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La rinascita dell'Abbazia di Cerrate

[20/04/2018] CULTURA

La rinascita dell'Abbazia di Cerrate

Collocata tra Squinzano e Casalabate, lungo l’antica via Francigena, è uno dei simboli della storia cristiana del nostro territorio. Una storia che oggi torna a vivere grazie al Fai, dopo un restauro durato 6 anni 

 

Da Canterbury e da Santiago de Campostela fino a Gerusalemme, passando per Roma e per il Salento, le strade pellegrinali furono una delle realizzazioni più sorprendenti del Medioevo, raccogliendo vere e proprie masse di pellegrini che in gruppi organizzati (per meglio difendersi dal brigantaggio) o a cavallo, le percorrevano per compiere il culmine della vita spirituale dell’uomo medievale, ossia la visita ai luoghi del Cristo. In particolare il Salento era il termine europeo per il viaggiatore medievale, che da Otranto si imbarcava per l’Albania, e da lì, passando da Costantinopoli, Eraclea e Cesarea, raggiungeva Gerusalemme. 

Della necessità di implementare la nuova spiritualità latina, sovrapponendosi ma mai sostituendosi del tutto alla grecità salentina, si fecero interpreti i Re Normanni, che oltre ad essere dei feroci conquistatori, e validissimi guerrieri, erano anche politici ben accorti, ben consapevoli del ruolo della spiritualità e della bellezza per consolidare il proprio regno, in un territorio da pochissimo conquistato. E quindi chiese, castelli, abbazie, cattedrali, furono innalzate a lode di Dio ed a grandezza del regno, senza demolire nulla del recente passato bizantino. Una strategia politica azzeccatissima, le cui vestigia sopravvissute ai nostri giorni, costituiscono una parte fondamentale della nostra identità. 

Ed appunto lungo l’antica via Francigena, tra Squinzano e Casalabate, il conquistatore normanno, per acquisire prestigio presso i pellegrini che percorrevano il suo regno, e consolidarlo presso i sudditi con lavoro e rifugio dagli endemici attacchi della pirateria saracena, con la severità quasi militare del romanico salentino, pensò, all’inizio del XII secolo, di costruite un’abbazia, presumibilmente in un luogo sacro ai pagani, come testimonia la toponomastica, “Cerrate”, che richiama al cervo, animale totemico dei messapi brindisini, simbolicamente traslato nei bestiari medievali come simbolo cristico. 

Ed in effetti la leggenda, contrastata da documenti che ne fanno risalire la genesi a Boemondo, vuole che il conte Tancredi, durante una battuta di caccia, inseguendo una cerva, ebbe un’esperienza mistica, essendogli apparsa la Madonna (o la Dea madre, essendo la cerva uno degli animali a cui veniva associata la Magna Mater paleolitica, venerata nel Salento già qualche millennio prima che San Pietro sbarcasse ad Otranto), decidendo di innalzare in quel luogo un tempio dedicato alla Vergine della cerva. 

Al pretesto soprannaturale seguirono i lavori di maestranze di straordinaria perizia, come testimonia lo splendido portale, istoriato con storie del nuovo Testamento (Annunciazione, Epifania, Fuga in Egitto) che doveva sorprendere ed attirare per bellezza i pellegrini, i quali poi ne visitavano gli interni, affrescati nel 1200 e nel 1300 con la magnificenza e la delicatezza del tratto del gotico salentino, che può competere con ben più blasonati autori coevi ch’ebbero più fortuna presso gli storici dell’arte.

E la capacità politica dei normanni emerse tutta nella circostanza che l’Abbazia di Santa Maria di Cerrate non venne data a monaci latini, ma ai Basiliani, quel particolare ordine che, fuggito dalle persecuzioni iconoclaste, era la cerniera tra cultura greca e possibile instaurazione nel Salento di una “grecità normanna”. Assieme a San Nicola di Casole, infatti, Cerrate costituì anche un centro di propagazione della cultura classica, grazie alla presenza di una biblioteca e di uno scriptorium. 

Sfuggita per secoli alle incursioni piratesche, nel 1711, proprio alla fine di quel triste periodo per la storia mediterranea che fu quello della guerra di corsa, essa subì uno degli ultimi assalti della ormai morente pirateria barbaresca, venendo messa a sacco. Da allora l’abbandono, i vandali, il silenzio. Un capolavoro, che grazie al Fondo per l’Ambiente Italiano, oggi rivive a seguito di un restauro iniziato nel 2012 e concluso con alterne vicende nei giorni scorsi. Un altro pezzo della nostra storia del quale orgogliosamente ci riappropriamo, magari col sogno di restaurare com’era dov’era quel meraviglioso itinerario che fu la via Francigena, che fece conoscere il Salento all’Europa e gli europei al Salento. 

 

Vincenzo Scarpello 



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