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La rabbia degli ambulanti: "Con queste regole il gioco non vale la candela"

[12/06/2020] IN COPERTINA

La rabbia degli ambulanti: "Con queste regole il gioco non vale la candela"

Gli operatori locali, riuniti nell’associazione Partite Iva Nazionali, non ci stanno a lavorare con tante restrizioni e con costi fissi elevati, e invocano l’intervento delle istituzioni

 

Un intero comparto commerciale travolto dalla crisi scatenata dall’emergenza Covid-19 e che si sente abbandonato dallo Stato. I commercianti ambulanti e le Partite Iva lanciano un disperato appello alle istituzioni, locali e nazionali, rimasto finora sostanzialmente inascoltato, tranne che da un nascente soggetto politico che proprio sulle loro istanze fonda la sua ragion d’essere. Un nuovo movimento guidato da Alessia Ruggeri, già presidente nazionale di PIN (Partite Iva Nazionali) e già vicepresidente nazionale di Confimprese Italia: “Siamo quasi alla vigilia di un importante appuntamento elettorale come le consultazioni regionali e stiamo assistendo ad un teatrino dove centrosinistra e centrodestra si stanno rivelando spaccati e in disaccordo al loro interno. La nostra intenzione è quella di presentarci alle prossime elezioni regionali con un movimento di imprenditori e lavoratori autonomi che finora non hanno ottenuto nessuna tutela. Rappresentiamo un comparto che proprio da aprile a ottobre concentra la sua attività e per questo l’intervento del Governo deve essere immediato, così come abbiamo sottolineato in un documento inviato a Roma e nel quale forniamo la nostra ricetta per far sopravvivere il comparto sagre e feste: un aiuto economico da destinare in questi mesi nel corso dei quali numerosissimi lavoratori del settore non percepiranno reddito; non esiste un’altra strada. Il nostro comparto -conclude Ruggeri- ha bisogno di un anno fiscale bianco”. 

La stessa preoccupazione per le sorti del comparto è condivisa da Tommaso Lezzi, segretario nazionale di PIN: “A causa dei provvedimenti di contrasto al Covid-19 è quasi impossibile lavorare per ambulanti e partite Iva e le 600 euro non possono assolutamente essere sufficienti. È impensabile per i visitatori recarsi ad una sagra con mascherine, guanti e mantenendo il giusto distanziamento sociale; un quadro simile, infatti, comporta per un commerciante di lavorare con un quinto dell’utenza abituale, a fronte però del 100% dei costi che comprendono trasporto, personale, occupazione del suolo pubblico e altre spese fisse. Molti dei nostri commercianti ambulanti si rifiutano giustamente di lavorare in queste condizioni, consapevoli di poter ottenere un guadagno che non pareggerà mai le spese”. 

Sensibili a queste richieste sono anche altre realtà come l’UFS (Unione Feste e Sagre) di Andrea Bonuso e le associazioni di categorie come quelle dei ristoratori, rappresentati da Marco Conoci, consigliere di PIN: “La situazione di questo particolare comparto è un po’ diversa rispetto a quella degli ambulanti, che concentrano la loro attività in un arco temporale determinato, ma questo non significa che le difficoltà siano meno pesanti. Le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria hanno ovviamente interessato anche i ristoratori e i cento coperti abituali sono adesso scesi a venti”. 

 

De Cagna: “Comparto delle luminarie in ginocchio, ma non ci arrendiamo”

 

Uno dei simboli del Salento nel mondo e che proprio d’estate si manifesta in tutto il suo splendore, ma non quest’anno, purtroppo. La pandemia ha messo in ginocchio anche il comparto delle luminarie, come purtroppo conferma l’imprenditore Giuseppe De Cagna: “Molti Comitati organizzatori di feste patronali ed eventi simili si sono sfaldati, abbiamo ricevuto numerose disdette e tutto, per ora, è stato rimandato al 2021. Buona parte del personale che era stato da poco assunto, e per il quale la cassa integrazione in deroga è scaduta nei giorni scorsi, ora si trova in enorme difficoltà: non può essere licenziato, ma siamo senza lavoro. Un vero e proprio rebus”. 

Anche De Cagna è critico con la politica attuata finora dal Governo: “Senza aiuti riusciamo a resistere ancora qualche mese, nella speranza che l’epidemia non si ripresenti con nuova aggressività, perché rischieremmo di vedere bruciata anche la stagione natalizia, con conseguenze devastanti. Noi continuiamo a pagare regolarmente le tasse, ma poi il governo valuta solamente 600 euro delle società storiche e prestigiose come le nostre”. 

De Cagna, però, non si arrende e annuncia una prima iniziativa: “Lo scorso 9 giugno, insieme alla neonata Associazione Luminaristi Pugliesi, abbiamo partecipato ad un incontro presso la Camera di Commercio di Bari, dove abbiamo proposto l’installazione di sculture di luce nella maggior parte dei comuni pugliesi. Una iniziativa che potrebbe farci respirare un po’, anche in considerazione degli attuali protocolli di sicurezza, che di fatto rendono impensabile organizzare una festa patronale”. Anche sotto questo punto di vista, però, il luminarista salentino mantiene ancora accesa una piccola speranza: “Dal 12 al 19 giugno allestiremo la festa patronale di Afragola, nel napoletano, e per questo ringrazio il sindaco e il parroco della Basilica di Sant’Antonio, protettore della città. Una manifestazione voluta fortemente dalla comunità e la cui realizzazione poggia esclusivamente sui fondi propri degli organizzatori. Sarà un evento che si terrà con il benestare della Polizia Municipale e con l’attuazione dei protocolli di sicurezza previsti. La definisco come la prima ‘festa Covid’ d’Italia e spero possa rappresentare una spinta per il territorio nazionale e pugliese in particolare”. 

 

Alessandro Chizzini 



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