Sei in: Home»Rubriche»In copertina

L'ultima spiaggia

[02/03/2018] IN COPERTINA

L'ultima spiaggia

Quella del 2018 sarà per Gallipoli una primavera e un'estate diversa dalle altre: dopo il Samsara, lo Zen e altri cinque lidi della Baia Verde tocca ora al Parco Gondar chiudere i battenti. E mentre commercianti e imprenditori della Città Bella sono sul piede di guerra, l'Amministrazione comunale punta sempre più a far rispettare le regole e a investire in eventi culturali e sportivi 

 

Il giudizio negativo, arrivato nei giorni scorsi, sulla riapertura del Parco Gondar addensa una nube ancora più scura sull'estate 2018 della città di Gallipoli. Almeno su quello che era il modello maggiormente in voga degli ultimi anni: divertimento ad ogni ora, musica a più non posso nei lidi, balli scatenati e giovani provenienti da ogni parte d'Italia e d'Europa, pronti a godersi il mare salentino con l'aggiunta di intrattenimento di alta qualità e con eventi di primo ordine.

Questo, però, potrebbe essere l'anno dell'inversione di tendenza. Prima è arrivata la sentenza del Tar che ha disposto la chiusura del Samsara ("congelata" poi dal Consiglio di Stato fino al 30 giugno prossimo), poi è toccato allo Zen, quindi ad altri cinque lidi che si vedono costretti a smantellare la propria struttura a poche settimane dall'inizio della stagione, fissata come da qualche anno a questa parte con il giorno della Pasquetta. 

E per ultimo è toccato al Parco Gondar, l'enorme contenitore di eventi culturali e musicali che richiama gente da ogni parte del Paese. Il giudice per l'udienza preliminare Antonia Martalò ha sostanzialmente rigettato l'istanza presentata dai legali che difendono i proprietari della struttura, Ferruccio Errico e Christian Scorrano, in merito al sequestro posto in atto lo scorso 24 settembre. Una superficie complessiva di 15mila metri quadrati, di cui circa mille appartenenti al Demanio marittimo e sono proprio questi ultimi al centro della disputa. Secondo il parere delle consulenze tecniche disposte dalla Procura nel corso degli anni, in quel pezzo di terreno sarebbero state realizzate diverse opere, tra cui una pizzeria, un palcoscenico, un bar con deposito, spogliatoi e servizi igienici su cui pende l'ipotesi di reati quali lottizzazione abusiva, falso, invasione e deturpamento dei terreni. A indurre il gup a propendere per questa decisione c'è anche l'assenza, al momento, di contratti pendenti per la stagione estiva, limitando così le ricadute economiche della decisione. 

Gli investimenti fatti dagli imprenditori nel corso degli anni sono, tuttavia, numerosi e in ballo ci sono circa 300 posti di lavoro, motivo per cui la richiesta della difesa è di consentire la prosecuzione dell'attività in attesa delle sentenze, sulla scia di quanto avvenuto per il villaggio turistico di Punta Grossa a Porto Cesareo, dove è stata accordata una gestione controllata per evitare che la struttura si degradasse. Va sottolineato, comunque, che se da una parte gli operatori del settore sono sospesi tra rabbia e delusione, dall'altra c'è un numero consistente di cittadini che strizza l'occhio agli ultimi dispositivi, visti come un deterrente al caos degli ultimi anni e come una garanzia di maggiore vivibilità. 

 

Rispetto delle regole ed eventi culturali: il nuovo corso della Città Bella

 

Legalità e trasparenza sono le linee guida dell'agire dell'Amministrazione pubblica di Gallipoli in fatto di strutture balneari, lidi e contenitori culturali. Con buona pace di chi ancora si chiede perché alcune sentenze del Consiglio di Stato del 2012 trovino applicazione concreta solo ora, a 6 anni di distanza. L'interesse primario è quello del bene comune in ottemperanza, appunto, dei principi di legalità e trasparenza e in questo si inserisce anche il Patto sulla Sicurezza che ha indotto gli amministratori gallipolini a concentrare la propria attenzione su vari compartimenti con l'obiettivo di garantire l'ordine generale, in un'azione che va dal suolo pubblico al commercio. 

Rispetto delle regole per tutti, innanzitutto per tutelare l'ambiente circostante. Uno sforzo importante che, tuttavia, necessita della partecipazione attiva di tutti gli enti e delle istituzioni presenti sul territorio in modo tale da permettere la crescita unitaria della città. Con la presenza anche degli imprenditori, compresi ovviamente quelli direttamente coinvolti nella faccenda dello smantellamento delle loro strutture quando mancano appena quattro settimane a Pasqua. Occorre, poi, un tavolo tecnico sul turismo, e forse occorreva farlo già nei mesi scorsi: è quanto chiedono il sindaco, Stefano Minerva, e gli assessori della Città Bella per poter tutelare creatività e lungimiranza di chi ha investito sullo sviluppo del territorio e sull'incremento dell'occupazione in una terra, come il Salento, che vive spesso di trend di natura opposta, dove il concetto di destagionalizzazione del turismo è spesso relegato a semplice spot.

E poi c'è un nuovo modello di turismo che Gallipoli si prepara ad accogliere, secondo quanto affermato nei giorni scorsi dal primo cittadino, all'insegna della cultura, dello sport e di una sensibile riduzione del caos generale: la seconda edizione del Salento Book Festival, la città della poesia, la valorizzazione di monumenti, castello, musei, chiese e luoghi culturali, ma anche una tappa del mondiale di Aquabike sono solo alcuni degli eventi e degli obiettivi che arricchiranno il programma degli appuntamenti dell'estate gallipolina. Cambierà forse il target degli utenti, non più attratti esclusivamente dalla vita notturna a base di musica e balli sfrenati, ma capaci di cogliere le tante ricchezze di una città finora restata velata ai più.

 

Se Gallipoli piange, Otranto non ride

 

Se le cose sul fronte jonico sono difficili, sul versante Adriatico non vanno molto meglio: è notizia delle ultime ore, infatti, il rigetto della richiesta di annullare il sequestro preventivo del Twiga Beach di Otranto. La decisione dei giudici del Tribunale del Riesame (presidente Pia Verderosa, relatore Antonio Gatto, a latere Anna Paola Capano) conferma in questo modo il decreto firmato dal giudice per le indagini preliminari, Michele Toriello, lo scorso 9 febbraio con cui aveva fatto apporre nuovi sigilli a quello che doveva essere il lido firmato Briatore, il manager che aveva deciso di investire in Salento prima di fare dietrofront a causa dei numerosi intoppi burocratici.

Il dispositivo era stato inasprito sulla scorta della consulenza dell'ingegnere Pierpaolo Fiorentino, motivo del contendere dovrebbe essere un accesso al mare già in parte realizzato, che doveva ospitare una struttura amovibile da adibire a chiosco bar, servizi e attrezzature per la balneazione, servizi igienici, cabine spogliatoio, parcheggi: il tutto, secondo gli inquirenti, stava per nascere in barba alle previsioni dello strumento urbanistico e del regolamento edilizio del Comune di Otranto. Qualche certezza in più si avrà, però, nei prossimi giorni quando verranno depositate le motivazioni della sentenza. Nel frattempo quattro persone sono finite sul registro degli indagati.

 

Alessio Quarta 



«Indietro
Piero D'Agostino L'intervista della settimana
Piero D'Agostino

Web Agency Lecce sciroccomultimedia Posizionamento sui motori di ricerca webrising