe poco in sicurezza e tutela delle abitazioni: sono 16 euro al mese di media contro le 33 di tutta Italia. Non ci sono grosse differenze, invece, per quanto riguarda le spese in sanità e la salute, di media poco superiore alle 113 euro. Male anche il settore dei trasporti per cui in Puglia si spendono intorno ai 202 euro contro i 271 euro nazionali. 

E in tutto questo bailamme di cifre e numeri che posto diamo alla cultura? Non molto lusinghiero, in verità, visto che spendiamo mediamente 82,65 euro contro i 130 euro del resto d'Italia, così come vanno lievemente giù le spese per l'istruzione. 

"I dati elaborati -commenta Davide Stasi dall'Osservatorio Economico- confermano che i pugliesi non intendono rinunciare alla propria cultura enogastronomica, apprezzata in tutto il mondo". In Puglia, infatti, ci sono ben 276 prodotti agroalimentari tradizionali riconosciuti ed inseriti nell'apposito elenco ministeriale. "Al netto di questo, però, la disponibilità economica dei pugliesi risulta inferiore alla media nazionale. La differenza di circa 400 euro al mese in meno non è legata ad una maggiore propensione al risparmio, quanto ad un reddito pro capite. Ciò si ripercuote inevitabilmente su quelle cose che si ritengono meno importanti o sono percepite come non essenziali. Da questo punto di vista -conclude Stasi- la minore spesa per la cultura è un dato che deve far riflettere". 

 

Alessio Quarta 



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