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La Commissione Controllo e Garanzia vuole vederci chiaro

[21/12/2018] MAGLIE

La Commissione Controllo e Garanzia vuole vederci chiaro

Con un opuscolo dal titolo “Maglie al buio. Quanto mi costi?” viene considerato lesivo per la comunità l’intervento per il servizio di pubblica illuminazione affidato dopo un bando di gara

Con un secondo opuscolo distribuito quest’anno ai cittadini, il gruppo di opposizione consiliare del Comune di Maglie torna a contestare l’operato dell’attuale maggioranza. In questa occasione, nell’occhio del ciclone ci finisce il servizio di pubblica illuminazione, in virtù delle sue ripetute interruzioni e dei notevoli consumi registrati fino allo scorso 30 settembre, che ammontano a oltre 867mila euro. L’opuscolo, dall’emblematico titolo “Maglie al buio. Quanto mi costi?” è stato realizzato dalla Commissione Consiliare Controllo e Garanzia, presieduta da Francesco Chirilli. Tra i punti maggiormente criticati, il documento prende in esame proprio la maggiore spesa derivante dai consumi e che la ditta appaltatrice rivendica all’Amministrazione comunale; questo infatti è ciò che prevede il contratto, che “pone a carico dell’Amministrazione i consumi registrati in più rispetto al tetto massimo garantito dai lavori di efficientamento offerti dall’Appaltatore in sede di gara ma non più realizzati”. 

Le osservazioni presentate dalla Commissione coinvolgono tutto il progetto esecutivo, in particolare alcuni elementi quali i prezzi applicati, come ad esempio quello dei pali, salito da 1.300 euro ciascuno a circa 3.500 euro; in evidenza anche la quantità dei pali da installare, scesi da 356 a 311, e il mancato raggiungimento della riduzione dei consumi, a causa della sostituzione dei 15 controllori di potenza previsti con dei kit alimentatori biregime. In sostanza, nell’opuscolo si lamenta la realizzazione di un intervento diverso rispetto a quanto previsto al termine della gara di appalto.

Accuse di irregolarità anche a livello giurisprudenziale. Secondo la Commissione, infatti, l’attuazione di un progetto diverso rispetto a quello posto in gara rappresenta la violazione delle norme nazionali e comunitarie che vietano la rinegoziazione delle offerte presentate in gare, con la conseguente nullità del contratto di appalto e di tutti gli altri atti posti in essere. E secondo la relazione, non sussisterebbero nemmeno le condizioni che consentono le varianti in corso d’opera e previste dall’art. 32 del dl 163/2006 (Codice dei Contratti).

Una serie di interventi, quindi, giudicati illegali e lesivi per il benessere della comunità, ma la Commissione auspica ancora che l’Amministrazione possa annullare in autotutela la deliberazione con la quale si approvava la rinegoziazione dell’offerta della ditta appaltatrice e procedere alle azioni idonee per la dichiarazione di nullità del contratto. 

Alessandro Chizzini

 


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